Cgil, Cisl e Uil. Lavoratori Rsa e centri riabilitazione del Lazio oggi in presidio davanti alla sede Aiop

Cgil, Cisl e Uil. Lavoratori Rsa e centri riabilitazione del Lazio oggi in presidio davanti alla sede Aiop

Cgil, Cisl e Uil. Lavoratori Rsa e centri riabilitazione del Lazio oggi in presidio davanti alla sede Aiop
I sindacati: “Negare contratto, salario e diritti a chi ha rischiato la vita è un'ennesima dimostrazione dell'assoluta mancanza di rispetto del lavoro da parte delle associazioni datoriali. Il 12 di nuovo in presidio all’Aris. La Regione non può restare a guardare. Non ci fermeremo. Il tempo è scaduto, oggi dal Lazio, come già era successo per la sanità privata, parte la nostra mobilitazione”.

“Negare il contratto, dopo 9 anni di assenza del Ccnl, in cui i padroni hanno applicato un accordo non firmato da Cgil Cisl Uil che ha tolto diritti e salario, è un atto moralmente abietto. E un’onta indelebile sul prestigio delle associazioni datoriali che continuano a nascondersi. La Regione Lazio deve intervenire. Noi non ci fermeremo finché a questi lavoratori non saranno riconosciuti giusta retribuzione e giusti diritti”. Così Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, segretari generali di categoria Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio, Uil Fpl Roma e Lazio, dopo il presidio di protesta organizzato oggi davanti alla sede Aiop regionale e nazionale.

“Il tavolo nazionale doveva essere aperto un anno fa, ma nonostante le continue pressioni di Cgil Cisl e Uil, gli operatori delle residenze sanitarie assistenziali, dei centri di riabilitazione e delle strutture socio assistenziali sono stati abbandonati. Il tempo è scaduto, oggi dal Lazio, come già era successo per la sanità privata, parte la nostra mobilitazione. E non daremo tregua né alle associazioni datoriali, né alle parti istituzionali, finché questa vergogna non sarà cancellata”, sottolineano i segretari regionali di categoria.

“Il sacrificio va riconosciuto e ripagato”, proseguono. “Ma soprattutto vanno eliminate tutte le condizioni discriminatorie che da anni pesano sul personale di queste strutture. Retribuzioni da fame e congelate al 2012, dumping salariale, contratti pirata, buchi negli organici e situazioni di vero e proprio sfruttamento del lavoro”, rimarcano Cenciarelli, Chierchia e Bernardini. “In troppe aziende si mortifica la dignità di persone che ogni giorno si prendono cura degli utenti più fragili e che addirittura si devono sostituire alle famiglie per dare assistenza e affetto ai ricoverati quando le norme anti-contagio limitano le visite”.

“Tutti devono sapere come si lavora nelle Rsa dove vige una ingiustificata inferiorità contrattuale rispetto ai colleghi della sanità, tra buste paga al ribasso, dotazioni organiche inadeguate, interi reparti sguarniti, attività assistenziali raddoppiate rispetto alle norme di legge, contingentamenti e vessazioni. Mentre con la scusa dei requisiti minimi, gli imprenditori mettono a rischio la qualità dei servizi, così come la tenuta degli operatori costretti a turni massacranti, riposi e ferie saltate, carichi di lavoro folli. Così non si può andare avanti”.

“Vogliamo un contratto degno di questo nome, vogliamo assunzioni e giusto valore alla professionalità e all’impegno degli operatori. Il prossimo 12 luglio, dalle ore 9 alle 12, saremo sotto alla sede dell’Aris regionale e nazionale. Ma chiediamo anche che la Regione non resti a guardare e faccia la sua parte per sbloccare la situazione. Serve un intervento forte per aprire il tavolo di confronto nazionale. Servono nuove regole e più controlli: niente risorse pubbliche e niente accreditamento con il Ssr a chi non rispetta i lavoratori”, concludono Cenciarelli, Chierchia e Bernardini.

09 Luglio 2021

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