Recuperiamo il senso di appartenenza a un sistema sanitario unico e universale

Recuperiamo il senso di appartenenza a un sistema sanitario unico e universale

Recuperiamo il senso di appartenenza a un sistema sanitario unico e universale

Gentile Direttore,
i mesi appena trascorsi hanno scandito il susseguirsi di avvenimenti importanti per la situazione della Sanità: tasselli di un puzzle, passi di un percorso il cui obiettivo continua a essere sempre quello di porre il paziente al centro. Al centro del sistema di diagnosi e cura, al centro del territorio, al centro del rapporto con i medici che lo prendono in carico. Al centro del Servizio Sanitario nazionale.

È l’articolo 32 della Costituzione che ce lo chiede. E si è operato alacremente per raggiungere questo traguardo: lo si è fatto durante i giorni bui della pandemia, lo si è continuato a fare dopo, quando la CISL Medici ha lavorato per fornire le risposte adeguate non solo ai cittadini, ma anche a chi del giuramento di Ippocrate ha fatto il proprio credo, assumendo un ruolo unico ed essenziale. Il paziente al centro, allora, ma anche chi lo cura, chi se ne prende cura.

In questi ultimi mesi abbiamo percepito il disagio tra i professionisti di medicina generale, troppo spesso lasciati soli. Abbiamo visto farsi stringente la pressione sul personale del Pronto Soccorso, sempre più in affanno per la carenza di organico e i ritmi serrati della prima linea. Abbiamo ribadito tanto il diritto di svolgere la professione sanitaria in un ambiente di lavoro sicuro, quanto l’esigenza di pretendere una risposta appropriata alle aggressioni, verbali e fisiche, di cui i medici sono vittime. E troppo spesso abbiamo assistito basiti a questi atti di violenza inaudita che hanno travolto la figura di un Medico impegnato nell’adempimento del proprio dovere, colpendo così la stessa collettività.

Abbiamo riscontrato la necessità di una medicina che sia a misura di paziente, che faccia del territorio e della prossimità il proprio fulcro. Un territorio che proponga servizi di iniziativa per sveltire l’accesso alle strutture ospedaliere e ridurne il carico, ma anche per rendere l’intero apparato sanitario più a portata di tutta la collettività.

Abbiamo tristemente preso atto della crescente insoddisfazione che aleggia tra le fila dei giovani sanitari: precari, sottopagati, non motivati. E lo abbiamo fatto con la fastidiosa sensazione che non si stia facendo abbastanza per valorizzare le risorse umane ed evitare la fuga dei cervelli verso l’estero, luogo in cui esercitare la professione medica risulta essere più gratificante non solo economicamente, ma anche, e forse soprattutto, dal punto di vista personale e professionale.

Abbiamo creduto nel valore della formazione e continueremo a crederci perché incarna quell’idea di innovazione, di progresso, di cambiamento, ma anche di fiducia e speranza, fulcro di un sistema sanitario in evoluzione.

In questi mesi abbiamo dato voce al ruolo strategico dei sanitari, definiti angeli ed eroi, ma poi troppo spesso lasciati in affanno a subire una condizione divampata nel periodo della pandemia, ma esistente già da decenni. Decenni di criticità e malessere professionale che stanno ora sfociando nella rassegnazione e nell’abbandono di tanti dottori, pressati da insoddisfazione e burnout, soffocati da discriminazione di genere e concorrenza di “medici a gettone”, delusi da errori di programmazione e tagli dissennati all’intero sistema sanitario.

Sono stati anche i mesi in cui i medici si sono dati appuntamento in piazza, si sono confrontati, hanno cercato di sensibilizzare le istituzioni sui temi caldi della Sanità. E la CISL Medici ha dato loro voce, riunendosi intorno ai tavoli della contrattazione in nome di un diritto da assicurare attraverso la valorizzazione dei professionisti. Con impegno e caparbietà, propositivi e attivi nel dialogo con il Governo, nella ricerca di un continuo confronto sulla funzione di controllo e difesa del bene comune. Aver raggiunto l’intesa sul contratto collettivo nazionale della dirigenza medica e sanitaria del triennio 2019-’21 significa aver onorato la dignità del lavoratore, dal punto di vista economico, professionale, personale.

Ma significa anche essere consapevoli della necessità di avviare sin da subito una nuova stagione di interazione e negoziazione, intraprendendo un cammino comune e recuperando il senso di appartenenza a un sistema sanitario unico e universale che si collochi al fianco di ogni individuo e sia a servizio di tutta la collettività.

Benedetto Magliozzi
segretario generale nazionale CISL Medici

Benedetto Magliozzi

10 Ottobre 2023

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