Si accende lo scontro politico nel Lazio sulla vicenda San Raffaele, dopo le sentenze del Consiglio di Stato che hanno condannato la Regione a risarcire il gruppo sanitario privato per circa 82 milioni di euro. Maggioranza e Opposizione si accusano a vicenda in merito alle responsabilità politica nella vicenda. Da una parte il presidente della Regione, Francesco Rocca, che presenta un esposto alla Corte dei Conti contro l’ex presidente Nicola Zingaretti, l’ex assessore alla Sanità Alessio D’Amato per accertare se ci siano state omissioni amministrative che abbiano provocato o contribuito a provocare il danno, dall’altra le Opposizioni che sottolineano come la Regione abbia ottenuto pronunciamenti favorevoli fino a quanto, nel 2023, sotto la Giunta Rocca, il Consiglio di Stato ha ribaltato la sua posizione fino alla quantificazione del danno nel 2026: da qui la richiesta di chiarire le scelte compiute dal 2023 in avanti.
La vicenda: dal contenzioso del 2012 alla condanna milionaria
La controversia affonda le radici nella riorganizzazione della rete sanitaria regionale del 2011, quando la Regione intervenne sulla distribuzione dei posti letto e sulle attività del gruppo San Raffaele, in particolare sul trasferimento di 225 posti letto dalla struttura di Velletri a quella di Montecompatri. Il decreto commissariale n. 62 del 27 luglio 2011 fu successivamente annullato dal Tar del Lazio, nel 2012, nei limiti del Comune di Velletri.
Da qui prese forma un lungo contenzioso, nel quale il gruppo rivendicò un risarcimento per i danni economici attribuiti agli atti regionali. Nel 2019 il Tar respinse la richiesta del Gruppo, ma nel 2023 il Consiglio di Stato ha ribaltato la sentenza di primo grado, aprendo la strada alla quantificazione del danno che è stato poi definitivamente stabilito, nel 2026, in 82 milioni di euro.
La Regione presenta un esposto all’ex presidente di Giunta Zingaretti
La recente, ultima sentenza del Consiglio di Stato ha acceso il dibattito politico sul danno e sulle responsabilità politica associate.
Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha respinto le accuse dell’opposizione attribuendo la colpa alle scelte delle passate amministrazioni regionali, e venerdì sera ha fatto sapere di avere dato mandato all’Avvocatura regionale di depositare un esposto alla Corte dei Conti contro l’ex presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti e l’ex assessore alla Sanità, Alessio D’Amato e contro chiunque altro, negli anni precedenti, si sia “reso responsabile di omissioni amministrative nei confronti del Gruppo San Raffaele che hanno portato alle sentenze con le quali il Consiglio di Stato, ha condannato la Regione al risarcimento di 60 milioni di euro più 16,8 milioni di rivalutazione legale, più interessi”.
L’esposto, spiega la Regione, “è volto ad accertare quanto tali condotte omissive abbiano generato o contribuito a generare un danno erariale a svantaggio dell’Amministrazione regionale e soprattutto dei cittadini del Lazio”.
Questo perché, sottolinea la nota della Regione, “i fatti presi in considerazione dalla sentenza del Consiglio di Stato non hanno in nessun modo a che vedere con l’operato dell’attuale amministrazione, né hanno visto il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, o altri assessori della Giunta, coinvolti nelle condotte prese in considerazione dai giudici amministrativi, in quanto riferibili esclusivamente al periodo in cui Alessio D’Amato guidava la Sanità regionale prima come coordinatore della cabina di regia, e poi come assessore”.
“Per giorni – prosegue la nota della Giunta Rocca – abbiamo assistito a una campagna di fango mediatico ad opera della minoranza che ha stravolto la realtà, arrivando addirittura a mettere in discussione l’integrità politica e morale della Giunta e l’integrità professionale dell’Avvocatura regionale, nonostante questa sentenza sia stata generata proprio dalla totale incapacità amministrativa di chi oggi punta il dito contro la Giunta Rocca. Un atteggiamento vigliacco e volgare, posto in essere da chi maldestramente sta cercando di nascondere le proprie responsabilità oggettive scaricandole sull’attuale amministrazione. In particolare, destano scalpore e indignazione i post ambigui e meschini di alcuni esponenti della minoranza sui social che hanno generato decine di commenti ingiuriosi e diffamatori”.
Per tale ragione, il presidente Rocca ha dato mandato ai propri legali di “presentare querela a tutela della propria immagine contro chiunque in queste settimane ne ha leso l’onorabilità, attribuendogli condotte ascrivibili ad altri e contro quanti in questi giorni si sono espressi nei confronti del presidente Rocca con frasi volgari e irripetibili”.
