Non autosufficienti. Il piano del Piemonte per le dimissioni prottette dei pazienti no Covid

Non autosufficienti. Il piano del Piemonte per le dimissioni prottette dei pazienti no Covid

Non autosufficienti. Il piano del Piemonte per le dimissioni prottette dei pazienti no Covid
I pazienti dimessi a domicilio riceveranno il supporto specialistico del servizio ospedaliero, anche con strumenti di telemedicina, e potranno essere presi temporaneamente in carico presso il loro domicilio dal personale di Rsa autorizzate, per un periodo massimo di 30 giorni, prorogabile per ulteriori 30 giorni. Se necessario, il paziente potrà essere temporaneamente ricoverato in Rsa per 30 giorni, estendibili a 60, per poi tornare a casa. Icardi: “L’obiettivo è ridurre la pressione sugli ospedale, garantendo la continuità assistenziale attraverso la rete delle oltre 700 Rsa regionali”.

Gli anziani ultrasessantacinquenni non autosufficienti piemontesi, o le persone i cui bisogni sanitari e assistenziali siano assimilabili a quelli di un anziano non autosufficiente, potranno essere dimessi dall’ospedale e presi temporaneamente in carico presso il loro domicilio da parte del personale di Rsa autorizzate, oppure direttamente in Rsa, attraverso percorsi di continuità assistenziale a carico della Sanità.


 


Lo ha deciso la Giunta regionale del Piemonte approvando un nuovo Piano per le dimissioni protette che, precisano dalla Giunta, non riguarda pazienti Covid-19, né strutture in cui siano presenti casi o focolai di infezione Covid-19.

“La dimissione dagli ospedali riguarderà tutti quei pazienti ancora bisognosi di assistenza, ma che possono essere gestiti in modo efficace e appropriato anche in sede non ospedaliera, previa apposita valutazione e richiesta del Nucleo ospedaliero di continuità delle cure”, spiega la nota regionale.

Nel caso della dimissione al proprio domicilio, il paziente avrà garantito il necessario supporto specialistico del servizio ospedaliero inviante, anche con strumenti di telemedicina. L’assistenza domiciliare erogata dal personale della Rsa è prevista per un periodo massimo di 30 giorni, prorogabile, in caso di certificate necessità sanitarie, per ulteriori 30 giorni.

Nel caso del trasferimento del paziente dall’ospedale direttamente alla Rsa in regime di assistenza ospedaliera, la presa in carico potrà avvenire in strutture in cui non vi siano ospiti e operatori positivi al Covid-19.

All’atto del trasferimento, l’ospite, effettuati i test necessari, mediante tamponi molecolari risultati negativi effettuati nelle 48 precedenti l’inserimento in Rsa, sarà posto per 14 giorni in isolamento, al termine del quale il suo stato di salute andrà verificato con ulteriore tampone negativo, nel rispetto di tutte le norme, linee guida e buone pratiche relative al Covid-19.

Qualora le sue condizioni sanitarie migliorino, potrà essere attivata, anticipatamente rispetto alla durata prevista, la procedura di ritorno al proprio domicilio, anche attraverso le modalità previste dal percorso di continuità assistenziale domiciliare.

Il ricovero in Rsa potrà avere una durata massima di 30 giorni, estendibili a 60, qualora non vi siano le condizioni oggettive di dimissibilità, ed è finalizzato al rientro a domicilio del paziente.

A partire dal trentunesimo giorno dall’entrata in struttura, salvo certificate condizioni di indimissibilità, sarà applicata la quota di compartecipazione (50% della retta) a carico dell’utente o del servizio sociale secondo le procedure già di fatto attive.

Nel momento in cui la persona è dichiarata dimissibile, qualora permanga in struttura, le sarà addebitata l’intera retta giornaliera.

“L’obiettivo – commenta nella nota l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi – è favorire la riduzione della pressione dei ricoveri in ospedale, garantendo la continuità assistenziale attraverso la rete delle oltre 700 residenze sanitarie assistenziali che sono capillarmente distribuite su tutto il territorio regionale. E’ un altro importante passo verso un modello di assistenza che vede al centro la complementarietà tra ospedale e medicina territoriale, a supporto soprattutto delle persone più fragili”.

12 Aprile 2021

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