Costi standard: le Regioni discutono sulle “pesature”

Costi standard: le Regioni discutono sulle “pesature”

Costi standard: le Regioni discutono sulle “pesature”
Domani Conferenza dei presidenti delle Regioni sul decreto varato dal Governo. Al centro della discussione, che si preannuncia animata, la correlazione del fabbisogno con i nuovi Lea (da definire) e con la popolazione “pesata” non solo in base all’età ma anche ad ulteriori indicatori. E le Regioni autonome si chiamano fuori.

Le Regioni autonome fanno appello alla legge sul federalismo fiscale e, in particolare, all’articolo 27 di quella legge, che recita: “Le regioni a statuto speciale e le province autonome di Trento e di Bolzano, nel rispetto degli statuti speciali, concorrono al conseguimento degli obiettivi di perequazione e di solidarietà ed all’esercizio dei diritti e doveri da essi derivanti, nonché al patto di stabilità interno e all’assolvimento degli obblighi posti dall’ordinamento comunitario, secondo criteri e modalità stabiliti da norme di attuazione dei rispettivi statuti”. Dunque, il decreto varato dal Governo la scorsa settimana e in particolare la determinazione di fabbisogni e costi standard per definire il finanziamento in sanità non le riguarderebbe e chiedono che venga inserita un articolo ad hoc perché questo sia chiaro. Unico elemento che vorrebbero invece in comune con le altre Regioni è la possibilità di imporre tributi locali e di intervenire sulle aliquote di Irap e Irpef, e anche su questo argomento presenteranno un emendamento al testo del decreto.

 
 
Più complessa sarà la discussione generale, già avviata dai tecnici nei giorni scorsi e che domani proseguirà nella Conferenza dei presidenti, convocata per le 10,30.
Tre i punti su cui, quasi certamente, si focalizzerà l’attenzione. Innanzi tutto la necessità di mantenere il percorso pattizio tra Stato centrale e Governi regionali, senza ulteriori colpi di mano o fughe in avanti. Si pensa dunque al Patto per la Salute attualmente in vigore, ma anche ad un futuro Patto che arrivi fino al 2015.
Secondo punto caldo è la rideterminazione dei criteri di riparto, attualmente riducibili alla sola pesatura della popolazione per età, sia pure con alcuni correttivi. Le Regioni del Sud chiedono invece, da tempo, che si inseriscano anche “pesature” che tengano conto di altri fattori incidenti sul consumo dei servizi sanitari, come ad esempio il grado di disagio sociale e di scolarizzazione.
Infine i Lea. Senza la definizione di quali siano i servizi garantiti a tutti i cittadini italiani è evidentemente difficile valutare i relativi costi di erogazione e questo, come hanno sottolineato nei giorni scorsi molti presidenti regionali, da Errani a Formigoni a Polverini, è vero non solo per la sanità, ma anche per gli altri servizi “regionalizzati”, ovvero scuola e trasporti. Per questi ultimi si parla di Lep, finora mai stabiliti, mentre per i Lea sanitari, fermi da anni, è indispensabile pensare ad una versione rinnovata.
Altri elementi potrebbero poi essere portati in discussione da singole Regioni. Il Lazio, ad esempio, sembra orientato a chiedere un allargamento del campione di riferimento, che non si limiti a tre Regioni benchmark come previsto nel decreto, ma arrivi a coprire almeno un terzo della popolazione nazionale.
Ma da parte di altri, arrivano obiezioni di verso opposto e ancora più radicali: se si continua a ragionare di pesature, che senso ha parlare di costi standard?
E.A.
 

13 Ottobre 2010

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