Omofobia. “No al test anale”. Medici di Torino contro Tunisi e il reato di omosessualità

Omofobia. “No al test anale”. Medici di Torino contro Tunisi e il reato di omosessualità

Omofobia. “No al test anale”. Medici di Torino contro Tunisi e il reato di omosessualità
Nel capoluogo piemontese si apre oggi il Torino Gay & Lesbian Film Festival, con un focus sulla Tunisia. Per il Presidente dell’Omceo di Torino, Guido Giustetto, è “assurdo e inaccettabile che in molti paesi si puniscano ancora gli atti  omosessuali” e il test anale è una “pratica brutale e contraria al Codice deontologico professionale che tutela la dignità del paziente come principio inviolabile”.

“Assurdo e inaccettabile che in molti paesi si puniscano ancora gli atti  omosessuali. Ma ancora più assurdo è che in un paese come la Tunisia la prova di ‘colpevolezza’ (quando invece la legge prevederebbe la flagranza del reato) sia la pratica del test anale ovvero un’ispezione del retto finalizzata a prelevarne campioni e stabilire l’attività sessuale per intercettare i casi di orientamento omosessuale”. Ad affermarlo, in una nota, è il presidente dell’Ordine dei medici di Torino, Guido Giustetto, che in occasione del Torino Gay & Lesbian Film Festival, che si apre oggi nel capoluogo piemontese, lancia un appello per l’abrogazione di questa pratica in Tunisia.

“Questa pratica medica – spiega Giustetto – dovrebbe avvenire solo in caso di vittime di aggressioni sessuali per provare la violenza e dopo aver ottenuto l’esplicito consenso della persona interessata. I test anali per accertare atti omosessuali sono totalmente infondati dal punto di vista scientifico e di fatto finiscono per violare anche la Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti ratificata proprio dalla Tunisia nel 1988. La Commissione Internazionale di lotta contro la Tortura delle Nazioni Unite ha infatti considerato questa pratica una ‘tortura’ perché viola l’integrità fisica delle persone con lo scopo di verificare la loro verginità o l’eventuale consumazione di rapporti anali, aldilà dei casi di violenza”.

I medici torinesi esprimono dunque “solidarietà ai medici tunisini che in più occasioni si sono pronunciati contro questa pratica brutale e contraria al Codice deontologico professionale che tutela la dignità del paziente come principio inviolabile. Il nostro codice di deontologia agli articoli 51 e 52 ricorda che il medico è tenuto al rigoroso rispetto dei diritti del paziente e in nessun caso collabora, partecipa o presenzia a esecuzioni capitali, ad atti di tortura, violenza o a trattamenti crudeli, disumani o degradanti”.

“Inaccettabile” per l’Ordine dei medici “che questo esame venga eseguito sotto indicazione di un magistrato per presunto reato di omosessualità e venga considerato una prova attendibile pur essendo destituito, come già più volte ribadito dalla comunità medica, di ogni riscontro scientifico con queste finalità.  Nel 2015 per esempio sui noti casi di arresto e tortura di giovani tunisini il Consiglio nazionale dell'Ordine tunisino aveva aperto un'inchiesta per violazione del codice deontologico contro il medico legale che aveva effettuato il test anale considerato ‘un esame medico-legale non consentito e non giustificato, che colpisce la dignità e l'integrità fisica e mentale della persona esaminata. Un attacco palese all'integrità fisica che rientra nel quadro della tortura fisica’”.

“Siamo vicini ai nostri colleghi dell'Ordine dei Medici tunisino nel loro sforzo di far cancellare  l'uso di questo test – conclude Giustetto. Pensiamo che anche  le istituzioni, tanto nazionali quanto internazionali, debbano impegnarsi per la definitiva abrogazione di questa irrazionale e vessatoria procedura”.

06 Maggio 2016

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