Sicilia. Smi: “Il 118 regionale è un modello per l’Italia”

Sicilia. Smi: “Il 118 regionale è un modello per l’Italia”

Sicilia. Smi: “Il 118 regionale è un modello per l’Italia”
Un obiettivo raggiunto grazie all’analisi dei fabbisogni, linee guida e un vero e proprio piano industriale che ha consentito anche una riduzione dei costi, il riordino del servizio e l’aumentodelle ambulanze medicalizzate. Il quadro sul sistema dell’emergenza-urgenza in Sicilia è stato tracciato nel corso di un convegno ad hoc organizzato a Taormina dal Sindacato dei Medici Italiani. L’assessore alla sanità Russo ha dettato le coordinate per il futuro del settore.

 
Il 118 della regione Sicilia funziona e può diventare un punto di riferimento per l’intero Paese. Un risultato ottenuto grazie a una nuova metodologia di lavoro che prevede il rispetto delle regole, la trasparenza, la conoscenza, la programmazione e l’innovazione.
È questo il quadro emerso nel corso del convegno “Il 118 in Sicilia: un modello per l’Italia”, organizzato a Taormina dal Sindacato dei Medici Italiani-Smi che ha presentato all’assessore alla Sanità regionale Massimo Russo le sue proposte per ottimizzare il sistema.
“In Sicilia – ha spiegato segretario nazionale Salvo Calì – nel settore dell’emergenza-urgenza, grazie a un confronto a tutto campo e anche all’impegno e alle proposte dello Smi si stanno conseguendo gli obiettivi prefissati: riduzione dei costi e riordino del servizio, garantendo però la centralità dei medici e aumentando le ambulanze medicalizzate e quindi la qualità del servizio per i cittadini. Tutto ciò grazie all’impiego del personale medico al quale è stato garantito un ruolo attivo nella gestione del sistema”. E nella provincia di Messina la nuova organizzazione è già funzionante e si profila come modello di riferimento per il resto d’Italia. Certo occorre qualificare ulteriormente il servizio attraverso la formazione universitaria specialistica e l’utilizzo di personale medico dedicato.
Nel corso del convegno l’assessore Massimo Russo ha delineato le coordinate per il futuro del 118. “Non possiamo dimenticare – ha detto Russo – da dove siamo partiti e che cosa abbiamo ereditato. Con la legge di riforma del sistema sanitario abbiamo delineato anche la fisionomia del nuovo 118. Bisognava riportare a sistema tante componenti frammentate e lo abbiamo fatto con un apposito servizio in assessorato, con l’analisi dei fabbisogni, le linee guida e un vero e proprio piano industriale: insomma, una rivoluzione, anche culturale. Certo, abbiamo ancora molta strada da fare in un’ottica di razionalità e di efficienza. L’obiettivo è quello di realizzare nei prossimi due anni un sistema in cui tutto ruoti attorno alla Seus, a cui fanno capo elicotteri, sedi operative e personale”. Secondo Russo “anche l’aspetto formativo dovrà prima o poi fare capo alla società (che è interamente a capitale pubblico, essendo gestita per il 51% dalla Regione siciliana e per il restante 49% dalle aziende del sistema sanitario) attraverso l’istituzione di master biennali di secondo livello in sinergia con gli atenei siciliani. Entro ottobre, oltretutto, daremo vita in Sicilia a un centro di simulazione che si candida a essere centro di formazione per il Mezzogiorno e il Mediterraneo”.
 
Le proposte dello Smi
Gli aspetti organizzativi – Il modello Messina
Ambulanze medicalizzate

  • ottimizzare la funzionalità della Centrale Operativa, strutturando in modo organico il “118” sotto il punto di vista gestionale e territoriale.
  • impiego del personale medico con ruolo attivo nella gestione del sistema,
  • nuova figura di responsabile della Centrale Operativa
  • presenza di medici dedicati nella funzione di Medico di Centrale.

Gli aspetti organizzativi – L'integrazione e la riorganizzazione delle cure primarie
Ma la sfida è quella di una reale integrazione tra tutte le figure presenti nel territorio (continuità assistenziale, specialistica ambulatoriale, pediatria e medicina di famiglia, e chiaramente urgenza-emergenza), attraverso la riorganizzazione delle cure primarie. Sia in prospettiva di un servizio h24, con un diverso ruolo dell’ospedale, sia per quanto riguarda la gestione dei codici bianchi e verdi (vedi anche grafico di seguito). Quindi:

  • la gestione dell’acuto urgente/ non differibile da parte del Suem (prestazioni non differibili “emergenza vera”) e della CA (prestazioni urgenti);
  • una struttura distrettuale della CA in stretta interazione con il 118 per la gestione territoriale delle prestazioni urgenti;
  • la gestione di tutte le strutture protette (case di riposo, residenze sanitarie assistenziali, ospedali di comunità, hospice) e della cronocità a domicilio attraverso le attività dei medici di AP e CA;
  • efficiente rete medicalizzata di urgenza-emergenza (118) quale filtro sul territorio nonchè strumento irrinunciabile di invio assistito al Ps.

Gli aspetti normativi
In questa otttica non è più possibile concepire un sistema misto convenzionati/dipendenti che comporti disparità di trattamento normativo/previdenziale ed economico per i medici che svolgono identici compiti nella stessa struttura operativa del Ssn.
Va riconosciuta la specificità professionale del medico di Emergenza Urgenza, attraverso:

  • Un unico percorso formativo universitario.
  • Il superamento dei rapporti di lavoro in convenzione e l’inquadramento nei ruoli della dirigenza medica.
  • Il riconoscimento del lavoro notturno e del c.d. “lavoro usurante” sia ai fini previdenziali che di specificità normative contrattuali (ferie, riposi etc.).

07 Giugno 2011

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