“Salviamo la sanità provinciale”: allarme comune da medici, infermieri e Consulta per la salute

“Salviamo la sanità provinciale”: allarme comune da medici, infermieri e Consulta per la salute

“Salviamo la sanità provinciale”: allarme comune da medici, infermieri e Consulta per la salute
Le difficoltà della sanità trentina sono evidenti, per l’Ordine dei medici, l’Ordine delle professioni infermieristiche e la Consulta provinciale per la salute. La presa di posizione è unitaria, arriva con una nota congiunta accompagnata dallo slogan “salviamo la sanità provinciale”. Omceo, Opi e Consulta sollecitano un impegno dei vertici della Provincia per migliorare il “clima nei vari team di lavoro, l’appagamento, la crescita professionale che fra medici ed infermieri manca, la qualità di assistenza”.

Un grido corale che proviene dal presidente dell’Ordine dei medici e degli odontoiatri, Marco Ioppi, dal presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche, Daniel Pedrotti e dalla Consulta provinciale per la salute, Renzo Dori, della provincia di Trento, diretto alla politica trentina ed ai vertici dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari. 

Le motivazioni che hanno spinto in modo unitario i presidenti dei rispettivi ordini dei medici e delle professioni infermieristiche congiuntamente al rappresentante della salute dei cittadini-pazienti trentini è il preoccupante livello di demotivazione raggiunto nel personale sanitario sia per i carichi di lavoro sempre più pesanti, che i professionisti sanitari stanno vivendo, oltre che per i risvolti negativi che potrebbero originarsi nell’erogazione dei servizi ai cittadini e sulla qualità dell’assistenza.

Tre capisaldi, che secondo i massimi rappresentanti della sanità sta mettendo a rischio la sanità e salute trentini a tutti i livelli. 

“Una situazione che deve destare una forte preoccupazione in chiunque – argomentano unitariamente OMCeO, OPI e Consulta provinciale per la salute – e in particolare in coloro che coprono ruoli di responsabilità politica e organizzativa. Riteniamo evidente come prendere coscienza di questa situazione, a tutti i livelli istituzionali, sia il primo passo per poter assumersi quella responsabilità necessaria e dovuta per farsi carico della cura dei professionisti sanitari e degli effetti sul clima nei team e prima ancora sulla qualità dell’assistenza. 

La nota punta il dito agli organi istituzionali e sulla loro mancata coscienza sul problema sanità provinciale trentina, che invece per i tre firmatari della nota risulta essere un “ingrediente indispensabile che rappresenta il senso di responsabilità ma anche un approccio umile, orientato ad accogliere la voce dei cittadini e dei professionisti sanitari per avviare un percorso che dall’attuale circolo vizioso si possa trasformare in circolo virtuoso”.

Mancano insomma tavoli di confronto fra chi ha chiamato “salviamo la sanità trentina” con i rappresentanti delle istituzioni, per discutere di clima lavorativo, appagamento, livello di soddisfazione dei professionisti e prospettive.

Come afferma il presidente Opi Daniel Pedrotti, “chi viene assunto a svolgere l’infermiere o il medico, finisce la sua carriera senza avere, per la maggior parte dei casi, dei riconoscimenti per quello che fa, in un ambiente lavorativo sempre più complesso e che richiede oggi giorno un’alta specializzazione del personale a tutti i livelli. Ciò che viene meno e, che vorremmo che la politica prendesse coscienza, è che nella nostra sanità mancano stimoli e crescita per il personale sanitario e senza farne un fatto del tutto economico”.  

“Riconoscere quindi il valore della partecipazione dei cittadini e del contributo delle professioni sanitarie, che chiede l’attivazione di percorsi di carriera attraverso un autentico approccio meritocratico è per noi – affermano Dori, Ioppi e Pedrotti –   la chiave per aumentare motivazione, fiducia ed entusiasmo e rendere attrattivo il nostro SSp con ricadute positive sulla qualità dell’assistenza ai cittadini”.

Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

19 Ottobre 2022

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