Dalle droghe sintetiche alle dipendenze comportamentali. Covest Veneto: “Servono nuovi modelli di servizi di ascolto per i giovani”   

Dalle droghe sintetiche alle dipendenze comportamentali. Covest Veneto: “Servono nuovi modelli di servizi di ascolto per i giovani”   

Dalle droghe sintetiche alle dipendenze comportamentali. Covest Veneto: “Servono nuovi modelli di servizi di ascolto per i giovani”   
I dati presentati dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano parlano di “550mila ragazzi fra i 15 e i 19 anni che, in Italia, nel corso del 2023 hanno fatto uso di cannabis almeno una volta, 70mila i consumatori quotidiani”. Resina (Covest Veneto): “Anche nella nostra Regione un aumento di giovani fra i nuovi utenti presi incarico. Si affaccia inoltre l’emergenza Fentanyl. Dobbiamo pensare a nuovi modelli di prevenzione”.

È lo stesso sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, a fare il punto sull’aumento delle dipendente nel nostro Paese, intervenendo da remoto, ad un incontro che si è svolto all’Ospedale Civile di Venezia, organizzato da Covest Veneto, che rappresenta 21 enti gestori di servizi accreditati del Veneto nell’area dipendenze, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

“Siamo di fronte a uno scenario di preoccupante aumento sia dei consumi che dei reati connessi alle dipendenze. La cannabis è la sostanza largamente più diffusa – ha spiegato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio – con 550mila ragazzi fra i 15 e i 19 anni che nel corso del 2023 ne hanno fatto uso almeno una volta con 70mila consumatori quotidiani. Preoccupa il fatto che in molti casi ci troviamo di fronte a cannabis e derivati con principio attivo quadruplicato e il 12 per cento di persone segnalate per detenzione di sostanze per consumo personale, sono minorenni. I ragazzi sono disorientati anche da messaggi di tipo ideologico, di fronte a questo scenario invece noi dobbiamo lanciare un messaggio forte: non esiste la libertà di drogarsi”.

In Veneto, dove la rete delle strutture, dati 2022, conta 38 Serd, 58 servizi accreditati del privato sociale e 984 posti nelle comunità terapeutiche. La situazione non è migliore rispetto l’Italia, riporta Covest Veneto, che conta un aumento dei giovani fra i nuovi utenti presi incarico. Si affaccia inoltre anche in Veneto l’emergenza Fentanyl, che nelle comunità residenziali sono stati accolti di recente i primi casi di persone che hanno abusato di questa sostanza. Si tratta in genere di persone con lunghi trascorsi di dipendenza, eroinomani e poli assuntori, che cercano nella oppioide sintetico effetti sedativi e di stordimento molto più forti e prolungati rispetto a quelli ottenuti con l’uso dell’eroina. Se l’età media delle persone in carico ai servizi per le dipendenze in Veneto è di 40 anni, la fotografia reale del fenomeno appare diversa, perché in molti casi le situazioni che coinvolgono giovani e giovanissimi non sono mappate dai servizi.

Per questo motivo, il presidente di Covest Veneto, Michele Resina, spinge alla crescita di nuovi modelli di prevenzione per la fascia di età adolescenziale. “Anche nei servizi residenziali nel corso del 2022 e 2023 sono arrivati neomaggiorenni che hanno già sviluppato una dipendenza, e in numero maggiore degli anni precedenti – spiega il presidente -, il Covid, con tutto l’isolamento che ha generato, è stato un acceleratore di alcuni processi di crisi in molti giovani che faticano ad accedere ai servizi, sia perché servizi come il Serd sono modelli pensati soprattutto per un’utenza adulta sia perché alcuni comportamenti come l’abuso di alcol o la cannabis sono percepiti come normalizzati, talvolta anche dai genitori”.

Un esempio che viene riportato da Covest Veneto per poter intercettare i più giovani, è l’esperienza di alcuni sportelli e spazi che permettono di raggiungere famiglie e giovani con problemi di dipendenze, come il caso di nuove realtà nel veneziano che gestisce progetti di animazione di strada e spazio di ascolto nelle scuole per avvicinare i giovanissimi.

Altra buona pratica che Covest Veneto menziona è rappresentata da un progetto per rispondere al bisogno di creare un luogo informale e non connotato, in cui fornire supporto a ragazzi e giovani, gestito da psicologi ed educatori, dove vengono proposti colloqui di consulenza e percorsi approfonditi a lungo termine. Questa pratica di spazio informale ha favorito l’aggancio dei ragazzi attraverso l’instaurarsi di una relazione di fiducia e della consapevolezza dei rischi connessi all’uso abuso di sostanze psicoattive.

Per Covest Veneto, a conferma dai dati nazionali e regionali servono adeguate risorse sia per la cura ma soprattutto per implementare la prevenzione. Anche la carenza di personale dei profili sanitari e socio sanitari rappresenta un problema per il sistema, chiamato a rispondere a richieste di aiuto in aumento e a standard di specializzazione sempre maggiori.

Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

21 Ottobre 2024

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