Femminicidi. 1 assassino su 3 soffre di disturbi mentali. “La violenza sulle donne non si combatte senza la psichiatria”

Femminicidi. 1 assassino su 3 soffre di disturbi mentali. “La violenza sulle donne non si combatte senza la psichiatria”

Femminicidi. 1 assassino su 3 soffre di disturbi mentali. “La violenza sulle donne non si combatte senza la psichiatria”
Ignorare la componente della malattia mentale significherebbe lasciare scoperta una delle principali vie di prevenzione. Un tema al centro di un evento organizzato a Palermo in vista della Giornata Mondiale della Salute Mentale del prossimo 10 ottobre

Nel 2024 in Italia più di un terzo degli omicidi volontari ha avuto come vittime donne. I numeri ufficiali oscillano tra 98 e 113 a seconda delle fonti, ma convergono su un dato stabile: nella grande maggioranza dei casi l’assassino è un partner o un ex partner, una violenza estrema che esplode dentro la relazione sentimentale.

Il dibattito si concentra spesso sulla gelosia, sul possesso, sul controllo. Tutto questo è corretto, ma non è sufficiente. La realtà, confermata da perizie e processi, parla anche d’altro: una quota rilevante di questi delitti, infatti, avviene per mano di uomini affetti da gravi psicopatologie: “Le statistiche forensi – afferma la Dottoressa Flaminia Bolzan, tra i relatori della Giornata Mondiale della Salute Mentale di Palermo organizzata dalla Fondazione Tommaso Dragotto in programma il 10 ottobre – mostrano che almeno un terzo degli omicidi familiari presenta motivazioni o dinamiche riconducibili a condizioni psicopatologiche: psicosi, gravi disturbi della personalità, disturbi dell’umore. In questi casi il confine tra responsabilità penale e infermità di mente diventa cruciale, così i tribunali si vedono costretti a ricorrere a perizie psichiatriche per stabilire il grado di infermità mentale dei soggetti coinvolti. Troppo spesso però – continua la Bolzan – nell’ambito dei processi giudiziari, l’opinione pubblica tende ad interpretare la richiesta di una perizia psichiatrica come una sorta di jolly che viene giocato dalle difese non per accertare la correlazione tra una condizione soggettiva e un fatto, ma come un modo per evitare la pena. Non è così. Non lo è secondo il codice e non lo è per i professionisti impegnati nella ricerca di cause e trattamenti idonei a contenere e curare un qualcosa, come la psicopatologia, che non può essere negata, ma al contrario deve essere compresa.”

Ciò non significa che ogni assassino sia “folle”, anzi. La maggioranza agisce in un quadro di lucidità, dove la violenza è la conseguenza di un modello culturale di dominio. Ma ignorare il peso della malattia mentale significherebbe non vedere una parte sostanziale del problema. Perché esistono uomini (ma anche donne, se parliamo di uxoricidi su scala minore) che uccidono convinti da idee persecutorie, spinti al gesto estremo da distorsioni psichiche che la cura avrebbe potuto contenere: “Il nodo – conferma la criminologa Bolzan – è tutto qui: femminicidi e uxoricidi non sono solo una questione sociale, ma anche sanitaria. Ogni volta che un autore viene giudicato incapace o parzialmente incapace di intendere e volere, la giustizia conferma un fatto: la salute mentale è parte integrante del problema. La prevenzione allora non riguarda soltanto le reti di protezione per le donne, ma anche la capacità del sistema sanitario di intercettare i disturbi psichiatrici gravi prima che si trasformino in tragedia.”

Il 10 ottobre, a Palermo, la Giornata Mondiale della Salute Mentale sarà quindi l’occasione per ribadire questo punto: la violenza contro le donne non si può combattere senza includere la psichiatria. I dati lo mostrano, i tribunali lo riconoscono, le famiglie lo sanno. Ignorare la componente della malattia mentale significherebbe lasciare scoperta una delle principali vie di prevenzione.

“La Fondazione rinnova il suo impegno per combattere, in una giornata simbolo, anche il pregiudizio e lo stigma verso la malattia mentale – conclude il Presidente Dragotto – i disturbi legati alle patologie psichiatriche sono in costante aumento e preoccupa molto che il loro manifestarsi sia registrato in età sempre più giovanile. È nostro dovere supportare non solo le persone affette da tali disturbi ma anche le loro famiglie, per lottare insieme contro un nemico tanto invisibile quanto insidioso”.

03 Ottobre 2025

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