Calabria. Al via il progetto Case della Salute. Investimento da 67,4 mln

Calabria. Al via il progetto Case della Salute. Investimento da 67,4 mln

Calabria. Al via il progetto Case della Salute. Investimento da 67,4 mln
La somma, a valere sul Programma Ordinario Convergenza, sarà utilizzata per convertire su tutto il territorio calabrese 8 strutture in totale. Esse verranno localizzate presso strutture ospedaliere e territoriali già esistenti attraverso il recupero e la riqualificazione.

Prende il via in Calabria il progetto che riguarda le Case della Salute. L’iniziativa è sostenuta da un investimento complessivo da 67.4 milioni di euro, a valere sul Programma Ordinario Convergenza (POC), somma che sarà utilizzata per convertire su tutto il territorio calabrese 8 strutture in totale. Oltre ai 3 modelli sperimentali (Chiaravalle Centrale, Siderno e S. Marco Argentano), infatti, è prevista la realizzazione delle Case della Salute a Scilla, Mesocara, Cariati, Praia a Mare e Trebisacce.

La Regione ha coinvolto le Aziende Sanitarie Provinciali nella formulazione di specifici progetti di fattibilità per la realizzazione delle Case della Salute, ricadenti nei distretti territoriali di propria competenza, che sono presidi altamente tecnologici in grado di gestire la presa in carico globale del cittadino e soddisfare i bisogni di salute con costi anche di dieci volte inferiori ad analoghi modelli di cura ospedalieri. Le Case della Salute saranno localizzate presso strutture ospedaliere e territoriali già esistenti attraverso il recupero e la riqualificazione.

“Questo progetto era stato annunciato già da qualche mese – ha dichiarato il presidente Giuseppe Scopelliti – e corrisponde all’avvio della seconda fase del percorso di razionalizzazione e riorganizzazione della sanità in Calabria che prevede sempre maggiori investimenti e risposte più puntuali ai bisogni della collettività. Oggi con circa 24 milioni di euro, sui 67 disponibili messi in campo, daremo uno strumento importante ai territori coinvolti. Utilizzeremo le strutture ospedaliere che sono state riconvertite in Case della Salute, e che rientrano nel progetto più ampio che riguarda i Punti di Primo Intervento (PPI), in grado di dare risposte immediate ai pazienti sul territorio di riferimento con posti letto per lungodegenze e residenzialità. Si tratta di un servizio che avrà un costo molto più contenuto rispetto ai posti letto ospedalieri.  Delle risorse che mettiamo a disposizione per il recupero e la riqualificazione delle strutture, circa un 20% è destinato all’innovazione tecnologica, per offrire ai pazienti un servizio utile e di qualità. Si tratta di uno strumento strategico che ci consente di approdare ad un modello di sanità vincente”.

La prima convenzione sarà sottoscritta con l’Asp di Catanzaro per la “Casa della Salute di Chiaravalle”, a seguire l’accordo con l’Asp di Reggio Calabria per la “Casa della Salute di Siderno”,  la prossima settimana sarà la volta del protocollo con l’Asp di Cosenza per S. Marco Argentano.  I fondi stanziati per i primi tre modelli di Case della Salute corrispondono a circa 8,1 milioni di euro per Chiaravalle, 9.7 milioni di euro per Siderno e 8,1 milioni di euro per S. Marco Argentano. Le Case della Salute saranno strutture all’avanguardia rispetto anche all’innovazione tecnologica, con servizi avanzati di telemedicina, tra cui teleradiologia e teleconsulto, e di controllo a distanza delle attività di assistenza domiciliare integrata (ADI). Gli investimenti in tecnologia previsti corrispondono a 1,5 mln di euro circa per Chiaravalle, 1,3 mln per Siderno e 1,2 mln di euro per San Marco Argentano.

“Con la realizzazione delle Case della Salute – ha affermato il consigliere Mario Magno – realizziamo un passaggio fondamentale per l’integrazione socio-sanitaria territoriale. Le Case della Salute saranno un filtro tra territorio ed ospedali hub e spoke e sono funzionali per primi interventi e diagnosi. Potranno, inoltre, avvantaggiarsi  della collaborazione tra strutture e professionisti, nonché del contributo dei medici di base che vogliono associarsi. Si tratta di una rivoluzione culturale, sulla scorta di quanto già fatto in Toscana Lombardia e Piemonte, che scongiurerà l’intasamento degli ospedali, con un sempre minore ricorso per gli acuti,  e consentirà un’azione più incisiva e risposte più concrete ai cittadini”.
 

25 Ottobre 2013

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