Gallera: “Grande mediocrità delle politiche nazionali sanitarie dal 2010 ad oggi”

Gallera: “Grande mediocrità delle politiche nazionali sanitarie dal 2010 ad oggi”

Gallera: “Grande mediocrità delle politiche nazionali sanitarie dal 2010 ad oggi”
“Dal 2011 circa 37 miliardi di tagli, servono investimenti veri”, e “il Covid ci ha fatto capire che la Sanità è un investimento”. “Rimprovero alla riforma Maroni di essere stata eccessivamente ambiziosa, di non aver fatto i conti con i paletti nazionali invalicabili che abbiamo di fronte. Oggi è una legge incompiuta non perché i principi erano sbagliati ma per cause esogene dalla Regione Lombardia”, così l’assessore.

“Il Covid ci ha sbattuto in faccia con grande violenza la grande mediocrità delle politiche nazionali sanitarie dal 2010 a oggi”. È quanto ha sottolineato l'assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera durante il webinar ‘Servizio sanitario regionale: una riforma da riformare?’ organizzato da Anaao Assomed Lombardia.

Gallera ha ricordato che “dal 2011 il fondo sanitario nazionale ha avuto un taglio di 37 miliardi, passando dal 7,3% al 6,6% del Pil. Abbiamo avuto pochi soldi, questo vuol dire che paghiamo meno medici e infermieri, e c’è stata una riduzione o un non incremento delle borse di specializzazione, tant’è che oggi noi facciamo i bandi ma non troviamo i medici”.

“Quello che io rimprovero alla legge 23 (la cosiddetta riforma Maroni, ndr) – ha detto Gallera – è di essere stata eccessivamente ambiziosa, di non aver fatto i conti con i paletti nazionali invalicabili che abbiamo di fronte. Oggi è una legge incompiuta non perché i principi erano sbagliati ma per cause esogene dalla Regione Lombardia”.

Per l’assessore, “il tema della medicina del territorio è un problema enorme ma lo è livello nazionale, che non si dica che nella prima fase della pandemia Covid è emersa incapacità di gestione del territorio della Regione Lombardia e dei suoi dipartimenti di prevenzione. Tantomeno è vero il fatto che la Medicina generale della Lombardia non sia stata in grado di gestire la pandemia a febbraio, perché i livelli di ospedalizzazione di Bergamo e di Piacenza sono identici”.

“Il Covid – ha concluso – ci ha fatto capire che la Sanità è un investimento, che non si può pensare di garantire una qualità della salute tagliando ma bisogna farlo investendo. Io difendo un regionalismo che è sempre stato più avanti perché ha sempre dato delle risposte. Abbiamo bisogno di cambiare completamente passo a livello nazionale, con investimenti veri”.

29 Ottobre 2020

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