Un network di competenze per la salute mentale

Un network di competenze per la salute mentale

Un network di competenze per la salute mentale

Gentile Direttore,
alla luce delle dolorose esperienze proposte dalla pandemia Covid 19, ridiscutere gli assetti del Servizio Sanitario Nazionale e Regionale e dell’assistenza psichiatrica non può continuare a riproporre la conflittualità pubblico–privato né mettere in concorrenza le varie esperienze di cura domiciliare e territoriale con le Comunità Terapeutiche residenziali in nome di slogan come il “budget di salute” che oggi viene riproposto da alcune parti della Psichiatria pubblica dei Dipartimenti di Salute Mentale. Né può essere una crociata contro le strutture residenziali senza portare a sostegno nemmeno uno straccio evidenza scientifica che dimostri l’inadeguatezza della residenzialità o l’utilità del “budget di salute”.

Non è un caso che FENASCOP e la residenzialità psichiatrica siano soggetti a continui tentativi di marginalizzazione e stigma perché ricordano costantemente ai Dipartimenti di Salute Mentale che riabilitare i pazienti psichiatrici anche secondo le stesse linee guida nazionali di Agenas, significa realizzare progetti terapeutici individualizzati, costruiti sulle caratteristiche del soggetto preso in carico, tenendo conto di tutti gli aspetti che hanno favorito lo sviluppo della patologia psichiatrica, con una modalità “tailor made”. Avviando il paziente in un percorso di cura in parte costituito dal trattamento farmacologico e psicoterapeutico, recuperando competenze sociali, ricostruendo o implementando ex novo le reti primarie e secondarie di riferimento, agganciando i servizi territoriali in modo da favorire il rientro in condizioni di protezione nel contesto familiare e sociale di provenienza.

Tutto ciò è possibile se il sistema della residenzialità ed i servizi territoriali operano di concerto ed in modo integrato, con obiettivi precisi e predeterminati, con verifiche periodiche di progetto che coinvolgano, oltre ai soggetti istituzionali, anche la famiglia e le reti che via via si vanno rinforzando o costituendo.

Le strutture residenziali come le Comunità Terapeutiche rispondono ai bisogni del paziente su assi diversi (clinico, sociale, casa, abilità al lavoro ecc.) con l'obiettivo di una sua progressiva autonomizzazione in funzione delle sue competenze e capacità.

Esse sopperiscono, completandola, ad una funzione basilare del Servizio Sanitario Regionale/Nazionale che spesso i servizi territoriali non svolgono per diverse ragioni, ivi compreso il fatto che si dedicano ad altro, in modo non necessariamente antitetico.

La residenzialità non è quindi costituita da puri e semplici posti letto come talvolta viene presentata per attaccarla, ma da progetti riabilitativi, che come tali hanno bisogno di attenzione e protocolli specifici, in particolar modo in momenti come questi che vedono uno sconvolgimento del modo di vivere individuale e collettivo.

Leggiamo su Quotidiano Sanità che è nato il “Collegio nazionale dei Dipartimenti di salute mentale, per accogliere le esperienze ed i problemi che si evidenziano sul campo e portare nei contesti istituzionali la voce di chi è chiamato a dirigere i servizi pubblici di salute mentale”.
Come FENASCOP, ci auguriamo che non sia solo l’ennesima associazione di rappresentanza dei professionisti della Salute Mentale che talvolta coincidono con la dirigenza dei Dipartimenti di Salute Mentale.

Ma che, anche grazie a questa neonata realtà, la residenzialità psichiatrica – rappresentata da FENASCOP che è soggetto terzo ed autorevole – e il servizio territoriale possano finalmente dialogare, condividere, concertare, integrare nel Dipartimento le strutture della residenzialità psichiatrica, agendo in maniera simbiotica, collaborando nel percorso di cura e riabilitazione dei pazienti. Modalità dalla quale non possono che trarre benefici i pazienti ed il sistema stesso, compresa la sua “classe dirigente”.

Porre invece i due sistemi in concorrenza o, peggio, in contrapposizione, avrebbe conseguenze devastanti con una regressione nel livello complessivo della qualità di cura e vedrebbe come prime vittime i pazienti e le loro famiglie. Di questo dobbiamo essere coscienti, prima di cancellare – ignorandola o mortificandola senza motivazioni scientificamente fondate – la storia pluridecennale delle Comunità Terapeutiche psichiatriche affermandone la dannosità o l’inutilità.

Il punto da cogliere è l’esigenza di difendere una concezione della cura e della riabilitazione psichiatrica che integri residenzialità, territorio, domiciliarità per creare una rete che consenta veramente l’esplicarsi di progetti riabilitativi individualizzati, tracciabili e verificabili, nei quali i bisogni di cura di ogni singolo paziente psichiatrico trovino risposta.

Qualcuno diceva che dalla pandemia saremmo usciti migliori. L’assistenza psichiatrica non ne uscirà migliore senza un coinvolgimento pieno e leale della residenzialità psichiatrica a livello nazionale e regionale.

Sara Cassin
Segretario Nazionale Fenascop (Federazione Nazionale Strutture Comunitarie Psicosocioterapeutiche)

04 Dicembre 2020

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