Stress lavoro correlato. L’impegno del Collegio Ipasvi di Firenze

Stress lavoro correlato. L’impegno del Collegio Ipasvi di Firenze

Stress lavoro correlato. L’impegno del Collegio Ipasvi di Firenze
Tra le iniziative, la firma di un protocollo con l’Ordine degli Psicologi della Toscana per l’apertura di uno sportello di ascolto per gli infermieri in difficoltà. Un’attività che va avanti contestualmente al lavoro del Centro regionale sulle criticità relazionali, nato del 2014 per promuovere la qualità delle relazioni umane nei processi di cura.

“Il Collegio Ipasvi di Firenze è attento ai rischi psicosociali degli infermieri nell’ambiente lavorativo, grazie anche all’attività del Centro regionale sulle criticità relazionali (Crcr)” che, nato come idea nel 2004, oggi si occupa di “sviluppo organizzato e, in particolare, della qualità delle relazioni umane nei processi di cura, attraverso una visione nuova del tema salute, definita come benessere ‘bio-psico-socio-ambientale’ dove l’uomo non è separato dall’ambiente, ma è ambiente”. Ad evidenziare l’impegno del Collegio Ipasvi Firenze e del Centro a sostenere i professionisti nello svolgimento quotidiano della loro professione è lo stesso Collegio Ipasvi in una nota.

“Se il centro sulle criticità relazionali vuol coinvolgere gli operatori per aiutarli a migliorare la performance senza stressare se stessi, il Collegio Ipasvi di Firenze è molto attento e da tempo attivo (già da mesi, per esempio, il Collegio ha sottoscritto un protocollo con l’Ordine degli Psicologi della Toscana per l’apertura di uno sportello di ascolto per i professionisti in difficoltà) per supportare gli iscritti e tutelare gli infermieri nello svolgimento della loro attività”, spiega il Collegio nella nota, che lascia spazio anche agli interventi di Laura Belloni, responsabile del Crcr; Matteo Galanti, psicologo e psicoterapeuta; e lo psicologo Mattia Rotelli, dell’UOC Servizio Prevenzione e Protezione dell’AOU Careggi.

“Il sistema – spiega Laura Belloni – sente la necessità di un cambiamento radicale rispetto alla condizione degli ambienti e dei luoghi di lavoro e delle risorse umane. Un’opportunità importante per ripensare lo stress lavoro correlato, legato ad altre progettualità”. In questo senso, spiega la nota, “il centro regionale guarda al decreto legislativo 81/2008 non come un mero adempimento normativo, ma un’occasione di apprendimento per creare una rete regionale e nazionale che possa portare a condividere obiettivi, strumenti e visioni. Nel 2007, quando il centro è stato a tutti gli effetti strutturato, il lavoro del centro stesso si è concentrato sul tema della relazione tra professionisti, pazienti e manager (per capire, in quest’ultimo caso, quali siano le ricadute sui sottolivelli delle aziende dell’attività amministrativa di programmazione e di controllo)”.

“Attraverso il ‘Progetto persona. La buona cura’ – precisa ancora Belloni – ci occupiamo, per esempio, del ciclo di problematiche delle persone e delle istituzioni nel tentativo di spingere le comunità a creare una pressione sulla curva discendente delle organizzazioni, in modo che, dal loro interno, le organizzazioni possano respirare un cambiamento reale. Oggi anche quelle sanitarie sono troppo burocratizzate con procedure e protocolli e sono stanche, apatiche e conflittuali. Problemi non da poco visto che devono occuparsi di diritto alla salute e possibilità di cura”.

Il centro è partito da questi presupposti per iniziare a lavorare sulla cultura della sicurezza. “Nel 2010 – spiega Matteo Galanti – con il mandato della Regione Toscana il centro ha effettuato una prima valutazione oggettiva sullo stress lavoro correlato, coinvolgendo tutti gli operatori dell’attuale Area Vasta Centro, a cui è stato aggiunto un questionario per rilevare l’aspetto soggettivo e percettivo degli operatori sanitari e delle loro sofferenze nei luoghi di lavoro”.

Tra le problematiche dei professionisti emerse, a livello soggettivo, quelle legate alla valorizzazione del personale e alle relazioni con colleghi e management. “Dal momento che ogni operatore vive all’interno di un contesto specifico nella valutazione, durata due anni, sono state rilevate anche le differenze che esistono all’interno delle singole organizzazioni e le organizzazioni ombra presenti in ogni azienda”, spiega la nota.

“Sono state messe in campo – aggiunge Galanti – azioni di miglioramento, stabilite anche con i direttori delle strutture, attraverso corsi formazioni e consulenze ad hoc. Una formazione mai didattica, ma di lavoro sul gruppo perché è la relazione l’elemento su cui lavorare quando si parla di benessere e salute dell’organizzazione”.

“Se l’indagine lavora sui gruppi di lavoro e sulle criticità nelle relazioni professionali – si evidenzia nella nota -, l’esperienza sul campo racconta che i livelli di sofferenza e stress sono molto diversificati tra i vari professionisti sanitari. Medici, infermieri, oss, manager, amministrativi hanno fattori diversi di sofferenza”.

“Gli infermieri – puntualizza Laura Belloni – si trovano ‘tra l’incudine e il martello’. Sono la categoria professionale più all’avanguardia perché hanno bisogno di riscatto, vogliono sapere e non sono quieti sugli allori. Da un punto di vista politico e tecnico stanno acquistando terreno e sono stati capaci di rinnovarsi e di crescere culturalmente. Un cambiamento che ha un costo in termini di energia spesa, ma che permette una difesa più sana rispetto alle criticità nel lavoro delle organizzazioni”.

Criticità che, secondo la nota diffusa dall’Ipasvi di Firenze, “hanno a che fare con il concetto di ‘organizzazione macchina’, mentre dovrebbe essere privilegiata la dimensione dell’accoglienza e della relazione, l’unica davvero in grado di contrastare lo stress lavoro correlato”.

“Il lavoro del centro – precisa Mattia Rotelli – è quello di rendere più armonica l’organizzazione fisica e strutturata del lavoro nell’interesse dei professionisti e dei pazienti. Per esempio nell’AOU Careggi, che voleva un approccio ‘figlio’ dell’attività del centro stesso, è stato fatto un grosso investimento dedicato alla valutazione dello stress lavoro correlato. L’indagine, strutturata attraverso un questionario di 34 domande, oltre ai fattori indicati dall’organo di vigilanza, approfondisce la percezione dei professionisti attraverso quesiti differenziati in base al ruolo e al dipartimento clinico nel quale gli stessi professionisti operano. Attraverso incontri di gruppo, partiti da pochi giorni, vogliamo arrivare a proporre azioni di miglioramento per un cambiamento che metta al centro il personale dell’azienda”.

“Lo stress lavoro correlato, infatti – conclude la nota -, è un fenomeno strettamente legato al sistema sanitario che chiede un continuo miglioramento delle performance sia individuali che relazionali. Ci sono due modi per raggiungere questi obiettivi: aumentare il carico di lavoro degli operatori, stressandoli, o rendere i professionisti proattivi nella costruzione dell’ambiente di lavoro”.

27 Luglio 2016

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