Disturbi alimentari. Il Governo non rifinanzia il Fondo. Donini: “Lo Stato non può abbandonare queste persone. Porterò il tema in commissione Salute delle Regioni”

Disturbi alimentari. Il Governo non rifinanzia il Fondo. Donini: “Lo Stato non può abbandonare queste persone. Porterò il tema in commissione Salute delle Regioni”

Disturbi alimentari. Il Governo non rifinanzia il Fondo. Donini: “Lo Stato non può abbandonare queste persone. Porterò il tema in commissione Salute delle Regioni”
Il Fondo era nato con la Legge di Bilancio del 30 dicembre 2021, che lo aveva finanziato con 25 milioni complessivi per il 2022 e 2023. Ma nella nuova manovra il Fondo scompare. L’assessore dell’Emilia-Romagna assicura che nella sua Regione “nessun centro chiuderà”, ma “resta un serio problema”, perché “lo Stato non può abbandonare questi cittadini lasciando completamente sulle spalle delle Regioni l’onere delle cure”. I pazienti in Emilia-Romagna sono oltre 2mila, tra cui minori.

“Noi non lasceremo solo chi soffre di un disturbo alimentare, chiediamo al Governo di fare altrettanto. Nonostante i tagli inseriti nella legge di bilancio, la Regione si impegna a garantire la cura di queste persone”. Così l’assessore alle Politiche per la salute dell’Emilia-Romagna, Raffaele Donini, rassicura, in una nota, i pazienti e i loro familiari, preoccupati dalle voci di chiusura dei centri che si occupano di queste patologie a seguito dell’assenza di finanziamenti, nella recentemente manovra del Governo Meloni, del Fondo per il contrasto dei disturbi per il contrasto dei Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, istituito con la Legge di bilancio del 30 dicembre 2021 (comma 688), nelle more dell’aggiornamento dei Lea, e finanziato con 25 milioni in due anni (15 milioni nell’anno 2022 e 10 milioni nel 2023).

“La nostra rete di assistenza e cura non subirà riduzioni”, assicura Donini, secondo il quale “resta tuttavia un serio problema che proporrò di affrontare in Commissione nazionale salute della Conferenza Stato-Regioni: lo Stato non può abbandonare questi cittadini lasciando completamente sulle spalle delle Regioni l’onere delle cure. Solo per l’Emilia-Romagna parliamo di oltre duemila persone, tra cui minori che possono rischiare la vita. Abbiamo sul nostro territorio il 18% delle strutture pubbliche nazionali per la cura dei disturbi alimentari, non possiamo accettare che si disperda questo patrimonio. E per altre regioni meno strutturate i tagli avrebbero conseguenze anche peggiori”.

I numero di persone che soffrono di questi disturbi fa, peraltro, registrare un trend in crescita: nel 2021 l’Emilia-Romagna ha preso in carico, per la precisione, 2008 pazienti, il 27,5% in più rispetto all’anno precedente. Grazie al Fondo per il contrasto dei DNA, la Regione poteva contare su 1,8 milioni di euro per finanziare i servizi a favore di questi cittadini. “Questi fondi – spiega la Regione nella nota – hanno consentito di stabilizzare e consolidare il modello organizzativo della rete ambulatoriale basato sull’équipe multidisciplinare, sostenere la definizione, la pubblicazione e l’implementazione del Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) DNA in ogni Azienda USL, attuare trattamenti di cura basati sulle evidenze scientifiche. Non solo: la Regione ha potuto applicare gli standard di riferimento per le Unità di ricovero ospedaliero metabolico-nutrizionale urgente in degenza ordinaria, realizzare una formazione regionale co-progettata dall’Università degli Studi di Bologna, garantire interventi a supporto delle famiglie”.

Anziché permettere di consolidare le risorse specializzate e competenti dedicate al trattamento dei DNA per garantire la tempestività e la continuità delle cure, il mancato rifinanziamento avrà, sottolinea la Regione, “conseguenze significativamente negative. Non curarsi, interrompere le cure o ricorrere a cure non adeguate può infatti condurre ad un peggioramento della prognosi e all’aumento del rischio di cronicizzazione. La riduzione delle risorse necessarie diminuirebbe infatti l’efficacia del trattamento ambulatoriale con il successivo maggiore ricorso ai ricoveri ospedalieri o a trattamenti riabilitativi più intensivi che presentano un costo molto elevato per il Servizio Sanitario Nazionale”.

12 Gennaio 2024

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