Specializzazioni. Piemonte finanzia 10 borse di studio aggiuntive

Specializzazioni. Piemonte finanzia 10 borse di studio aggiuntive

Specializzazioni. Piemonte finanzia 10 borse di studio aggiuntive
Ai aggiungeranno alle 380 borse di studio già destinate dal Miur. Saitta: “Il fabbisogno del Piemonte è decisamente più elevato di quanto è stato effettivamente concesso, quindi abbiamo cercato una strada per far fronte almeno alle esigenze più rilevanti. Ma sarebbe logico che il Miur aumentasse i finanziamenti in base ai reali bisogni”.

Per la prima volta la Regione Piemonte finanzierà le borse di studio degli specializzandi in medicina integrando con una quota supplementare le risorse del Ministero dell’Istruzione. Lo ha comunicato l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta. Alle 380 borse di studio destinate dal ministero al Piemonte con il bando pubblicato nei giorni scorsi se ne aggiungeranno, dunque, 10 in più, il cui costo sarà coperto integralmente dalla Regione per tutta la durata del contratto.

“Il fabbisogno del Piemonte è decisamente più elevato di quanto è stato effettivamente concesso – spiega l’assessore Saitta -, quindi abbiamo cercato una strada per far fronte almeno alle esigenze più rilevanti. Si tratta però di una modalità eccezionale, perché sarebbe logico che il Miur aumentasse i finanziamenti in base ai reali bisogni”.

Le 10 borse di studio supplementari saranno così concentrate sui settori con maggiori carenze: tre in Pediatria, tre in Medicina di Emergenza e urgenza, due in Medicina interna, una in Anestesia, una in Malattie dell’apparato digerente.

“Il problema della mancata corrispondenza tra l’offerta formativa e le esigenze della sanità pubblica comunque resta – aggiunge l’assessore Saitta –. Nelle ultime settimane ho sollevato questo tema in qualità di coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni: servono più medici, senza un’offerta adeguata si mettono a rischio alcuni servizi. L’idea che abbiamo sottoposto al ministero è che gli specializzandi possano essere considerati dipendenti regionali a tempo determinato e quindi possano lavorare all’interno della sanità con un regolare contratto”.

03 Ottobre 2017

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