Bollettini Iss a rischio stop: le Regioni bloccano i dati per assenza di una base giuridica. Primo effetto: sospeso RespirVirNet

Bollettini Iss a rischio stop: le Regioni bloccano i dati per assenza di una base giuridica. Primo effetto: sospeso RespirVirNet

Bollettini Iss a rischio stop: le Regioni bloccano i dati per assenza di una base giuridica. Primo effetto: sospeso RespirVirNet

Una lettera inviata a febbraio al ministero della Salute fotografa una crisi silenziosa ma potenzialmente grave per la sorveglianza epidemiologica nazionale. Le Regioni chiedono da anni una soluzione normativa. Dal ministero, finora, nessuna risposta concreta.

I bollettini epidemiologici dell’Istituto superiore di sanità — strumenti preziosi e seguiti da addetti ai lavori, medici e istituzioni — rischiano di fermarsi. Non per mancanza di dati, ma per un vuoto normativo che le Regioni non possono più ignorare.

A rivelarlo è una lettera inviata a febbraio dalla Regione Veneto, a firma di Francesca Russo, coordinatrice interregionale dell’area Prevenzione e Sanità pubblica, al ministero della Salute e per conoscenza ai vertici dell’Iss e ai referenti regionali. Il documento, come riportato dall’Adnkronos Salute, è un atto formale con cui le Regioni comunicano di aver concordato, a partire dal primo marzo, di interrompere la fornitura dei dati che alimentano le cosiddette “sorveglianze speciali” dell’Istituto.

Il nodo è tecnico ma dalle conseguenze concrete. Le sorveglianze epidemiologiche strutturate negli anni precedenti al decreto Premal — il decreto del ministero della Salute del 7 marzo 2022 che regola la notifica delle malattie infettive — prevedono la trasmissione all’Iss di dati individuali e personali. Flussi informativi che, scrivono le Regioni, ad oggi “non hanno una normativa chiara riguardo alle finalità, alle basi giuridiche del trattamento e ai ruoli di titolarità e responsabilità dei dati”. In assenza di questa copertura normativa, continuare ad alimentarli espone le amministrazioni regionali e i singoli operatori a rischi giuridici che non è più possibile ignorare.

Le Regioni precisano di continuare ad alimentare esclusivamente i flussi previsti dal decreto Premal attraverso la piattaforma omonima, che rappresenta l’unico canale informativo espressamente normato e conforme al Regolamento europeo sulla protezione dei dati.

La conseguenza più immediata e visibile del blocco è la sospensione, a partire dalla prossima settimana, del bollettino settimanale RespirVirNet, il sistema nazionale di sorveglianza dell’influenza e delle altre infezioni respiratorie acute. Un bollettino che ogni anno, nei mesi invernali, orienta le decisioni cliniche e le politiche sanitarie pubbliche.

Ma il problema è più ampio. Tra le sorveglianze speciali prive di base giuridica efficace c’è anche quella che alimenta il sistema di allerta sangue nell’ambito delle arbovirosi — le malattie trasmesse da zanzare e altri vettori, come dengue e West Nile. Un sistema di allerta che, nella stagione estiva, assume un valore tutt’altro che secondario.

Ciò che rende la situazione ancora più difficile da giustificare è la cronologia. Le Regioni sottolineano di essersi fatte promotrici, in più occasioni e in diversi tavoli istituzionali, di richieste di adeguamento normativo negli ultimi anni. L’ultima occasione formale è stata la riunione del Coordinamento interregionale della Prevenzione del 5 febbraio scorso, svoltasi alla presenza del ministero della Salute. In quell’occasione, le Regioni hanno ribadito che, a oltre quattro anni dall’adozione del decreto Premal, la normativa sulle sorveglianze speciali non è stata ancora adeguata. Dal ministero, scrivono, “non sono state fornite rassicurazioni precise e puntuali in merito a evolutive e relative tempistiche”.

Una risposta che — o meglio, la sua assenza — ha reso “di fatto necessario, sotto il profilo prudenziale e di legittimità amministrativa”, procedere con la sospensione.

Pur riconoscendo “il rilevante valore informativo” dei bollettini Iss “per la sorveglianza delle malattie infettive nel Paese”, le Regioni non possono farsi carico di un rischio giuridico che il livello centrale non ha provveduto a rimuovere. L’appello al ministero della Salute — e in particolare al capo Dipartimento della Prevenzione Maria Rosa Campitiello — è a intervenire con tempestività, nell’ottica, scrivono, “della leale collaborazione istituzionale”.

06 Marzo 2026

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