San Camillo. “Caro Giuseppe stavolta non sono con te”. Lettera aperta al presidente dell’Ordine dei medici di Roma

San Camillo. “Caro Giuseppe stavolta non sono con te”. Lettera aperta al presidente dell’Ordine dei medici di Roma

San Camillo. “Caro Giuseppe stavolta non sono con te”. Lettera aperta al presidente dell’Ordine dei medici di Roma
Temo che questa volta la tua fede e le tue convinzioni personali abbiano offuscato la tua consueta libertà di giudizio. Mi sarebbe piuttosto piaciuto vederti mostrare il tuo implacabile piglio da Segretario Regionale CIMO, che ben conosco, contro le discriminazioni pesanti e le emarginazioni cui sono sottoposti i colleghi ginecologi non obiettori 

Caro Giuseppe,
amico fraterno di tante battaglie sindacali condotte insieme e senza sconti per nessuno, vorrei spiegarti il mio punto di vista, ovvero per quale motivo ritengo che in questo caso tu stia sbagliando. Temo però che questa volta la tua fede e le tue convinzioni personali abbiano offuscato la tua consueta libertà di giudizio, orse guidato dalla tua forte passione civile, anche se da quando rivesti l’importante ruolo di Presidente dell’Ordine di Roma, hai svolto così egregiamente il tuo ufficio di nume tutelare della nostra professione.
 
Io credo fermamente nella nostra deontologia civile e professionale che, per gli, orgogliosi servi dello Stato e custodi dei valori fondanti della nostra Società e dello Stato di diritto, consente di garantire i servizi prescritti dallo Stato per la tutela dei diritti alla salute e l’assistenza ai cittadini, senza mai abbandonare l’indipendenza di giudizio.
 
E naturalmente difendo convintamente quei colleghi che, nel caso specifico (Legge 194 sulla interruzione di gravidanza) ritengono di non poter essere costretti ad agire contro la propria etica o la propria  idea di assistenza.
 
Ma una struttura sanitaria pubblica (degna di questo nome) deve (!) essere messa in condizioni di offrire il servizio che la legge prevede.
E’ quindi nel suo pieno diritto/dovere assumere personale che sia disponibile a fornire il servizio di cui la struttura ha bisogno per poter funzionare al  meglio e senza zone d’ombra.
 
Si è svolto di recente nell’A.O. San Camillo un concorso per l’incarico di direttore per la  struttura complessa di Radiologia Interventistica e ai partecipanti è stato chiesto, come è ovvio – pena l’esclusione-, di essere specialisti in radiologia, ma soprattutto di avere esperienza e la necessaria casistica documentata in Radiologia Interventistica.
Come si può intuire anche se non si è addentro alla materia, la specializzazione è la medesima, ma non credo che nessuno possa sostenere che in questo caso siano stati discriminati i non-interventisti!
 
Semplicemente serve una figura professionale con caratteristiche peculiari, e fra coloro che hanno queste caratteristiche è stato scelto il direttore (come  accade in una normale procedura di selezione, si sceglie chi sa/vuole espletare il servizio per il quale è assunto).
 
Ma tu sostieni che ci sia discriminazione per coloro che, per convinzione, siano impediti nella pratica di interruzione della gravidanza.
 
All’Ospedale  San Camillo però non servono ginecologi tout-court, ma ginecologi utili all’applicazione della L. 194; immagini cosa accadrebbe se venissero assunti testimoni di Geova in un servizio trasfusionale? Nessun ginecologo obiettore dunque sarebbe comunque stato utile. L’alternativa sarebbe stata semplicemente il nulla: nessun concorso, nessuna assunzione.
 
Mi piacerebbe però, anche in questa occasione, vederti mostrare il tuo implacabile piglio da Segretario Regionale CIMO, che ben conosco, contro le discriminazioni pesanti e le emarginazioni cui sono sottoposti piuttosto i colleghi ginecologi non obiettori, ai quali non di rado è riservato in esclusiva un lavoro faticoso e meno nobile, stressante proprio a causa del rifiuto di molti colleghi, stanchi di dover supplire continuamente a una pesante e cronica carenza di organico per le IVG.  
 
Colleghi che hanno dovuto, normalmente per senso del dovere civile, aiutare le donne a evitare di rivolgersi a mammane o, peggio, magari a obiettori disposti a qualche strappo di coscienza ben compensato, ma hanno dovuto purtroppo per questo rinunciare alla attività clinica, alla sala chirurgica, alla gioia di far nascere nuove vite!
 
Stefano Canitano
Segretario regionale del Lazio FASSID-SNR

Stefano Canitano

24 Febbraio 2017

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