Covid. Bambini e ragazzi positivi in Toscana sono il 3,1% del totale

Covid. Bambini e ragazzi positivi in Toscana sono il 3,1% del totale

Covid. Bambini e ragazzi positivi in Toscana sono il 3,1% del totale
L’Agenzia sanitaria regionale rende noti i risultati dell’analisi sui contagi tra i bambini e i ragazzi. Il 30% dei casi nella fasia 0-20 anni è statao registrata in bambini sotto i 10, che sono risultati nell’85% dei positivi asintomatico e paucisintomatico, mentre il 3% ha avuto uno stato clinico severo. Nessun caso grave nella fascia d’età 11-20 anni. Il contagio è avvenuto prevalentemente in famiglia oppure durante un'attività di tempo libero. I casi positivi tra bambini e ragazzi sono stati più frequenti nell’area nord ovest e sud est della regione, cioè nelle zone di confine con le altre regioni.

Anche i bambini si ammalano di Covid-19, ma le infezioni sono meno gravi. Questo è quanto emerso finora dalle diverse analisi a livello nazionale e internazionale. E sembrerebbe confermato dall’approfondimento dell’Ars Toscana, Agenzia regionale di sanità, dedicato alle caratteristiche di bambini e ragazzi affetti da Covid-19 nella Regione. Secondo i dati elaborati dall’Ars e presentati in una nota diffusa dalla Regione, in Toscanal’età mediana dei casi è di 59 anni (60 negli uomini e 59 nelle donne). Nella fascia di età 0-19 è stato rilevato appena il 3,1% dei casi totali.

I maschi in generale sono il 45% della casistica totale. Analizzando i dati per le classi di età di interesse, il rapporto tra i generi si conferma anche in tutte le classi quinquennali tra 0 e 20 anni.
 
Nella classe 0-20 anni, i casi sotto i 10 anni sono poco più del 30% della casistica totale della classe.

Riguardo ai luoghi di contagio, tutti i bambini e i ragazzi toscani si sono contagiati all'interno della famiglia oppure durante un'attività di tempo libero.

La distribuzione territoriale dei casi nei bambini e ragazzi fotografa una situazione piuttosto diversa da quella evidenziata per la casistica generale, che come ormai sappiamo è principalmente localizzata nelle aree geografiche a più alta densità abitativa, e si caratterizza invece per una maggiore concentrazione nell’area nord ovest e sud est della regione, più vicino alle zone di confine con le altre regioni.

L’andamento temporale dei casi per mese di arruolamento fa vedere che la percentuale degli under 20 sale leggermente nei tre mesi di epidemia: da poco più del 2% dei casi di aprile al 6% di maggio.

Per quanto riguarda lo stato clinico al tampone, qui presentiamo il confronto tra le tre classi di età: sotto i 10 anni l’85% è asintomatico e paucisintomatico con un 3% di stati severi, questi scompaiono completamente nella fascia d’età 11-20 anni.

Nella casistica messa a disposizione dalla Piattaforma Iss un numero veramente basso di bambini e ragazzi è andato incontro ad un ricovero, 17 in tutto, nessuno in terapia intensiva e infine nessuno è deceduto.

Questi dati non riescono tuttavia a rispondere a molte delle domande che stanno attanagliando sia le famiglie che i decisori. “Non sono ancora analizzabili – spiega la nota della Regione — i dati clinici sulla casistica toscana: questa sembra ad esempio non aver evidenziato alcun caso di Sindrome di Kawasaki, quindi nessun aumento d’incidenza di una vasculite sistemica potenzialmente più grave, come un recente studio pubblicato sulla rivista The Lancet ha mostrato su una coorte di bambini dell’ Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo”.

Infine una riflessione sugli effetti della chiusura delle scuole e dei servizi per l’infanzia. “In Toscana – spiega la nota – hanno interrotto la scuola circa 600.000 persone, dai bambini frequentatori dei nidi e dei Servizi educativi della prima infanzia fino ai ragazzi frequentanti della scuola superiore. I rischi specifici di questa situazione, descritti da diverse organizzazioni per l’infanzia (Unicef Policy brief , Save the Children, Alleanza per l’infanzia) oltre che su diverse riviste scientifiche internazionali, sono potenzialmente di una maggiore vulnerabilità a situazioni di violenza famigliare, ma soprattutto di danni sul piano educativo, maggiori nei bambini con bisogni educativi speciali, ma anche in quelli che vivono in situazioni di povertà e di sovraffollame nto. Ciò a fronte di dati, che si basano quasi esclusivamente su modelli, che indicano come la chiusura delle scuole abbia un impatto sull’epidemia non particolarmente elevato e considerevolmente minore rispetto a quello della chiusura delle attività produttive”.

“E’ comprensibile – prosegue la nota -, se si considera che i bambini non sembrano essere una riserva di infezione, come si era invece ipotizzato all’inizio della epidemia e che, come mostrato da un report australiano del National Centre for Immunisation Research and Surveillance, sembra essere molto limitata la diffusione dell’infezione nelle scuole dove si sono verificati casi positivi. D’altra parte, due studi recenti, svizzeri e tedeschi, mostrano che la carica virale in bambini con patologia manifesta non è significativamente diversa da quella degli adulti, anche se tende ad essere più bassa. Gli autori ritengono che la carica virale possa essere un indicatore mo lto prossimo al livello di infettività”.

“Per provare a dirimere questo problema – conclude Fabio Voller, coordinatore dell'osservatorio di epidemiologia dell'Ars -, ossia se i bambini possano o meno infettare quanto gli adulti in quanto più frequentemente pauci o asintomatici sono necessari studi epidemiologici ad hoc su un’ampia casistica, che trascendano probabilmente i confini regionali o anche nazionali. Sarebbero informazioni fondamentali per poter prendere più serenamente decisioni in merito al ritorno a scuola dei nostri ragazzi”.

19 Maggio 2020

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