Siamo tutti Alberto Sordi?

Siamo tutti Alberto Sordi?

Siamo tutti Alberto Sordi?

Gentile Direttore,
il servizio sanitario pubblico, sulla carta è quanto di più umano e cristiano, e a questo proposito si vedano le dichiarazioni del Papa. Un sistema di aiuto e solidarietà sociale, costruito con il contributo fiscale dei cittadini. Un sistema che fa del diritto alla salute di tutti, il cardine epistemologico ed etico di una socialità sentita e condivisa. Per contro, agli antipodi di tutto questo, c’è la sanità privata che ha il suo cardine nel profitto, dove gli operatori e gli utenti partono da un principio egoistico: la salute è un privilegio, l’operatore la vende e il cliente la compra. Nessun principio etico, solo una compravendita di servizi. Unico difettuccio: non tutti possono spendere; il portafogli, come la legge, non è uguale per tutti. 

Poiché dal dopoguerra in poi, ha finito per prevalere una società sempre meno solidale  e sempre più individualista che è tipico dello scostamento dalla cultura agricola a quella industriale e terziario, è caduto anche il concetto di mutuo soccorso del servizio sanitario pubblico. Il medico condotto degli anni ’30 era un vero eroe solitario, il medico della mutua di Alberto Sordi è uno scrivano ignorante e anche un po’ lavativo se non truffaldino. E abbiamo finito per essere tutti figli di Alberto Sordi. 

La maggior parte dell’utenza media di un medico di base, non sa a cosa possa servire questa figura, lo scopre solo perché è necessaria una impegnativa o una ricetta o un certificato. Per il resto, la cugina della mia vicina ha trovato su internet un luminare che opera nell’ospedale qui vicino ma deve prima visitarti, a pagamento, per metterti in lista. La visita la paghi, il ricovero te lo fa lo scrivano di base col suo ricettario. Gli specialisti non hanno il ricettario ma solo il blocco fatture, impolverato ma ce l’hanno e a volte lo usano. 

Cosa dovrebbe trasformare Alberto Sordi nel medico eroico e stimato di altri tempi? Semplice come bere un bicchier d’acqua, anzi, due: una legge, quella che rende il medico di base un medico del SSN con tutta la libertà della sua professionalità che sa come gestire il territorio e con gli strumenti materiali ed economici del pubblico. 

Perché il vigile urbano non paga l’affitto per il suo ufficio e il medico di base sì? Perché il vigile lo si manda in ferie e il medico di base, no? Perché al medico ospedaliero si chiede una professionalità e al medico di base solo avere almeno 1000 assistiti per campare? Perché il medico ospedaliero può contrastare ogni richiesta bislacca e il medico di base non può rifiutarsi, pena la perdita di assistiti e, quindi, di stipendio? Queste necessità, sono talmente ovvie che le stiamo aspettando inutilmente da 40 anni. Sono, adesso, così impellenti che tanti piuttosto gettano la spugna. Sono richieste così lampanti che nessun sindacato le ha mai tutelate e in tanti si chiedono a cosa serva un sindacato. 

Perché non si realizzano le cose ovvie e semplici in questo paese? Per capirlo, basta leggere il testo del terzo quesito referendario recente sulla giustizia: la democrazia dovuta ai cittadini scritta nel sanscrito dei burocretini. Un crittografo avrebbe maggior fortuna con la Stele di Rosetta. La realtà è ancora più semplice dei due bicchieri d’acqua: a troppi il servizio pubblico non conviene. La Legge del denaro. Sempre quella. Una sola iniziativa umanitaria da parte dello Stato: continuare a tenere chiuse le facoltà di medicina. Per non fare altre vittime: i medici.

Enzo Bozza
Medico di base per i comuni di Vodo e Borca di Cadore (BL)

20 Giugno 2022

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