Stabilizzazione dei precari: ce lo chiede l’Europa

Stabilizzazione dei precari: ce lo chiede l’Europa

Stabilizzazione dei precari: ce lo chiede l’Europa

Gentile Direttore,
in questi giorni c’è stata una lodevole corsa contro il tempo da parte di vari gruppi parlamentari al deposito di emendamenti e subemendamenti volti alla stabilizzazione dei precari della sanità da inserire nella legge di Stabilità 2020. Bisogna però fare un’opera di verità.
 
La Stabilizzazione dei precari ce la chiede l’Europa, prova ne è stata la trasmissione da parte della Commissione europea della lettera di messa in mora il 25/07/2019 nell’ambito della procedura di infrazione NIF 2014/4231, avviata nel 2014 a seguito delle mie denunce e di quelle di decine di precari della ASL Taranto sempre da me coordinati.

A chiedere la Stabilizzazione è stata indirettamente anche la Corte di giustizia.

L’8 Maggio 2019, infatti, è intervenuta nuovamente la Corte di Lussemburgo in materia di precariato pubblico italiano escludendo il risarcimento del danno per chi è stato oggetto di stabilizzazione, un chiaro monito allo Stato italiano a ripercorrere la strada delle Stabilizzazioni per evitare ingenti danni alle casse erariali.

Il 17 ottobre 2019 sono state pubblicate le conclusioni dell'avvocato generale della Corte di giustizia Juliane Kokott nell’ambito delle cause riunite C 103/18 e C 429/18 sul precariato pubblico sanitario spagnolo, che se accolte dalla Corte giustizia avranno un effetto deflagrante anche sul precariato pubblico italiano e inevitabilmente ricadute sulle casse pubbliche del nostro Stato.

Secondo Juliane Kokott “La clausola 5, punto 1, lettera a) dell’accordo quadro deve essere interpretata nel senso che essa osta all’applicazione di una normativa nazionale, come quella di cui al procedimento principale, ai sensi della quale il rinnovo di successivi contratti di lavoro a tempo determinato nel settore della sanità pubblica viene considerato giustificato quale «ragione obiettiva» ai sensi di tale clausola in quanto i contratti si basano su disposizioni di legge che consentono il rinnovo del contratto al fine di garantire determinate prestazioni di natura temporanea, congiunturale o straordinaria, mentre in realtà tale esigenza è permanente e duratura, e non è assicurato che l’autorità interessata adempia ai suoi obblighi di legge per soddisfare tale esigenza e coprire tali posti in via definitiva oppure ricorra a misure equivalenti per prevenire ed evitare l’utilizzo abusivo di una successione di contratti di lavoro a tempo determinato”.

Per il rispetto della direttiva europea non è pertanto sufficiente “al fine di sanzionare in maniera adeguata un siffatto abuso e rimuovere le conseguenze della violazione del diritto dell’Unione, organizzare procedure di selezione aperte al pubblico, qualora l’accesso ad un impiego di ruolo reso eventualmente possibile da tali procedure resti, a causa delle sue modalità, imprevedibile e incerto, e la normativa nazionale pertinente non preveda ulteriori misure sanzionatorie”.

Il 21 gennaio 2020 sarò nuovamente in Commissione per le petizioni del Parlamento europeo questa volta per discutere del ruolo della Commissione europea quale custode dei trattati e dei ritardi accumulati nella gestione delle procedure di infrazione contro lo Stato italiano. Non mancherà un forte ed importate intervento sul problema del precariato nel settore pubblico.

Terrò informati i lettori di QS di questo importante evento con un articolo successivo. Ora avanti tutta verso la Stabilizzazione dei precari ed il superamento definitivo del precariato.

Pierpaolo Volpe
Dirigente UIL FPL Taranto
Esperto di precariato pubblico e contratti a termine 

Pierpaolo Volpe

13 Dicembre 2019

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