Covid. Asur Area Vasta 2 di Ancona, al via servizio di Radiologia domiciliare

Covid. Asur Area Vasta 2 di Ancona, al via servizio di Radiologia domiciliare

Covid. Asur Area Vasta 2 di Ancona, al via servizio di Radiologia domiciliare
Apparecchio portatile digitale di ultima generazione ed equipe di esperti. Debutto il 9 gennaio, con alcuni anziani della casa di riposo di Cupramontana (nella struttura si è registrato un focolaio). Il servizio “nasce dalla consapevolezza che la decentralizzazione dell’assistenza, delle cure e delle diagnosi può essere una valida risposta ai bisogni dei cittadini”.

L’Asur Area Vasta 2 di Ancona ha attivato un nuovo Servizio di Radiologia Domiciliare, con un apparecchio radiologico portatile digitale diretto, di ultima generazione, ed una equipe di esperti per eseguire esami radiografici domiciliari.

Tra i primi ad usufruire del servizio, il 9 gennaio, sono stati alcuni anziani della casa di riposo di Cupramontana (nella struttura si è registrato un focolaio nelle scorse settimane) per valutare lo stato di salute dei loro polmoni. Le sette radiografie del torace eseguite nella Rsa sono state inviate in TeleRadiologia al Reparto di Radiodiagnostica dell’Ospedale Carlo Urbani di Jesi e immediatamente valutate e refertate da medico radiologo.

Il servizio, fa sapere l’Av2, “nasce dalla consapevolezza che la decentralizzazione dell’assistenza, delle cure e delle diagnosi può , nei casi di cronicità delle patologie, della progressiva non-autosufficienza e della conseguente fragilità, essere una valida risposta ai bisogni dei cittadini”.

L’apparecchio è stato messo a disposizione dall’Unità Operativa Complessa di Radiodiagnostica dell’Area Vasta 2, sede di Jesi, diretto da Francesco Bartelli, che spiega: “questo nuovo Servizio ci consente di avere a disposizione uno strumento che, su richiesta del Medico Usca o del Mmg, permette di intervenire al domicilio dell’utente e di selezionare i pazienti fragili o sospetti Covid-19 che possono essere trattati a domicilio ovvero necessitano di un trasferimento in Ospedale per cure più intensive”.

“Inoltre, in casi selezionati, evitare che il Paziente venga spostato presso una Struttura Radiologica Ospedaliera o Territoriale per eseguire l'esame richiesto riduce il disagio del Paziente stesso e minimizza il rischio infettivo per i numerosi operatori che normalmente sono coinvolti nel processo”, ha concluso Bartelli.

18 Gennaio 2021

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