Il dibattito sulla programmazione sanitaria in FVG: un modello da proseguire?

Il dibattito sulla programmazione sanitaria in FVG: un modello da proseguire?

Il dibattito sulla programmazione sanitaria in FVG: un modello da proseguire?
In Friuli Venezia Giulia si dovrà sviluppare un maggior impegno in campo assistenziale, per ottenere accertamenti in tempi brevi, interdisciplinarietà, riduzione delle liste di attesa. E non credo basti parlare in futuro con i “policy makers” per aggiornare l’attualità e rinnovarla, ma si dovrebbe elaborare una proposta tecnica di rilancio sano e qualitativo

La Comunità Europea ha pubblicato nel 2014 un documento sull’assistenza primaria, che rappresenta un importante supporto alla salute internazionale, indicando la continuità delle cure, il trattamento secondario (acuto), gli apporti multidisciplinari e le risposte pratiche da dare ai cittadini. Permangono i principi della Carta di Tallin, sul rafforzamento dei sistemi sanitari, nelle diversità socio-culturali ed economiche.
 
Un incontro recente ed altri precedenti si sono proposti di sviluppare tematiche sanitarie poco dibattute, realizzando un modello nella Regione Friuli Venezia Giulia (FVG), che potrebbe essere valutato. La deospedalizzazione, collegata alla riduzione dei posti letto (Index Mundi ‘18, in Italia 3.4 per mille, inferiore a Germania, Francia…), dei ricoveri e giornate di degenza, potrebbero indirizzare al meglio le risorse dell’assistenza ospedaliera. Regioni che non hanno seguito questi criteri, oggi sono in difficoltà, con piani di rientro e commissariamenti e non sempre sono in grado di erogare un’assistenza di alta qualità, come risulta dalle migrazioni sanitarie. I criteri adottati nelle Regioni sane, possono portare, ahimé, a riduzione del turn-over del personale sanitario, aumento del carico di lavoro. Sui LEA si riscontra una certa disparità territoriale, con risultati limitati in Regioni con difficoltà di bilancio. Le linee guida operative in medicina non bastano senza la personalizzazione della cura. Si propongono indicazioni per un Piano ospedaliero PEMAF.

Nel FVG si dovrà sviluppare un maggior impegno in campo assistenziale, per ottenere accertamenti in tempi brevi, interdisciplinarietà, riduzione delle liste di attesa, che se raggiungono settimane, restano purtroppo inutili. Il CAP, importante elemento di assistenza primaria, si è realizzato parzialmente, come talora l’aggregazione funzionale territoriale. L’informatizzazione dei dati sanitari, opportunamente estesa, può determinare un rapido progresso assistenziale. L’aumento delle prestazioni nei Pronto Soccorsi, può indicare un certo ritardo nelle cure primarie. La tabella proposta da F. Sbroiavacca (Insiel), sulla situazione dei Pronto Soccorsi in una giornata portata ad esempio, il 27.4.18 alle ore 17.10, ci dà l’occasione per riscontrare a Udine la presenza a quell’ora di 55 pazienti con 30 (54,5%) codici verdi. A Trieste, 50 pazienti, con 30 codici verdi, 60% dei presenti. Seguono nell’ordine codici gialli, rossi e bianchi meno rappresentati. L’esiguità dei codici bianchi fa ritenere inutile un ambulatorio dedicato. Il numero totale di pazienti presenti sembra ancora elevato. Una riorganizzazione in questo settore deve partire dalla risposta sollecita da dare all’utenza, con riduzione d’attesa, potenziamento del personale e posti letto, secondo le necessità effettive e l’apporto sollecito degli specialisti consulenti.

Il modello assistenziale, colloca il paziente al centro del sistema, in relazione agli andamenti della comunità, come l’indice di vecchiaia e lo studio delle variazioni annuali della popolazione ultrasessantacinquenne. Andrà perseguita la valorizzazione della prevenzione primaria, l’esame delle cause della “vaccine hesitancy” e il suo superamento, l’apporto dello screening della popolazione, per l’individuazione di lesioni neoplastiche precoci e a miglior prognosi. Andrà monitorata la performance dell’emergenza territoriale, anche se l’arrivo dei mezzi risulta buono in Regione (17’, LEA 2017). Prevenzione, ricerca, esame dell’aspettativa di vita (che va da 82,1 di Gorizia a 83,7 di Pordenone, Osservatorio…, Univ. Cattolica, Roma, 2016), l’identificazione del periodo in buona salute, il confronto tra aree, indicano le valutazioni di risultato. Si dovranno sviluppare competenze specifiche per le malattie croniche e la disabilità, definite dall’OMS, nuove epidemie. Dovrà essere aumentato l’accesso agli specialisti ed ai MMG nell’assistenza pubblica e andranno limitati i tagli della spesa sanitaria. In effetti, in sede nazionale, con una buona qualità assistenziale, la spesa sanitaria risulta ben controllata e inferiore a quella dei paesi economicamente avvantaggiati. Andrà valutata l’incidenza della mortalità evitabile, inclusa quella da lavoro.
 
Approfondimenti dovranno essere condotti nel campo delle malattie amianto correlate, vista la situazione della curva relativa alla sua incidenza, non ancora decrescente. Questo avremmo voluto sentire più spesso nei dibattiti.
 
Sono evidenti gli sforzi dei medici nella gestione dell’attualità. Lo dimostrano recentemente in 2 casi, in questa Regione, l’impegno in politica di Primari, proprio di un’area critica. Lo dimostra un ampio articolo pubblicato su un quotidiano locale il 26.4.17 da un altro Collega, su recenti problemi sanitari.
 
Non credo basti parlare in futuro con i “policy makers” per aggiornare l’attualità e rinnovarla, ma si dovrebbe elaborare una proposta tecnica di rilancio sano e qualitativo, accettando idee innovative, offrendo una valida ed efficiente risposta all’utenza, creando collegamenti funzionali e, se necessario, interdisciplinari, così come iniziato, in Regioni contermini, nell’assistenza pubblica.

Mariano Cherubini
Isde FVG, Università di Trieste

Mariano Cherubini

07 Maggio 2018

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