Liste d’attesa. Capolei (EpI) chiede di aumentare ricorso al privato. D’Amato: “C’è un budget e non può essere superato, recupero prestazioni già avviato dalle Asl”

Liste d’attesa. Capolei (EpI) chiede di aumentare ricorso al privato. D’Amato: “C’è un budget e non può essere superato, recupero prestazioni già avviato dalle Asl”

Liste d’attesa. Capolei (EpI) chiede di aumentare ricorso al privato. D’Amato: “C’è un budget e non può essere superato, recupero prestazioni già avviato dalle Asl”
Il vicepresidente della Commissione Sanità ha chiesto, in un'interrogazione all’assessore, se la Regione intenda considerare la possibilità di autorizzare le strutture private ad effettuare prestazioni aggiuntive per recuperare le liste d’attesa create dall’emergenza. Ma D'Amato spiega: “Già state date alle Asl le indicazioni per il totale recupero delle prestazioni. Non c’è modo ex lege di autorizzare attività private al di fuori del budget assegnato”. IL RESOCONTO

“Mai come in questa fase delicata a livello sanitario, ma anche socio-economico, è indispensabile unire le forze e concentrare le energie sui bisogni dei cittadini. In tal senso abbiamo discusso, in Aula, una nostra interrogazione a risposta immediata fatta per richiedere al Consiglio regionale di impegnare la Giunta al fine di avviare un processo di vera sinergia tra il settore pubblico e le strutture sanitarie private”. Lo spiega, in una nota, Fabio Capolei, consigliere regionale del Lazio (Energie per l’Italia) e vicepresidente Commissione Sanità, motivando le ragioni dell’interrogazione con il fatto che la pandemia, tra restrizioni, timori e sospensione delle attività sanitarie, “ha allontanato molti pazienti dalle strutture sanitarie, causando un notevole calo di richieste di screening e controlli di prevenzione, e non consentendo ai pazienti afflitti a malattie gravi e croniche di ricevere cure adeguate, per via della sospensione delle attività sanitarie programmate e dei ricoveri non urgenti”.

Per Capolei sarebbe "opportuno che la Regione Lazio favorisca l’esternalizzazione di alcune attività ambulatoriali o poliambulatoriali, in aggiunta a quanto già oggetto di convenzione, per permettere agli operatori privati, che già forniscono un servizio fondamentale, di affiancare il servizio sanitario regionale offrendo pacchetti diagnostici “chiusi” che consentano ai cittadini di accedere in tempi ragionevoli, nelle 12/24 ore dalla richiesta, ad attività di screening, di prevenzione e di diagnosi di patologie non trasmissibili, in primis quelle oncologiche”.

Una proposta tuttavia “non ricevibile”, ha spiegato l’assessore alla Salute, Alessio D’Amato. Questo in quanto “non è una richiesta che rientra nell’ambito della normativa attuale, perché non c’è la possibilità ex lege di consentire a nessuno di poter fare attività al di fuori del budget assegnato. Pertanto, le Aziende sanitarie hanno già, nel corso del 2020 e anche del 2021, effettuati accordi con le strutture accreditate presenti sul proprio territorio per l’erogazione di prestazioni all’interno dei budget assegnati e nel rispetto degli accordi contrattuali stabiliti. Nei primi mesi del 2021, inoltre, oltre a garantire l’attività prevista, si sta proseguendo nel recupero di quanti hanno ancora avuto degli elementi di ritardo nel corso del 2020.”

D’Amato ha comunque rassicurato: “Con l’evoluzione della situazione epidemiologica e anche la massiccia campagna vaccinale, sono già state date da tempo alle Aziende sanitarie le indicazioni per il totale recupero sia di attività di specialistica ambulatoriale che di attività di screening di primo livello”.

Gli strumenti in campo per il recupero di queste prestazioni, ha illustrato l’assessore, vanno dalla “ottimizzazione dei turni del personale, sia medico che del comparto, e l’ottimizzazione di tutti gli spazi, delle tecnologie e delle attrezzature” alla “apertura dei presìdi sanitari sia nelle ore serali che nelle giornate di sabato e domenica”. Poi c’è la possibilità, per le strutture pubbliche, di utilizzare prestazioni aggiuntive sia per i medici specialisti che per il comparto, come da normativa vigente.

Quanto agli screening, l’assessore, riferendosi in particolare allo screening mammografico, allo screening della cervice uterina e allo screening del colon retto, ha voluto evidenziare che “le attività per quanto riguarda le aziende territoriali non si sono mai fermate e sono andate avanti, seppure in un regime di maggior controllo, stante la pandemia.  Ora il quadro pandemico è in forte regressione, pertanto valutiamo che vi saranno nelle prossime settimane anche dei forti recuperi sulle prestazioni che erano state ritardate a causa della pandemia”.

Risposta, quella di D’Amato, che non ha però soddisfatto il vice presidente della Commissione Sanità, convinto che “il servizio sanitario regionale, senza un adeguato supporto dalle strutture private, soprattutto in questa fase post-emergenziale, non riuscirà a dare la necessaria risposta alla forte domanda sanitaria che arriva dai cittadini. Pertanto, riteniamo che non aver accolto la nostra interrogazione rappresenti un grave errore, e una grave occasione persa, per la Regione Lazio e per i cittadini”.

17 Giugno 2021

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