Tumore ovarico. In Piemonte il futuro della cura è la Genetica

Tumore ovarico. In Piemonte il futuro della cura è la Genetica

Tumore ovarico. In Piemonte il futuro della cura è la Genetica
Circa il 10% delle donne affette da tumore ovarico presenta una caratteristica genetica che le rende maggiormente esposte al rischio di sviluppare la malattia. Della questione si parlerà venerdì prossimo al convegno “TMEO Tumori maligni epiteliali ovaio – Ottimizzazione del trattamento e compatibilità delle risorse” al Centro Congressi del Lingotto di Torino.

È la Genetica la nuova frontiera della cura del tumore all’ovaio. Infatti, “di tutte le donne affette da tumore ovarico circa  il 10% presenta una caratteristica genetica che le rende maggiormente esposte al rischio di sviluppare questa malattia (mutazione dei geni BRCA)”. A renderlo noto è la Città della Salute di Torino, spiegando che “recentemente é emerso che le pazienti con questa caratteristica genetica possono giovarsi di una terapia specifica messa a punto di recente, che è attiva solo contro i tumori insorti in queste pazienti”. In altre parole la genetica permette di identificare quali pazienti possano giovarsi di un farmaco specifico (definito PARP Inibitore) che é attivo in questi casi e non in altri.

A questo scopo, spiega la Città della Salute in una nota, la Rete Oncologica Piemonte e Valle d'Aosta ha messo a punto un protocollo per la gestione di queste pazienti individuando nel laboratorio diretto dalla professoressa Barbara Pasini nell'ambito della Città della Salute di Torino la struttura dove far convergere la pazienti cui proporre la determinazione del test genetico (si stima circa 300 casi per anno). “La delicatezza e la complessità della procedura rendono indispensabile l'individuazione di strutture e personale dedicate”.

Per discutere di queste problematiche specifiche e più in generale dell'ottimizzazione  delle risorse da mettere in campo in ginecologia oncologica e non solo, é stato organizzato il Convegno “TMEO Tumori maligni epiteliali ovaio – Ottimizzazione del trattamento e compatibilità delle risorse” (organizzato dal professor Paolo Zola), venerdì 4 novembre 2016 alle ore 10, presso il Centro Congressi del Lingotto Torino, che coinvolge in prima persona gli Amministratori, le Organizzazioni delle pazienti (ACTO) e gli operatori che devono trattare queste pazienti (ginecologi, oncologi, genetisti, anatomo-patologi, oncologi medici, radiologi, ecc).

Lo scopo é “garantire la miglior cura possibile senza sprecare risorse sia dal punto di vista economico che strutturale. In altri termini definire insieme la migliore strategia che deve avere  come obiettivo sia la durata che la qualità di vita della pazienti, e nel contempo garantire, a tutte le donne che ne hanno necessità, il miglior trattamento possibile. La logica conseguenza di tutto ciò è la strutturazione dei Centri di Riferimento per la Diagnosi e Cura delle Neoplasie Ginecologiche in generale e delle neoplasie ovariche”, spiega la Città della Salute.

Secondo i dati diffusi nella nota, nel 2016 si prevede in Italia un'incidenza di circa 5200 nuovi casi di tumore ovarico, pari al 3% di tutti i tumori femminili. Si stima che il rischio di sviluppare un tumore ovarico nell'intero arco della vita di una donna sia di 1 su 74 con un rischio molto basso nelle donne giovani (1 su 499  fino a 49 anni), mentre aumenta a 1 su 170 delle donne di età pari o superiore a 50 anni. La sopravvivenza a 5 anni é di circa il 38%, lievemente più bassa rispetto a quella del Nord Europa pari al 41%. Il numero di decessi nel 2013 (ultimi dati disponibili) è stato di 3302, pari al 5% dei decessi per tumore nelle donne e si stima che il rischio di morire per tumore ovarico nell'arco della vita di una donna sia di 1 su 139. In Italia ci sono circa 42500 donne vive con pregressa diagnosi di tumore ovarico, pari al 2% del totale delle donne con pregressa diagnosi tumorale.

03 Novembre 2016

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