Trattamento di fine servizio, basta ritardi dell’erogazione  

Trattamento di fine servizio, basta ritardi dell’erogazione  

Trattamento di fine servizio, basta ritardi dell’erogazione  

Gentile Direttore,
la Corte Costituzionale ha sancito, nel giugno 2023, con la sua sentenza n. 130 che il ritardo con cui viene erogato il Trattamento di Fine Servizio (TFS) ai dipendenti pubblici non trova alcuna giustificazione legittima ed è incompatibile con la Costituzione. La Corte Costituzionale ha rivolto, inoltre, un invito pressante al legislatore a rimuovere gradualmente tale differimento.

Si tratta di somme salariali che devono essere, seppur differite, considerate di proprietà del lavoratore, da riscuotere al momento del pensionamento. Ci chiediamo a questo punto, cosa faccia il Governo su questa questione? Di fronte alla precisa e inconfutabile indicazione della Corte Costituzionale, di provvedere alla liquidazione di queste somme del TFS ai lavoratori, non si vedono provvedimenti legislativi per tale scopo. Non considerando che già ora i margini di un contezioso (ovviamente già gravoso per lo Stato, perché carico di costi di causa perdente) renderebbero più ragionevole una soluzione concreta ed immediata.

Viene ventilato, invece, come soluzione: la ridefinizione a maggior favore degli accordi con le banche convenzionate per l’anticipo fino a 45000 euro del TFS. Consideriamo inadeguato questo provvedimento.

Il nocciolo duro della questione, a nostro avviso, è il differimento della liquidazione per l’intero valore (non certo di 45000 euro). I lavoratori, infatti, hanno solo due possibilità: o aspettare anni (troppi, cinque o più) per vedere arrivare i loro soldi (magari anche dopo i 70 anni) oppure ricorrono, con il consenso dell’ INPS, a prestiti bancari, cedendo il credito, alle banche erogatrici, dell’importo pari all’anticipo richiesto del TFS.

Una manovra ingiusta perché i lavoratori devono pagare interessi per un prestito su quanto di loro diritto. Il TFS, infatti, non deve essere considerato di proprietà dell’INPS, ma, va ribadito, è salario differito del lavoratore.

Nell’erogazione del TFS, inoltre, si aggiungono i ritardi dell’erogazione del TFS oltre al differimento dello stesso) dovute alle carenze di personale INPS. A titolo di esempio in Lombardia solo la sede INPS di Como, in fortissima carenza di personale, deve provvedere alla gestione dei TFS di tutti i lavoratori aventi diritto in Lombardia.

Per noi ormai la misura è colma. Per queste ragioni facciamo due semplici e concrete proposte alla DG Valeria Vittimberga, il nuovo direttore generale dell’Inps e al Governo, per evitare l’avvio di azioni legali di tutela in tutto il Paese: la riduzione fino ad un massimo di 18 mesi dalla data di pensionamento dei tempi per considerare liquidato completamente e totalmente il TFS e il pagamento, in automatico e in accordo con le banche titolari della cessione del credito, di tutti gli interessi bancari del prestito a carico dell’INPS (iniziando per coloro che hanno già in atto l’anticipazione ordinaria del TFS).

Manlio Protano
Consiglio Nazionale del Sindacato Medici Italiani (SMI)

30 Luglio 2024

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