Sostenibilità e appropriatezza, un confronto dinamico 

Sostenibilità e appropriatezza, un confronto dinamico 

Sostenibilità e appropriatezza, un confronto dinamico 

Gentile Direttore,
sostenibilità e appropriatezza sono due concetti chiari nel loro significato intrinseco poiché attengono alla funzione di porre in equilibrio un sistema formulato e diagnosticato come critico in termini di risorse. Pur supponendo che i sistemi tendano all’equilibrio con la minor spesa energetica possibile, i due termini si confrontano sia col fatto che l’elemento della crisi come cambiamento è una costante dei sistemi interpretati dalla fisica e dalla biologia, sia con la questione se essi si rapportino con il concetto di stabilità e che tale elemento sia stato deciso culturalmente a priori.
 
Il discorso sull’equilibrio di un sistema organizzativo è un concetto che può essere altrimenti pensato come instabile? O anche stabile nella sua instabilità?
 
Pur contraddicendo l’ordine isolazionistico delle scienze classiche, i sistemi organizzativi sono sistemi biologici viventi e costantemente deformabili dal contesto interno esterno di cui fanno parte sottoposti alle leggi dell’evoluzione e della sopravvivenza. Il loro equilibrio è dinamico ovvero instabile, variabile, sensibile, singolare.
 
Tale instabilità dinamica necessita di confrontarsi con la stabilità della programmazione organizzativa relativa alle progettazioni organizzative.
 
Se pensiamo all’equilibrio come concetto di instabilità mettiamo a fuoco l’elemento della diversità come prodotto principe della dinamica ordine caos dal quale tutto ha origine, fine, principio.
 
Tale diversità è il motore della sopravvivenza della specie umana e di ogni specie animale e vegetale, nonché degli stessi oggetti della fisica.
 
Valorizzare l’incontro delle diversità (specie, cultura, linguaggi) significa promuovere l’evoluzione della complessità cui è dato alla specie uomo il compito non solo di aderire, ma di farvi dall’alto e dall’esterno riflessione di pensiero su sé, il proprio compito di testimone, la propria cultura e trasmissione creativa in termini di progresso civile e comunanza.
 
Poiché l’uomo è ambiente di relazioni e lo spazio tempo sono i coordinatori della bellezza cui ogni sua opera è dedicata per immaginazione e creatività, la personalizzazione interna esterna del pensiero, dei tempi, luoghi architettonici, luoghi dell’incontro e dialogo, sono e rappresentano i promotori del progetto di vita vivibile solo quando essi si confrontano e incontrano nella diversità, trovandone senso e significato contro ogni uguale che nel niente esistenziale deviano il corso dell’opera gettando tale ricchezza nella disposofobia dell’accumulo e della staticità. (Vedi edilizia popolare, edilizia ospedaliera e abbattimento delle diversità, anomia).
 
La programmazione organizzativa e dunque la progettazione che la precede, possono essere solo provvisorie. E solo alcune linee di base possono essere pensate in quanto tutto può essere modificato anche casualmente da eventi non previsti, né prevedibili.  Questo è il concetto di dinamicità progettuale, ovvero il concetto di modificabilità degli ambienti degli spazi dei tempi. In tale concetto solo le persone professionisti pazienti possono sentirsi valorizzati e compiuti nel senso della propria esistenza e opera.
L’uomo tende alla stabilità quando è in una condizione psicofisica di instabilità. Al contrario, raggiunto un buon livello di stabilità, l’uomo aspira e si muove verso una nuova instabilità.
 
In un processo continuo.
 
La condizione dinamica umana stabilità instabilità si confronta con ciò che culturalmente pensiamo delle organizzazioni ovvero come oggetti statici non sottoposti alle leggi della crescita decrescita e non influenzate dal livello inconscio di cui si nutrono proprio in quanto negato, pur sapendo che le difese di negazione sono l’antecedente di strutture psicopatologiche individuali gruppali organizzazionali.
 
L’uso dell’organizzazione come macchina statica abusante di controllo antifiduciario confligge a propria volta non solo con i termini di sostenibilità e appropriatezza e dunque con la necessaria dinamicità progettuale, ma anche con il problema umano individuale gruppale dipendenza autonomia indipendenza che, in termini storico filosofici, attiene alla questione del libero arbitrio e dunque alla questione Etica.
 