“La Giunta regionale – conclude la nota – in Commissione Bilancio ha esaustivamente chiarito ogni aspetto della vicenda e dai verbali emerge chiaramente l’impreparazione di chi, senza avere alcun elemento, scarica su altri le proprie mancanze. Il tentativo dell’opposizione di sinistra – campione in mistificazioni della realtà – di screditare il Presidente e la sua Giunta e di stravolgere i fatti, è maldestro e volgare. Ora sarà la Magistratura a ristabilire la verità e a evidenziare le reali responsabilità”.
La replica delle Opposizioni
“Comprendiamo l’imbarazzo e la difficoltà del presidente Rocca nel giustificare una vicenda che rischia di costare ai cittadini del Lazio oltre 82 milioni di euro. Ma il tentativo di scaricare le responsabilità sulla precedente amministrazione, arrivando addirittura a presentare un esposto alla Corte dei Conti contro Nicola Zingaretti e Alessio D’Amato, appare come una maldestra operazione per spostare l’attenzione dalle tante domande alle quali il presidente continua a non rispondere”. Così i capigruppo di opposizione in Consiglio regionale del Lazio Mario Ciarla (PD), Marietta Tidei (Italia Viva), Adriano Zuccalà (M5S), Alessio D’Amato (Azione), Claudio Marotta (Sinistra Civica Ecologista) e Alessandra Zeppieri (Polo Progressista) hanno replicato alla regione.
“Vogliamo sommessamente ricordare a Rocca un fatto molto semplice: durante la precedente amministrazione la Regione Lazio aveva vinto il contenzioso davanti al TAR nel 2019, ottenendo una sentenza favorevole, così come aveva ottenuto ragione in sede civile nel 2017 e nel 2022. La svolta arriva nel 2023, proprio nell’anno in cui si insedia Francesco Rocca, già presidente della Fondazione San Raffaele della famiglia Angelucci, quando il Consiglio di Stato ribalta il precedente pronunciamento”, proseguono nella nota i capigruppo di opposizione.
“Ed è proprio qui che sorgono le domande alle quali Rocca dovrebbe rispondere, anziché cercare responsabilità altrove. Perché la Regione non ha valutato e intrapreso tempestivamente tutte le iniziative giudiziarie possibili già dopo la sentenza del 2023? Perché si è arrivati al 2026, con una condanna di questa entità, prima di decidere di percorrere la strada dei ricorsi? Oggi – continuano i capigruppo di opposizione – apprendiamo che il ricorso sarebbe stato depositato entro la scadenza del 23 ottobre. Una decisione che arriva soltanto dopo la durissima battaglia condotta unitariamente dalle opposizioni nelle commissioni Bilancio e Trasparenza, dove abbiamo insistito sulla necessità di tentare ogni strada per tutelare le risorse pubbliche”.
“Resta soprattutto un interrogativo enorme: come è possibile che la Regione abbia quantificato il danno in circa 3 milioni di euro e che si sia arrivati a un riconoscimento di circa 77 milioni, tra risarcimento e rivalutazione, fino agli oltre 82 milioni inizialmente previsti nel provvedimento regionale? Quali scelte sono state compiute nella gestione del contenzioso e nella difesa degli interessi dell’amministrazione? Caro presidente Rocca, non bastano gli esposti, le minacce di querele o le mosse del cavallo per sottrarsi a queste domande. Non è spostando il confronto sul passato che si cancellano le responsabilità politiche di chi governa oggi”.
“Continuiamo a chiedere che il presidente Rocca venga personalmente in Commissione Trasparenza a riferire sull’intera vicenda, sulle strategie giudiziarie adottate dal 2023 a oggi e sulle ragioni di un esborso così rilevante. Perché – concludono i capigruppo – su questa vicenda restano troppe opacità e troppi interrogativi irrisolti. E quando sono in gioco oltre 82 milioni di euro di risorse pubbliche, i cittadini del Lazio hanno diritto alla verità, non a operazioni di distrazione politica”. Così, in una nota congiunta, i capigruppo di opposizione in Consiglio regionale del Lazio.
Righini: “Non accettiamo lezioni da chi cerca di nascondere le proprie mancanze”
“La strumentalizzazione politica messa in atto dall’opposizione sulla vicenda San Raffaele è inaccettabile. Si tenta, ancora una volta, di mistificare la realtà e attribuire all’attuale amministrazione responsabilità riconducibili alle precedenti gestioni regionali”, ha commentato Giancarlo Righini, assessore al Bilancio della Regione Lazio, replicando alle Opposizioni.
“Le sentenze del Consiglio di Stato – ha proseguito – riguardano infatti vicende amministrative antecedenti all’insediamento della Giunta Rocca. Bene ha fatto il presidente a dare mandato all’Avvocatura regionale di presentare un esposto per accertare eventuali responsabilità e danni erariali. Parliamo di risorse pubbliche che rischiano di ricadere sui cittadini del Lazio. Non accettiamo lezioni da chi cerca di nascondere le proprie mancanze dietro attacchi politici e campagne di disinformazione”, ha concluso Righini.