Irccs Fatebenefratelli di Brescia. Tre progetti per esplorare l’alzheimer ed altre patologie

Irccs Fatebenefratelli di Brescia. Tre progetti per esplorare l’alzheimer ed altre patologie

Irccs Fatebenefratelli di Brescia. Tre progetti per esplorare l’alzheimer ed altre patologie
L'istituto ha recentemente ottenuto un finanziamento, in qualità di coordinatrice, da parte dell’Unione europea nell’ambito dell’iniziativa di programmazione congiunta sulle malattie neurodegenerative (JPND) finalizzata all’identificazione di meccanismi comuni in queste patologie. 

Per disegnare nuovi approcci terapeutici è necessario mettere a fuoco il bersaglio. In questi giorni partono all’Irccs Fatebenefratelli di Brescia alcuni progetti che potrebbero far compiere dei passi in avanti nella conoscenza delle patologie che conducono alla demenza. Roberta Ghidoni, responsabile del Laboratorio di Marcatori Molecolari del Centro San Giovanni di Dio – Irccs Fatebenefratelli di Brescia, ha recentemente ottenuto un finanziamento, in qualità di coordinatrice, da parte dell’Unione europea nell’ambito dell’iniziativa di programmazione congiunta sulle malattie neurodegenerative (JPND) finalizzata all’identificazione di meccanismi comuni in queste patologie.

Il progetto, “LOss of neurotrophic factors in neurodegenerative DEmentias: Back to the crossroads of proteins (LODE)”, ha come scopo principale identificare meccanismi patogenetici comuni sottesi alle tre più comuni forme di demenza: la malattia di Alzheimer, la demenza frontotemporale e la demenza a corpi di Lewy.
 
L’ipotesi di lavoro è che durante l’invecchiamento i neuroni imparino una seconda lingua che permette loro di parlare loro con interlocutori lontani e di spedire messaggi “protetti” e che tali messaggi possano essere bloccati o alterati da vari fattori (genetici o ambientali) in grado quindi di influire negativamente sul processo di comunicazione cellula-cellula e quindi sulla nostra memoria. Al progetto (l’unico progetto in questo bando JPND vinto dall’Italia come coordinatore) parteciperanno anche l’IRCCS Besta di Milano, l’Università di Cambridge, e Max Planck di Mainz. Contribuiranno inoltre al progetto il Nathan S. Kline Institute di New York e l’Università di Anversa quale rappresentante del consorzio europeo sulle forme precoci di demenza. Il progetto, di respiro triennale, ha ricevuto un finanziamento globale di 1 milione di euro.

Si occuperà di meccanismi molecolari, ed in particolare quelli alla base della demenza frontotemporale, anche il progetto di ricerca finalizzata di durata triennale – coordinato da Roberta Ghidoni – che riceverà un finanziamento di 356mila euro dal Ministero della Salute. Il progetto, dal titolo: “Dissecting molecular mechanisms triggered by progressive loss of progranulin and C9orf72 in frontotemporal dementia: novel therapeutic targets?” si propone di identificare i meccanismi molecolari associati alla perdita di progranulina e C9orf72, che si osserva in una larga percentuale di pazienti affetti dalla forma famigliare della malattia. Nell’indagare questi meccanismi, una speciale attenzione sarà rivolta al sistema immunitario ed alle vie di degradazione delle proteine. Al progetto parteciperanno anche l’IRCCS Besta di Milano e l’Istituto CNR di Neuroscienze di Milano.

Anche il progetto "Genetic variations that predicts Cognitive Impairment related to copper failure", finanziato dal Ministero della Salute e cofinanziato dall’industria per una quota globale di 300mila euro, è coordinato da due ricercatrici del Laboratorio di Marcatori Molecolari dell’IRCCS Fatebenefratelli (Responsabile del progetto: Luisa Benussi, co-responsabile: Rosanna Squitti) e si avvale della collaborazione dell’Ospedale San Giovanni Calibita di Roma e della fondazione Fondazione Ri.MED di Palermo.
 
Lo scopo principale dello studio è identificare marcatori molecolari (genetici e biochimici) che siano in grado di predire la comparsa e la progressione di decadimento cognitivo dovuto al dismetabolismo del rame in persone con lievi disturbi di memoria ed in pazienti con diabete di tipo 2. In precedenza le ricercatrici hanno infatti dimostrato che elevati livelli nel siero della componente non-ceruloplasminica o “libera” del rame sono associati ad un aumento del rischio di sviluppare demenza di Alzheimer in persone con disturbi lievi di memoria. Il fine ultimo è lo sviluppo di un test molecolare combinato che sia in grado di identificare soggetti che possano essere a maggior rischio di sviluppare disturbi di memoria associati ad alterazioni nel metabolismo del rame. 

10 Febbraio 2018

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