“Nelle Marche la violenza di “genere” continua a essere poco denunciata, rimanendo confinata nel sommerso”. Lo afferma la Giunta Regionale, commentando i dati in materia contenuti nel rapporto annuale appena trasmesso all’Assemblea legislativa in vista della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne (25 novembre). I dati si riferiscono al 2014 e sono stati raccolti dall’Osservatorio regionale sulle politiche sociali, in collaborazione con i cinque Centri Antiviolenza (Cav) presenti nelle Marche, uno per ambito provinciale. È il quarto rapporto che viene prodotto a partire dal 2010. “Rappresenta un valido strumento di lettura di questo grave fenomeno sociale, purtroppo presente anche nelle Marche – commenta l’assessore regionale alle Pari Opportunità, Manuela Bora – Va scardinata, progressivamente, una cultura della forza e della sopraffazione, per abbracciare un approccio culturale e sociale che privilegi il rispetto delle differenze”.
Nel corso del 2014 sono state 422 le donne marchigiane che si sono rivolte ai Cav, denunciando 895 violenze o maltrattamenti: in molti casi, quindi, sono state segnalate sopraffazioni multiple. La tipologia di violenza denunciata conferma l’ordine di prevalenza del biennio precedente: violenza psicologica e, a seguire, fisica, economica, stalking e sessuale. La violenza domestica si conferma la più diffusa in assoluto, causata soprattutto dal marito, dal convivente o dall’ex marito. La presenza dei figli aggrava le conseguenze del fenomeno, innescando paura, ansia, calo dell’autostima e gravi conseguenze sul piano personale e sociale.
I dettagli delle rilevazioni mostrano un calo di accessi ai Cav (422 contro i 439 del 2013), con un’attività maggiore segnalata da Ancona (34%) e Pesaro (27%). La vittima della violenza è principalmente una donna di età compresa tra i 34 e i 53 anni, coniugata (47%), italiana (68%), con figli (68%) e diploma di scuola media superiore (26%), occupata stabilmente. L’autore della violenza e dei maltrattamenti è un uomo di età compresa tra i 34 e i 53 anni (35%), italiano (65%), con livello di istruzione medio (scuola media superiore, 18%) e occupazione stabile (41%).
“Percentuali che evidenziano come un’istruzione superiore non rappresenti un elemento culturale di freno e controllo”, spiega la Regione, osservanto come "la relazione con l’autore della violenza (spesso marito, convivente o ex marito), mostra come il contesto abitativo familiare diventi, a volte, sede di prevaricazione, invece che luogo di riferimento e di sostegno”.