Sicilia. Pochi Tsrm? La colpa non è certo dei medici

Sicilia. Pochi Tsrm? La colpa non è certo dei medici

Sicilia. Pochi Tsrm? La colpa non è certo dei medici

Gentile Direttore,
la recente pubblicazione della lettera del coordinamento regionale dei collegi dei TSRM siciliani, mi impone una serie di considerazioni. In questi giorni la Sicilia si prepara all’ennesima riorganizzazione delle Aziende Sanitarie ed al consequenziale ricalcolo delle dotazioni organiche.
 
L’Area radiologica è direttamente interessata, anche in funzione delle dotazioni tecnologiche acquisite negli ultimi anni attraverso i POFESR e non integralmente sfruttate a causa della carenza di risorse umane (medici, TSRM ed infermieri). 
 
A tal fine sono state emanate linee guida dall’Assessorato regionale e nella fase di concertazione il Fassid-SNR ,che rappresento in Sicilia, ha potuto avanzare le proprie proposte  che sono condensabili in due punti:
1)     obbligo della guardia attiva del medico radiologo nei PO ospedalieri sede di distretto e/o di DEA
2)     dotazione di medici correlata alle tecnologie in dotazione ed ai volumi di attività della UO
 
L’obiettivo è quello di “costringere” i DG ad una dotazione razionale., in modo da garantire sicurezza delle prestazioni in emergenza-urgenza (con la presenza fisica o virtuale del medico radiologo) ed efficiente utilizzo, in elezione, delle Alte tecnologie 12 ore su 24.
 
Il documento di proposta del SNR prevedeva l’incremento di tutte le figure professionali coinvolte nel processo di erogazione delle prestazioni, consapevoli come siamo che necessitano tutti gli attori per migliorare l’efficienza del sistema, ma la suddivisione contrattuale in tre aree di concertazione ci ha consentito di potere essere efficaci solo nell’area medica.
 
La prima considerazione da fare sulla lettera in oggetto è quindi è di carattere sindacale: il coordinamento dei collegi dei TSRM non ha alcun ruolo contrattualmente previsto per partecipare ai tavoli tecnici convocati dall’Assessorato con i sindacati firmatari del CCNL.
 
Al tavolo altrimenti avrebbero potuto partecipare anche gli Ordini professionali, le Società Scientifiche e tutti gli altri collegi professionali ma poiché non erano in discussione temi di rilevanza professionale ma più semplicemente problematiche organizzative del SSR, l’unico interlocutore possibile era il Sindacato, rappresentativo dei dipendenti pubblici.
 
Il mancato incremento (e speriamo che lo sia solo sulla carta) dei TSRM in Sicilia non è dunque imputabile ai medici, ma più pragmaticamente all’inspiegabile strategia di distinguo (dal resto dell’Area radiologica e dagli stessi sindacati del comparto) e di isolamento che i vertici dei TSRM perseguono da qualche tempo sia a livello regionale che nazionale.
 
La seconda considerazione, su aspetti di carattere normativo, riguarda l’attività complementare.
 
Se è pur vero che bisogna tutti agire per evitare che altre figure professionali utilizzino le apparecchiature radiogene, con grave rischio della sicurezza del paziente, occorre precisare che non si può costringere l’operatore medico, che per legge è autorizzato ad utilizzarle, a ricorrere “in ogni caso” al supporto del TSRM.
 
Giuseppe Capodieci
Segretario regionale Sicilia
FASSID SNR – Sindacato dell'Area Radiologica

16 Agosto 2015

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