Lazio. Smi: “No alla svendita ai privati del servizio 118”

Lazio. Smi: “No alla svendita ai privati del servizio 118”

Lazio. Smi: “No alla svendita ai privati del servizio 118”
Il sindacato ha lanciato un appello al presidente della Regione, Nicola Zingaretti, contro l'esternalizzazione del servizio dell'emergenza sanitaria. "Siamo pronti ad impugnare il bando". 

Lo Smi si oppone fermamente alla volontà di esternalizzare il servizio di Emergenza-urgenza (118) da parte dell'Azienda Ares 118. Per Francesca Perri, responsabile nazionale del 118 (area dirigenza) stiamo assistendo "ai saldi di fine legislatura, in attesa che si insedi la nuova Giunta guidata da Zingaretti. Nella fase di transizione, l’Ares (l’azienda che si occupa del settore) ha pensato bene di voler svendere il 118 ai privati. E non parliamo, semplicemente di esternalizzare i mezzi, ma anche il personale medico e infermieristico, il che non è consentito neppure dalla normativa vigente, tanto è vero che siamo pronti a impugnare questo bando".

"La ragione di questa scelta  – ha proseguito – è da ricercare nell’ormai consueta giustificazione dei necessari risparmi, che a nostro avviso sono ancora una volta: “presunti”. Non si capisce, per esempio, il criterio col quale si mette a bando di gara un servizio di 6 mesi, eventualmente rinnovabili per altri 6, però con tutto il personale da formare, eventualmente a carico dell'ARES stessa. Di fatto, un investimento irrazionale che dopo un anno andrà perduto".

"Il sistema emergenza sanitaria – ha aggiunto la dirigente nazionale Smi – è un nodo strategico per il buon funzionamento del Ssn, non può essere esternalizzato, è un servizio che serve a garantire  la vita e a  prevenire gli esiti invalidanti di alcune patologie acute e che svolge una importantissima funzione di filtro agli accessi al Pronto Soccorso (P.S.) e ai ricoveri ospedalieri. Tutto ciò richiede qualità, competenza e professionalità, requisiti acquisiti con anni di preparazione e di esperienza sul campo. Non c’è spazio per improvvisazioni o per logiche meramente economiciste – ha concluso – la conseguenza di una scelta come quella avviata dall’Ares del Lazio è quella di sottoporre a ulteriore stress i già saturati e sovraccarichi P.S.".

15 Marzo 2013

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