Gentile direttore,
non abbiamo al momento così tanti medici esperti per tutti i nostri ospedali e con il ritmo dei pensionamenti attuale ne avremo sempre meno. I nostri giovani medici sono molto preparati, forse più che in passato, ma l'esperienza si fa lavorando. Il costo degli eventi avversi, delle complicanze iatrogene prevenibili è stimato da WHO, OCSE, Banca Mondiale nel 15 % del budget di un ospedale, una cifra enorme che solo in Toscana ammonterebbe a circa 250 milioni di euro l'anno.
Non siamo in Europa il paese con il minor numero di medici, anzi l’Italia sfiora i 400 medici per 100.000 abitanti e si pone al nono posto tra gli Stati membri, molti di più di paesi con sanità nettamente migliori della nostra.
Un ospedale oggi si costruisce in pochi anni un bravo medico no.
Dove è il problema della carenza di medici, oltre al fatto che siamo quelli più vecchi in Europa?
Faccio presente che Il nostro Paese secondo Eurostat possiede 3,6 letti ogni 1000 ma alcuni Stati con sanità attualmente anche migliori della nostra (vedi dati EHCI 2018), ne hanno ancora meno: Svezia con 2,70, il Regno Unito con 2,89, Giappone 2,4, Francia 3,2, Spagna con 3,1.
Riguardo alla carenza di specialisti le scuole universitarie potrebbero essere affiancate, in alcuni casi, dalla certificazione professionale rilasciata da un ente pubblico terzo. Dopo un periodo come residents in strutture accreditate ospedaliere (con alto volume di attività e buoni esiti) e un master universitario si accede all'esame per la certificazione. Per i clinical risk manager l'abbiamo fatto.
La soluzione mi sembra sia quella prospettata da molti ma inascoltata dai più. Ne abbiamo parlato anche nel convegno del 18 giugno u.s. a Villa La quiete a Firenze.
Chiudere i piccoli ospedali, trasformandoli in case della salute con giovani medici di medici di medicina generale professionalizzati mediante turni negli ospedali e coaching da parte di medici specialisti esperti anche pensionati (es. radiologi, cardiologi ecc.) e che svolgano un vero filtro per l'ospedale.
Il lavoro di squadra, l'integrazione ospedale territorio si fa così.
Il numero di letti possono anche rimanere gli stessi ma concentrati in un numero minore di ospedali con medici esperti e competenti, per tutte le specialità, che possano tutorare i più giovani.
La proposta del Ministro della Difesa dei medici militari mi sembra che lasci il tempo che trova.
Quelli che servono sono i medici esperti, in particolare nei pronto soccorso, in grado di fare le diagnosi di sepsi, rottura dell'aorta, emorragia cerebrale, intervenire in una grave emorragia post-partum, in un politrauma nei tempi rapidi in una organizzazione dove possano trovare tutti i servizi di supporto necessari (laboratorio, radiologia ecc.).
Le difficoltà ad attuare tutto questo? La mancanza di una politica sanitaria a breve e a lungo termine, amministrazioni regionali paralizzate dalla burocrazia, dirigenti non scelti per competenza e merito.
Riccardo Tartaglia
Presidente del Italian Network for Safety in Healthcare