Malattia di Parkinson. Al Gemelli il percorso assistenziale si arricchisce di nuovi trattamenti chirurgici

Malattia di Parkinson. Al Gemelli il percorso assistenziale si arricchisce di nuovi trattamenti chirurgici

Malattia di Parkinson. Al Gemelli il percorso assistenziale si arricchisce di nuovi trattamenti chirurgici
Le nuove tecniche chirurgiche di controllo della patologia saranno al centro del convegno “La malattia di Parkinson al Policlinico Gemelli” che sarà promosso domani, venerdì 22 settembre, nella struttura. Tra le maggiori novità, la frameless, che non fa uso del casco, ma consente di raggiungere la zona desiderata grazie alla neuro-navigazione.

La malattia di Parkinson colpisce oggi più di 200.000 persone in Italia, con circa 8.000 – 12.000 nuovi casi all’anno, che necessitano di un percorso assistenziale multidisciplinare. Il Policlinico Gemelli di Roma offre al paziente un percorso mirato, a 360°, che integra percorsi psicologici, neurologici, geriatrici, riabilitativi e chirurgici, ponendosi come centro di eccellenza nella gestione del paziente parkinsoniano. E che oggi si arricchisce di nuove tecniche chirurgiche.

I trattamenti neurochirurgici a disposizione per la cura di questa grave e invalidante malattia neurologica saranno al centro del convegno “La malattia di Parkinson al Policlinico Gemelli” che avrà luogo domani, venerdì 22 settembre, presso l’Aula Brasca con inizio alle ore 14.00.

“I sintomi di questa malattia – spiega Paolo Maria Rossini, direttore Istituto di Neurologia all’Università Cattolica e Direttore dell’Area Neuroscienze del Policlinico A. Gemelli – riguardano principalmente le capacità di movimento. Le persone con Parkinson hanno infatti movimenti rigidi e lenti, difficoltà a mantenere l’equilibrio, un andamento impacciato e con tremori a riposo. Con il progredire della malattia, si possono aggiungere sintomi di tipo comportamentale e cognitivo, quale la demenza. A oggi le principali terapie per contrastare i sintomi della malattia sono di tipo farmacologico e chirurgico. Il primo approccio terapeutico è quello farmacologico, che consente di controllare i sintomi a breve e medio termine, con limiti di efficacia ed effetti collaterali nel lungo termine”.

La chirurgia è indicata in tutti i casi in cui i farmaci non risultino più efficaci. “In media, nell'Ambulatorio per i Disturbi del Movimento di questo policlinico – illustra Anna Rita Bentivoglio, responsabile UOS Disturbi del Movimento – afferiscono oltre 150 pazienti al mese di cui almeno il 30% può avere un’indicazione chirurgica”.

“Il trattamento chirurgico più efficace – dice Tommaso Tufo, neurochirurgo funzionale del team del professor Alessandro Olivi – consiste nel posizionamento di elettrodi per la stimolazione del cervello e in particolare del nucleo sub-talamico. Questa area si trova nella profondità del cervello e viene, generalmente, raggiunta mediante una particolare tecnica detta “stereotassia” che attraverso un casco e un computer permettono di raggiungere con precisione millimetrica la zona da stimolare, consentendo un miglioramento dei sintomi e una riduzione dei farmaci a volte fino all’80%”.

Oggi è però presente una nuova tecnica chirurgica più innovativa che favorisce il paziente e che viene utilizzata per gli interventi. “Questa tecnica che non fa uso del casco, detta frameless – precisa Beatrice Cioni, responsabile del team di Neurochirurgia Funzionale – consente di raggiungere la zona desiderata grazie alla neuro-navigazione. Questo nuovo sistema all’avanguardia garantisce un maggiore comfort per il paziente. Il casco per la stereotassia è infatti pesante e blocca la testa del paziente, sveglio, per tutta la durata dell’intervento”.

“Un’ulteriore miglioramento – aggiunge Alessandro Olivi, direttore dell’Istituto di Neurochirurgia alla Cattolica e Direttore UOC di Neurochirurgia del Gemelli – è la possibilità di utilizzare delle innovative tecniche di sedazione farmacologica. Gli interventi di stimolazione profonda del cervello vengono eseguiti, di norma, con il paziente sveglio in modo da poter valutare gli effetti della stimolazione nella zona cerebrale corretta. Esistono oggi dei farmaci che consentono di tenere il paziente addormentato durante l’intervento, ma con un rapido recupero dello stato di veglia che permettono di effettuare i controlli necessari senza lunghe attese”.

“Una volta effettuato l’impianto per la stimolazione cerebrale profonda – afferma Carla Piano, neurologa Istituto di Neurologia – è necessaria un’attenta e personalizzata regolazione dei parametri dello stimolatore che deve essere fatta da neurologi che hanno ricevuto una formazione specifica”.

L’intervento chirurgico è solo una parte del percorso assistenziale multidisciplinare per le persone con malattia di Parkinson, che mette a disposizione anche l’intervento di uno psicologo, un geriatra, oltre che un percorso di riabilitazione motoria, ponendosi come un centro di eccellenza in grado di offrire un percorso mirato e a 360° nella gestione della patologia e nella presa in carico del paziente, che potrà essere seguito nella stessa struttura da professionisti in grado di lavorare in sinergia.

21 Settembre 2017

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