Cura su misura dei pazienti, 34 centri italiani ottengono il “bollino” di qualità

Cura su misura dei pazienti, 34 centri italiani ottengono il “bollino” di qualità

Cura su misura dei pazienti, 34 centri italiani ottengono il “bollino” di qualità

Il progetto Perla, promosso dall’associazione CuraPerlaPersona, è la prima certificazione che valuta la qualità della relazione e della comunicazione nei reparti e nei servizi sanitari  attraverso la valutazione dell’esperienza diretta delle persone.

Un “bollino” di qualità per aver riservato all’interno della propria pratica clinica attenzione e risorse alla relazione di cura, attribuito a 34 centri sulla base della valutazione di più di 1600 pazienti in 9 regioni italiane, durante il Convegno “La cura a misura di persona” all’Istituto Superiore di Sanità.

Il progetto Perla, promosso dall’associazione CuraPerlaPersona, è la prima certificazione che valuta la qualità della relazione e della comunicazione nei reparti e nei servizi sanitari attraverso la valutazione dell’esperienza diretta delle persone. Perla si avvale del contributo metodologico di un Board scientifico che include, tra gli altri, l’Istituto Superiore di Sanità, Agenas, Simen ( Società italiana di medicina narrativa), Ordini degli infermieri e dei medici, Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere, Uniamo- Federazione italiana delle malattie rare e Cittadinanzattiva.

I risultati dell’edizione 2026 di Perla

La seconda edizione della certificazione Perla ha raccolto 1.684 valutazioni da parte di persone che hanno ricevuto cure in 9 regioni italiane. I centri coinvolti rappresentano un ampio spettro di specialità cliniche – tra cui oncologia, cardiologia, neurologia, ginecologia, gastroenterologia, psichiatria, chirurgia, riabilitazione, RSA e cure palliative – a testimonianza della trasversalità del modello della cura a misura di persona. La rete dei centri certificati si estende su tutto il territorio nazionale. Il Lazio è la regione più rappresentata, con 17 servizi certificati, gli altri centri di distribuiscono in modo abbastanza uniforme tra Friuli Venezia-Giulia, Campania, Puglia, Lombardia, Toscana, Piemonte e Sardegna.

La qualità della relazione di cura

I risultati evidenziano livelli molto elevati di soddisfazione rispetto alla qualità della relazione con i professionisti sanitari. La quasi totalità delle persone intervistate attribuisce punteggi tra 8 e 10 alle diverse dimensioni della cura, con una prevalenza del punteggio massimo. Queste valutazioni emergono in modo costante in tutti i centri certificati e indipendentemente dal tipo di esperienza di cura, che si tratti di una prima visita, di un percorso ambulatoriale o di un ricovero. Il 97,6% delle persone valuta molto positivamente la qualità complessiva dell’assistenza ricevuta (81% attribuisce 10) e il 97,3% esprime una valutazione molto positiva della comunicazione con il personale sanitario (80%, 10).  Sempre il 97% dichiara di essersi sentito accolto come persona, con i propri bisogni e le proprie aspettative (82,3%, 10) e una quota pressoché simile (97,4%) valuta molto positivamente la fiducia e la vicinanza trasmesse dal personale sanitario (79,9%, 10). Il 94,3% dei pazienti che ha interagito con un gruppo valuta molto positivamente la costanza e l’efficacia della comunicazione tra i membri del team di cura. (76,4%, 10). Il 98,6% tornerebbe nello stesso centro per ricevere cure e il 99,2% consiglierebbe i professionisti del centro ad altre persone.

Continuità della relazione e strumenti di contatto

L’indagine ha analizzato anche le modalità con cui le persone restano in contatto con il centro dopo l’interazione in presenza. Lo strumento principale della comunicazione a distanza resta il telefono, utilizzato dal 78,6%. Il 34% utilizza l’e-mail e il 26,7% SMS o messaggi WhatsApp. Gli strumenti di telemedicina risultano invece ancora marginali: sono stati utilizzati solo nel 2,4% dei casi.

L’attenzione alla qualità della vita

L’indagine evidenzia anche una crescente attenzione ad aspetti che vanno oltre la dimensione strettamente clinica. Il 59,8% di chi ha avuto bisogno di un supporto ha ricevuto consigli sull’alimentazione, il 38,7% sul sonno, il 37,4% sull’attività fisica, il 34,6% sulla gestione delle relazioni familiari.

Il Premio Perla

Dal progetto Perla deriva anche il premio Perla, assegnato alla struttura che secondo la giuria oltre ad aver riservato all’interno della propria pratica clinica attenzione e risorse alla relazione di cura ha comunicato al meglio questa attività con un video-racconto.

Quest’anno il riconoscimento è stato assegnato a Paideia International Hospital, Unità Operativa di Oncologia, che ha raccontato la propria realtà fatta di impegno verso una relazione con i pazienti.

“Più di 1.000 pazienti in Regioni e contesti assistenziali molto diversi attribuiscono costantemente il massimo dei voti alla relazione di cura – rileva Cristina Cenci, fondatrice di DNM-Digital Narrative Medicine e co-ideatrice di Perla -. Questo indica che i Centri che hanno ricevuto la certificazione sono riusciti a costruire percorsi realmente disegnati intorno ai bisogni di salute della persona, nei quali l’ascolto, la comunicazione, la personalizzazione non dipendono dalla sensibilità individuale dei singoli professionisti, ma sono parte integrante del modello organizzativo”.

“Negli ultimi anni – sottolinea Rocco Bellantone, presidente dell’Iss – il Servizio Sanitario Nazionale è chiamato a confrontarsi con trasformazioni profonde: l’aumento delle condizioni croniche, l’invecchiamento della popolazione, l’innovazione scientifica e tecnologica, ma anche il cambiamento delle aspettative delle persone e delle comunità. In questo contesto diventa sempre più importante interrogarsi non soltanto su quali interventi offrire, ma anche su come i sistemi sanitari riescano ad accompagnare le persone nei loro percorsi di cura, garantendo qualità, appropriatezza ed equità”.

“Molte strutture sanitarie – aggiunge Andrea Piccioli, direttore dell’Iss – hanno scelto di partecipare al percorso di valutazione previsto dal progetto Perla, accettando di confrontarsi anche con il punto di vista dei pazienti. Non è un passaggio scontato. Significa riconoscere che un servizio sanitario non si valuta soltanto attraverso indicatori clinici e organizzativi, ma anche attraverso il punto di vista delle persone che lo attraversano ogni giorno: una prospettiva che sempre più spesso integra i sistemi di valutazione e di governo dei servizi”.

12 Marzo 2026

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