Veramente avremo un nuovo Piano Nazionale?

Veramente avremo un nuovo Piano Nazionale?

Veramente avremo un nuovo Piano Nazionale?

Gentile Direttore, oramai è chiaro che il Ministro Orazio Schillaci intende segnare (giustamente) la conclusione del suo mandato e del Governo di cui fa parte con la predisposizione di un nuovo Piano Nazionale per la Sanità dopo i tanti anni in cui nessun Governo precedente ha voluto o saputo...

Gentile Direttore,
oramai è chiaro che il Ministro Orazio Schillaci intende segnare (giustamente) la conclusione del suo mandato e del Governo di cui fa parte con la predisposizione di un nuovo Piano Nazionale per la Sanità dopo i tanti anni in cui nessun Governo precedente ha voluto o saputo affrontare complessivamente l’esigenza sempre più urgente di rinnovare organizzazione e strutturazione delle prestazioni per la tutela della Salute di tutti gli Italiani come indicato dalla Costituzione.

Una esigenza appunto urgente e ben visibile a tutti i livelli (dal peggioramento dei bilanci nazionali, regionali e locali, dalla inefficienza crescente di molte aree cliniche e geografiche, dalla crisi di “senso di appartenenza” del personale al SSN che non ha solo pur importanti motivazioni economiche, alla crescente numerosità dei cittadini che non si curano o non si sentono adeguatamente “serviti”) ma che è stata sempre e da tutti affrontata solo con periodici e ripetitivi pannicelli caldi che spesso hanno fatto ulteriormente marcire le problematiche.

Eppure i contributi di tanti esperti (di medicina e chirurgia, ma anche di economia, di management, di sociologia , di demografia ed epidemiologia) hanno da tempo ben sottolineato le maggiori criticità che debbono e possono esser affrontate per rinnovare credibilità ed efficienza del Servizio Sanitario in tutte le sue componenti dalla Prevenzione alla Riabilitazione.

Chi non sa cosa altro dire nella comunicazione ed in politica parla da anni continuamente solo di “ rischio di privatizzazione” dei servizi oppure di necessità di ulteriori finanziamenti ma sempre non affrontando i nodi del cambiamento necessario. Un cambiamento che deve prima di tutto intercettare con modalità assistenziali ed organizzative nuove sia i cambiamenti dell’epidemiologia (longevità della popolazione, crescita numerica e lungo sopravvivenza dei soggetti cronici, fragili e disabili) che i cambiamenti delle potenzialità diagnostiche e di cura (farmaci, tecnologie, professioni).

Ed in particolare deve intercettare con risposte adeguate il profondo cambiamento avvenuto nella popolazione rispetto alla percezione di cosa debba esser il Diritto alla tutela della Salute che è ben più vasto che il solo elenco più o meno lungo delle prestazioni.

Questo Giornale è ottima testimonianza di quanto la realtà possa realmente esser innovata e di quanto invece la struttura burocratico-amministrativa di Aziende, Regioni e Ministero fino ad oggi abbia tenuto orecchie ed occhi chiusi, anche per convenienza di mantenimento di posizione personale, culturale o ideologica.

In realtà questo Governo che concluderà nel 2027 il proprio mandato avrà come uno dei temi principali e critici su cui rispondere quello della situazione sanitaria del Paese : sarà questo Piano Sanitario a segnare il cambiamento necessario che appunto questo Governo rivendica per se oppure dovremo assistere solo alla “grigia” continuità rispetto a quanto tutti i Governi precedenti hanno fatto di negativo in questo ambito?

In fondo lo stesso PNRR ha evidenziato fino ad oggi questo rischio negativo Abbiamo ricevuto un grande finanziamento per costruire una nuova assistenza sanitaria territoriale (motivata ed orientata in teoria appunto a rispondere alle novità demografiche, epidemiologiche e di efficacia ed appropriatezza della cura) rimasta immobile fino ad oggi più o meno alla situazione dell’epoca delle Mutue: questo si è per adesso tradotto nella costruzione di tanti immobili che molto raramente sono in grado di sviluppare nuove attività per i bisogni dei cittadini a domicilio e contemporaneamente per consentire agli Ospedali di meglio programmare le proprie funzioni. Alcune Regioni stanno tentando di fare qualche passo avanti nella direzione giusta pur nei limiti delle loro competenze mentre altre richiedono solo nuovi finanziamenti per fare sempre le stesse cose.

I temi delle Liste di attesa e della carenza del personale, profondamente correlati tra loro, e che derivano da decisioni di blocco della spesa disposte da decisioni finaziarie della UE di molti anni fa, sono una ulteriore dimostrazione che senza una modifica ampia e strutturale non si potrà difendere il SSN nei suoi compiti e nel gradimento dei cittadini.

Senza dubbio se un Piano Sanitario Nazionale vuole esser adeguato a questo nome, e se vuole segnare finamente un cambiamento decisivo rispetto a questa situazione oramai “incancrenita” da tanti anni è legittimo sperare che Schillaci riesca veramente a farlo con i contenuti innovativi adeguati ed alle prossime elezioni tutti potranno dare una valutazione. Non è certamente una impresa facile ne di poco impegno ma , come detto inizialmente, grande è il valore di dati scientifici clinici, organizzativi e finanziari che non hanno colori politici o di parte e che possono esser utilizzati ed altrettanto è grande l’urgenza del cambiamento.

Ci rendiamo tutti conto che per riuscire è indispensabile un impegno solidale di tutto il Governo (se possibile di tutte le forze politiche) per l’importanza che la tutela della Salute riveste di per se ma altrettanto sul piano dell’economia nazionale e di tutti i cittadini e sul piano della tenuta democratica e sociale per il Paese.

Grande potrebbe esser finalmente il merito!

Alessandro Giustini

26 Ottobre 2026

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