Lazio. La Regione al bivio: uscirà o no dal commissariamento il prossimo 31 dicembre? 

Lazio. La Regione al bivio: uscirà o no dal commissariamento il prossimo 31 dicembre? 

Lazio. La Regione al bivio: uscirà o no dal commissariamento il prossimo 31 dicembre? 
Un anno fa fu firmato l’accordo tra Governo e Regione per l’uscita entro il 31 dicembre dal commissariamento che dura da 10 anni. Ora Zingaretti dovrà presentare un Piano d’uscita che sarà valutato dal Governo. I requisiti tecnici sembrano esserci ma la partita è anche politica e si dovrà giocare nelle prossime settimane.

Si avvicina sempre più rapidamente la dead line del 31 dicembre per l’uscita dal commissariamento della Regione Lazio. Il percorso di uscita, ricordiamo era stato avviato il 1 dicembre 2017 quando a Palazzo Chigi fu approvata una delibera della Presidenza del Consiglio dei ministri che delineava la road map per mettere la parola fine alla fase commissariale della Regione che perdura da 10 anni.
 
Con quella delibera siglata da Mef (ministro Padoan), Salute (ministro Lorenzin) e premier (Gentiloni) si prevedeva "di assegnare al Commissario ad acta, nell'esercizio delle funzioni comprese nel mandato commissariale, il compito di proseguire le azioni già intraprese al fine di procedere, ad esito della completa attuazione del Programma operativo 2016-2018, al rientro nella gestione ordinaria entro il 31 dicembre 2018, nel rispetto della normativa vigente e di quella dei Piani di rientro dai deficit sanitari". Ma ora a che punto siamo?
 
La storia del deficit monstreLa Regione Lazio entrò in commissariamento gravata di un debito mostruoso di 10 miliardi di euro con un disavanzo di gestione che nel 2008 superava 1,2 mld (nel 2005 era addirittura di quasi 2 mld) e con un punteggio nella Griglia Lea che vedeva la Regione inadempiente e sotto la soglia di 160 punti considerata di ‘sufficienza’.
 
In questi 10 anni si sono succeduti 6 commissari ad acta e 4 sub-commissari che hanno cercato, con alterne fortune, di risollevare la sanità regionale.
 
I Piani lacrime e sangue. La Regione, prima con il decreto 80 del 2010 prodotto dall’allora presidente-commissario Renata Polverini e poi con l’attuazione del DM 70 del 2015, ha visto profondamente riorganizzata la sua rete ospedaliera che ha subito una drastica dieta soprattutto per quanto riguarda i posti letto. Poi la Regione ha sofferto il blocco del turnover che ha visto inevitabilmente un indebolimento della forza lavoro.
 
Ma più di tutti a pagare lo scotto del commissariamento sono stati i cittadini laziali, sia a livello di servizi, ma pure dal punto di vista del portafoglio, dato che ancora oggi pagano aliquote più elevate di Irpef e Irap e che ogni anno (ancora oggi) coprono i ‘buchi’ delle aziende ospedaliere romane che perdono all’incirca 500 mln l’anno.
 
Fatte la premesse è innegabile che dall’arrivo di Zingaretti nel 2013 il percorso di recupero (almeno stando alla crudezza dei numeri) della Regione si è velocizzato (certamente della dieta dei primi anni di commissariamento ha beneficiato anche l’attuale Giunta ndr.): i Lea sono passati dai 152 punti del 2013 ai 179 del 2016 (ultimo dato disponibile) e anche i conti, sebbene perduri il disavanzo gestionale, sono passati dai -670 mln del 2013 ai -45,6 mln nel 2017 (disavanzi colmati dalla coperture aggiuntive delle sovratasse).
 
Insomma, l’inversione di tendenza c’è stata, anche se com’è ovvio molto lavoro resta ancora da fare e chi vive nella Regione Lazio lo sa bene che gli standard medi non sono ancora minimamente paragonabili a quelli delle Regioni top.
 
Ma cosa succede ora? Trascorso un anno dall’accordo del dicembre 2017, a questo punto la Regione dovrà presentare un Piano per l’uscita dal commissariamento che metta nero su bianco i progressi e che dovrà essere valutato da Mef e Salute. Se il giudizio sarà positivo, il Lazio potrà uscire dal commissariamento. In ogni caso la Regione rimarrà in Piano di rientro anche se è probabile che si avvii un percorso per la sua uscita progressiva anche da questo affiancamento governativo. La Regione uscendo dal commissariamento si riapproprierà dei suoi pieni poteri, l’assessore tornerà ad avere un peso nella gestione e, soprattutto, i cittadini dovrebbero vedere una riduzione delle aliquote fiscali introdotte con il commissariamento.
 
Detto ciò, i segnali che arrivano dal Governo in questo senso sembrano incoraggianti soprattutto dal punto di vista tecnico. Ma la partita è anche politica, ovviamente, e non è detto che tutti a Chigi vedano di buon occhio che il candidato più forte alla segreteria del Pd possa portare a casa il risultato.
 
Luciano Fassari

Luciano Fassari

09 Dicembre 2018

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