E l’etica a sua volta, e se tradotta nei principi della complessità, trova la sua corrispondenza nei termini di responsabilità, comprensione, vicinanza. Non è forse questo il progresso civile cui in reconditi pensieri o manifesti pensieri la specie umana riferisce a se stessa e al mondo cui vuole appartenere?
 
Cultura e cambiamento organizzativo. Assumendo che complessità e globalizzazione siano sinonimi e storicamente legati alla postmodernità in cui ci collochiamo e che la cultura di un’organizzazione umana dedicata alla salute sia l’espressione di valori e visione informalmente e formalmente condivisi, appare evidente che l’incertezza, il rischio, la singolarità, la sensibilità e la variabilità come loro epifenomeni legati alla soggettività antropologica e psicologica, si confrontino con i processi e le strutture di aziendalizzazione e gestione delle risorse umane, caratterizzati da verticismo, staticità, controllo, oggettività, in qualità di controfenomeni difensivi relativamente agli aspetti di accelerazione temporale che le tecnologie e le tecnocrazie produttive hanno imposto rispetto alla soggettività del tempo spazio uomo.
 
Si tratta di dimensioni culturali, subculturali e controculturali cui tenere conto quando, gli elementi critici socio antropologici spingono i sistemi al cambiamento e soprattutto quando l’elemento culturale che muove e rimuove la storia sociale e istituzionale non venga tenuto nel debito conto nella finalità del cambiamento voluto.
 
Ora sappiamo bene che i cambiamenti organizzativi avvengono indipendentemente dalle volontà politico istituzionali, ubbidendo alle leggi biologiche e sistemiche della sostenibilità e non del dovere. Ma anche che tali volontà razionali istituzionali e politiche possono seguire in modo del tutto inconsapevole le stesse leggi dei sistemi complessi facendone parte, al fine di trasformare una crisi entropica in crisi dialettica e, infine, restituire senso e significato all’operare umano sociale e civile senza il quale nessun progresso è pensabile e trasmissibile.
 
Dunque: l’organizzazione non è un cappello appoggiato sulla testa. L’organizzazione è nella mente e la mente è relazione sintetizzatrice di infiniti sistemi culturali e deputata a collegare lo scollegato fra ordine e caos in un equilibrio costantemente disequilibrato di pensiero e strutture umane sociali conseguenti e per tale coesistenza, dettata dalla differenza e differenziazione, innovatrici.
 
Solo in tale opportunità di trasmissione l’uomo dialettico può compiere il senso della propria testimonianza e, intercettando il futuro, creare e immaginare, essere l’inventore di sé nel mistero della natura e dell’universo.
 
Laura Belloni
Medico Psichiatra
Responsabile del Centro Regionale sulle Criticità Relazionali
Direttore SODc Clinica delle Organizzazioni
AOU Careggi, Firenze

08 Luglio 2019

© Riproduzione riservata

Ricerca sanitaria, manca ancora una dimensione: quella psicologica
Ricerca sanitaria, manca ancora una dimensione: quella psicologica

Gentile direttore,il nuovo Programma Nazionale della Ricerca Sanitaria 2026-2028 segna un’evoluzione interessante nell’impostazione della ricerca finanziata dal Servizio sanitario nazionale. Il testo, approvato a maggio dal Comitato tecnico sanitario e...

Non voglio mica la luna
Non voglio mica la luna

Gentile Direttore,non voglio mica la luna… per far funzionare un po’ meglio la medicina generale. Per iniziare basterebbe un numero limitato di interventi per liberare qualche ora da incombenze puramente...

L’Europa ha capito che va curato chi cura. Il nostro Paese, finora, no
L’Europa ha capito che va curato chi cura. Il nostro Paese, finora, no

Gentile Direttore, il Parlamento europeo interviene contro la crisi del personale sanitario lanciando non solo un piano per frenare la carenza (un milione di operatori in più entro il 2034)...

Intelligenza artificiale nel SSN: la Medicina Interna può essere protagonista del cambiamento
Intelligenza artificiale nel SSN: la Medicina Interna può essere protagonista del cambiamento

Gentile Direttore, l’intervento del Centro Studi Anaao Assomed ha il merito di riportare al centro del dibattito un tema che non riguarda più soltanto l’innovazione tecnologica, ma il futuro stesso...