“Turni d’oro” per i medici: ma a Roma c’è chi se ne sta occupando seriamente?

“Turni d’oro” per i medici: ma a Roma c’è chi se ne sta occupando seriamente?

“Turni d’oro” per i medici: ma a Roma c’è chi se ne sta occupando seriamente?

Gentile Direttore,
faccio una ricerca in rete e uso come chiave di ricerca “turni d’oro per i medici”. Clicco e mi si apre subito una pagina con un servizio da Mantova, uno dalle mie Marche e uno da Belluno. Per fortuna nella stessa pagina ci sono, accanto ad alcune analisi del fenomeno come questa, anche le iniziative di alcune Regioni come l’Emilia-Romagna e il Veneto che hanno portato da 60 a 100 euro il valore orario delle prestazioni aggiuntive per la copertura dei turni di Pronto Soccorso.

Sulle implicazioni disastrose di questo libero mercato dei turni di servizio medico coperti da cooperative e liberi professionisti di ogni esperienza ed età (il che vuol dire che a volte le hanno giuste, ma a volte si rischia che non le abbiano come si può leggere qui) è difficile dire qualcosa di nuovo e quindi non ci provo. Mi sento di spendere invece qualche parola sulla assenza di iniziative centrali al riguardo sia di carattere straordinario che di carattere ordinario.

Tra le misure di carattere straordinario (che tanto sembrano piacere in altri campi a questo Governo) ce ne sono due da adottare subito: l’innalzamento dei compensi al personale dipendente per la copertura dei turni aggiuntivi e la fissazione di un tetto al compenso orario che può essere riconosciuto a cooperative o liberi professionisti per la copertura degli stessi turni. I Governi hanno fatto un uso disastroso dei tetti di spesa del personale, adesso facciamo un uso virtuoso dei tetti di spesa per la copertura dei turni assegnati a soggetti esterni. Poi ci sono delle misure da adottare quasi subito a livello centrale: la definizione di criteri di accreditamento dei fornitori di questi servizi e il monitoraggio del loro utilizzo da parte delle Regioni.

Il monitoraggio dell’utilizzo dei turni aggiuntivi da parte delle Regioni ci porta alle misure ordinarie che debbono essere sia di carattere contrattuale che programmatorio. Quelle di carattere contrattuale hanno a che vedere con l’adeguamento del trattamento economico, su cui tutti sono giustamente d’accordo ma che non potrà non toccare tutti gli altri professionisti e non potrà non rivedere altri aspetti del rapporto contrattuale (non sono un esperto, ma il trattamento economico è in funzione anche di altri parametri, dall’orario di lavoro alle funzioni legate ai ruoli). Sugli aspetti di carattere programmatorio mi pare si stia ancora glissando.

Torno al monitoraggio dei turni aggiuntivi: quanti sono riconducibili ad esempio direttamente o indirettamente a punti nascita che andrebbero chiusi, a DEA troppo vicini tra loro in ospedali che andrebbero integrati, a terapie intensive e semintensive con un numero subottimale di posti letto, a blocchi operatori sottoutilizzati, ecc.? I turni aggiuntivi vengono utilizzati all’interno di reti ospedaliere regionali spesso lontane non solo dal DM 70, ma anche da criteri programmatori di semplice buon senso. Le Marche insegnano coi suoi 14 presunti ospedali con DEA per un milione e mezzo di abitanti.

Il livello centrale non può dormire su questi problemi come ha dormito sulla carenza di medici e non solo di quelli. E non è solo a botta di proclami sull’incremento degli stipendi e delle borse di studio che si può tornare alla normalità.

Claudio Maria Maffei

07 Novembre 2022

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