Volontariato sanitario, il contributo dell’infermiere

Volontariato sanitario, il contributo dell’infermiere

Volontariato sanitario, il contributo dell’infermiere

Gentile Direttore, fare volontariato nei luoghi di cura senza conoscere tempi, operatori, processi degli stessi luoghi rischia di far fallire anche il progetto di aiuto più virtuoso. Il volontariato sanitario non si può improvvisare, deve essere pensato, programmato, condiviso...

Gentile Direttore,
fare volontariato nei luoghi di cura senza conoscere tempi, operatori, processi degli stessi luoghi rischia di far fallire anche il progetto di aiuto più virtuoso. Il volontariato sanitario non si può improvvisare, deve essere pensato, programmato, condiviso coinvolgendo i professionisti dei contesti di cura in cui si vuole realizzare. Ancora, i luoghi in cui operano i volontari devono essere riconoscibili e facilmente raggiungibili.

Occorre mappare le associazioni di volontariato non solo per tutelare il cittadino ma anche per informarlo delle sulla presenza e le finalità delle stesse sul territorio in cui vive. In egual misura, per facilitare i rapporti tra operatori sanitari e associazioni, è importante conoscere i professionisti con esperienza di volontariato.

Fondamentale è anche la formazione e lo scambio continuo tra professionisti e volontari per mettere a terra con risultati concreti i progetti pensati.

In tutto questo l’infermiere può agire un importante ruolo non solo di facilitatore, di accompagnatore nella realizzazione degli interventi nel rispetto dei tempi, dei bisogni e delle caratteristiche dei pazienti e dei luoghi di cura in cui il volontariato sanitario si realizza, ma anche di mediatore tra volontariato e “sistema salute” per facilitarne l’interazione.

Ruggero Rizzini
Infermiere Presidente dell’Associazione Italiana Nursing Sociale (A.I.N.S. ODV)

01 Settembre 2026

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