Stiamo rendendo l’accesso alle cure un privilegio di pochi

Stiamo rendendo l’accesso alle cure un privilegio di pochi

Stiamo rendendo l’accesso alle cure un privilegio di pochi

Gentile Direttore,
ha ragione il prof. Cavicchi: la sanità pubblica sta morendo sotto i nostri occhi e nessuno sta muovendo un dito perché questo non avvenga. I benzinai, i tassisti, tanto per citare alcune categorie, sono in grado di farsi ascoltare dai governi di turno; noi non ci riusciamo eppure abbiamo in mano le sorti di uno dei servizi pubblici più importanti per la popolazione.

Essenzialmente perché siamo divisi in mille rigoli difficili da ricomporre e poi perché ci hanno sempre fatto ritenere “poco etico” scioperare: non si possono bloccare i servizi sanitari perché i cittadini ne hanno bisogno e noi lavoriamo per la salute degli altri.

Ma se tutto questo rischia di finire miseramente, se la sanità pubblica finirà di essere tale se noi non ci muoviamo , non può diventare “etico” scioperare e bloccare tutti i servizi sanitari perché la politica si renda conto dell’estrema gravità della situazione?

Parigi val bene una messa!

Ci sono un sacco di motivi per incrociare le braccia:

  • un carico burocratico che sta distruggendo la professione,
  • la carenza di personale sanitario che ci costringe sia che si lavori in ospedale che si lavori nel territorio a carichi di lavoro ormai intollerabili,
  • una continua e progressiva esternalizzazione dei servizi che rende il lavoro in sanità sempre meno competente e più rischioso per la salute dei cittadini,
  • stipendi poco dignitosi a fronte di cifre esagerate elargite alle cooperative esterne che forniscono personale spesso poco qualificato,
  • l’aumento di aggressività dei pazienti che spesso frustrati nelle loro richieste esprimono il loro carico di rabbia verso chi li cura perché rappresentano l’unico “front-office” verso cui ci si può scagliare,
  • la percezione chiara che tutto ciò non interessa i decisori politici che stanno lasciando che lo sfascio si avveri.

Su tutto questo si sta abbattendo l’autonomia differenziata, come una spada di Damocle destinata a dare il colpo di grazia al nostro SSN decretando per sempre la fine.

Prima di tutto perché non potrà più in ogni caso essere definito “Nazionale” un sistema sanitario che risulterà la somma di 21 sistemi autonomi e diversi, ma soprattutto perché verranno meno i principi ispiratori, quelli che hanno portato nel ’78 alla sua costituzione.

Come potranno i principi fondanti del SSN (universalità, uguaglianza, equità) essere mantenuti dividendo un sistema unico in più sistemi con a disposizione una quantità diversa di risorse? Può essere considerato universale, egualitario ed equo un sistema che potrà stabilire modalità e criteri diversi per l’accesso alle cure, rendendone alcune accessibili e altre no a seconda di dove si abita, riducendo di fatto il diritto alla salute dei cittadini che abitano in regioni con meno risorse?

E’ pensabile una sanità distribuita in base alla nascita, residenza e censo? Non si può non rendersi conto che la divisone del nostro SSN in 21 regioni autonome rischia di rendere impossibile un accesso egualitario e equo a tutti i cittadini perché rompe prima di tutto il principio di solidarietà che è alla base di una equa distribuzione delle ricchezze.

Stiamo di fatto rendendo l’accesso alle cure un privilegio di pochi.

E’ tempo che chi ha a cuore la sanità si faccia sentire con tutte le proprie forze per bloccare questa deriva inarrestabile e contribuisca a far capire ai cittadini cosa stanno rischiando,

Sono profondamente convinta della veridicità e profondità delle parole di papa Francesco: “La salute non è un lusso! Un mondo che scarta gli ammalati, che non assiste chi non può permettersi le cure, è un mondo cinico e non ha futuro”.

Se non vogliamo che questo diventi una realtà anche per noi è tempo di scrollarci di dosso la nostra pigra indifferenza e lottare per la salvezza del nostro SSN.

Ornella Mancin

31 Gennaio 2023

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