Toscana. Cancro al colon, per la prevenzione si punta sulla colonscopia virtuale

Toscana. Cancro al colon, per la prevenzione si punta sulla colonscopia virtuale

Toscana. Cancro al colon, per la prevenzione si punta sulla colonscopia virtuale
Per l’assessore Stefania Saccardi questo esame mininvasivo rappresenta “un grande aiuto per rendere più semplice lo screening del colon-retto”. Da uno studio emerge che la capacità di diagnosticare lesioni significative è molto maggiore nella popolazione sottoposta a colonscopia virtuale rispetto alla ricerca del sangue occulto fecale.

"La prevenzione è uno dei punti cardine della nostra politica sanitaria" e la colonscopia virtuale “ci è di grande aiuto per rendere più semplice lo screening del colon-retto, permettendoci, secondo un modello di ‘rete’ su scala regionale, di integrare il test del sangue occulto fecale, la colonscopia tradizionale e la colonscopia virtuale". Ad affermarlo è stata oggi l'assessore al diritto alla salute Stefania Saccardi, intervenendo alla presentazione dei primi risultati dello studio SAVE" (Sperimentazione, studio, sviluppo e collaudo di nuovi metodi di prevenzione Avanzata del cancro al colon-retto mediante colonscopia Virtuale in modalità di tElediagnosi), condotto a Firenze a partire dal 2013 allo scopo di studiare modelli per aumentare l'adesione della popolazione agli screening del colon retto e di trovare test di screening sempre più efficaci.

"L'utilizzo della colonscopia virtuale – ha spiegato Paolo Bechi, prorettore area medico-sanitaria dell'Università di Firenze – introduce innovazione nella prevenzione di una fra le neoplasie maligne più diffuse, grazie a un esame poco invasivo e più sensibile rispetto alla ricerca del sangue occulto fecale. L'Università non può che esprimere compiacimento per questo studio, in attesa di conoscere i risultati definitivi. Soltanto allora si potrà valutare appieno il vantaggio indotto dall'introduzione della colonscopia virtuale nello screening".

Per Gianni Amunni, direttore dell'Ispo, Istituto per lo studio e la prevenzione oncologia, si tratta di "un progetto di ricerca con la collaborazione del privato che apre nuove interessanti prospettive per lo screening".

Il tumore del colon-retto, ricorda una nota della Regione Toscana, è al terzo posto per frequenza tra gli uomini e al secondo tra le donne. Nella maggior parte dei casi il tumore è preceduto dai cosiddetti polipi adenomatosi, che in alcuni casi possono con gli anni trasformarsi in tumore vero e proprio. E' proprio attraverso la diagnosi precoce di piccoli tumori o di polipi adenomatosi che lo screening rivolto alla popolazione è in grado di salvare molte vite. “Oggi in Toscana lo screening mediante il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci è attivo in tutto il territorio regionale. Purtroppo, solo la metà circa della popolazione tra i 50 e 70 anni invitata nel programma di screening aderisce a questo invito effettuando il test di screening”, spiega la nota.

Da questa considerazione è partito lo studio "SAVE", finanziato dalla Regione Toscana mediante fondi europei (POR Creo Fesr 2007-2013), con il contributo dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Lo studio, è stato promosso dall'Università di Firenze con il coordinamento dell'Istituto per lo Studio e la Prevenzione Oncologica (ISPO) e la partecipazione di un'azienda privata, la IM3D spa., che ha fornito la tecnologia necessaria. Allo studio hanno lavorato anche medici dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi e dell'Azienda Sanitaria di Firenze.

Lo studio SAVE  ha coinvolto circa 15.000 cittadini tra i 54 e i 65 anni residenti nella città di Firenze. Di questi, circa 5.000 sono stati invitati ad effettuare una colonografia TC (colonscopia virtuale), mentre a circa 1.000 persone è stata proposta una colonscopia tradizionale e circa 9.000 sono stati invitati al test di screening standard (ricerca del sangue occulto fecale).

“La colonscopia virtuale – spiega la nota della Regione che fa il punto sui risultati preliminari dello studio presentati oggi – è un esame radiologico TAC dell'addome che mediante una tecnologia avanzata consente di visualizzare un'immagine tridimensionale dell'interno del colon-retto, come durante una colonscopia tradizionale. Lo studio ha messo in campo un sistema di telemedicina, in cui le immagini radiologiche sono state acquisite in sedi dislocate sul territorio e poi inviate ad un centro di lettura unico, con radiologi esperti coadiuvati da un sistema computerizzato (CAD, Computer Aided Detection, un sistema di diagnosi automatizzata assistita da algoritmi computerizzati)”.

Dai primi dati emerge che l'adesione allo screening della popolazione è più alta nel gruppo invitato a fare la ricerca del sangue occulto fecale (circa il 50%), in confronto con l'adesione delle persone invitate alla colonscopia virtuale (circa il 28%), mentre molto bassa è risultata la risposta all'invito a fare una colonscopia tradizionale (solo il 15%). “E' però molto importante far notare – spiega la nota regionale – che la capacità di diagnosticare lesioni significative (tumori o polipi adenomatosi) è stata molto maggiore nel gruppo che ha fatto la colonscopia virtuale rispetto a quello che si è sottoposto alla ricerca del sangue occulto fecale”.

Dai risultati di questo studio, secondo la Regione emergono dunque “dati promettenti per l'utilizzo della colonscopia virtuale nello screening del colon retto, da valutare in esperienze future indirizzate alla persone che non aderiscono all'invito tradizionale di screening”. Anche se per avere i risultati definitivi dello studio, spiega la nota, “dovremo aspettare il 2017,  quando le persone invitate al test del sangue occulto fecale saranno state invitate per altre due volte (ogni due anni). A quel tempo saranno anche valutati e confrontati i costi complessivi delle diverse strategie di screening”.   

05 Maggio 2016

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