Tumore polmone. Adamo (Università Messina): “Ogni anno qui 340 nuovi casi”

Tumore polmone. Adamo (Università Messina): “Ogni anno qui 340 nuovi casi”

Tumore polmone. Adamo (Università Messina): “Ogni anno qui 340 nuovi casi”
Nei mesi di emergenza sanitaria nessuna interruzione per le visite, gli interventi chirurgici e i trattamenti. Vincenzo Adamo, Direttore del Dipartimento di Oncoematologia e Ordinario di Oncologia Medica all’Università di Messina: “Nel nostro centro trattiamo 200 malati ogni 12 mesi. Dall’inizio della pandemia c’è stato un incremento dei pazienti che non risiedono nell’area metropolitana. Garantita la continuità di cura grazie a percorsi sicuri sia negli ambulatori del day hospital che nel reparto di degenza ordinaria per ridurre i rischi di contagio”.

Ogni anno, in Sicilia, si registrano più di 3.000 nuovi casi di tumore del polmone (2.100 uomini e 950 donne), circa 340 a Messina (258 uomini e 84 donne). All’Ospedale Papardo, che si trova nell’area nord della città metropolitana, la pandemia non ha fermato la continuità assistenziale dei pazienti colpiti da questa neoplasia. Anzi.
 
“Dall’inizio della pandemia c’è stato un incremento del numero di malati provenienti da centri al di fuori dell’area metropolitana di Messina, probabilmente perché altre strutture hanno interrotto alcune prestazioni a causa del Covid-19 – afferma Vincenzo Adamo, Direttore Oncologia Medica Azienda Ospedaliera Papardo di Messina e Ordinario di Oncologia Medica all’Università di Messina -. Trattiamo ogni anno circa 200 pazienti con tumore del polmone e il 20% proviene da fuori provincia. Durante la pandemia, non abbiamo mai interrotto l’attività dei gruppi oncologici multidisciplinari, incluso quello dedicato al polmone, che si riuniscono settimanalmente. I pazienti in trattamento attivo necessitano di cure indifferibili. Per questo, abbiamo realizzato un percorso virtuoso che consente alle persone colpite da neoplasia di proseguire i programmi diagnostico-terapeutici in piena sicurezza”.

Da marzo, fuori dal Day Hospital oncologico dell’Ospedale Papardo, è stata allestita una tenda dove i pazienti vengono sottoposti al triage, che verifica l’assenza dei sintomi dovuti al Covid (tosse e febbre) prima di accedere agli ambulatori. “Negli ambulatori del nostro day hospital, con regolarità e nel pieno rispetto delle norme previste, sono proseguite le prime visite e tutti i trattamenti di pazienti con malattia localmente avanzata o metastatica – spiega Adamo -. Anche l’attività chirurgica non ha subito interruzioni. Sappiamo infatti che i ritardi nelle cure possono peggiorare la prognosi, con un incremento della mortalità. Per garantire percorsi ancora più sicuri, abbiamo deciso di mantenere nel reparto di degenza un solo posto letto in ogni stanza anziché due. Quindi sono disponibili otto stanze, ognuna con un solo paziente”.

“La radioterapia è una componente decisiva nell’ambito di una cura oncologica di alta qualità: si stima che circa il 50% dei pazienti affetti da neoplasia abbia necessità del trattamento radiante o per l’eradicazione locale di malattia o per migliorare la qualità di vita attraverso il controllo di sintomi – sottolinea Anna Santacaterina, Direttore Radioterapia Azienda Ospedaliera Papardo di Messina -. Il percorso terapeutico del paziente con carcinoma polmonare deve essere sempre coordinato da un gruppo multidisciplinare di esperti composto da oncologo, chirurgo e radioterapista oncologo per valutare, caso per caso, il miglior approccio terapeutico”.

L’85% delle diagnosi di tumore del polmone riguarda la forma non a piccole cellule, la più frequente.
 
“Per ognuno dei quattro stadi del carcinoma polmonare non a piccole cellule è previsto un trattamento specifico, pertanto è fondamentale una corretta stadiazione – afferma Giuseppe Casablanca, Direttore Chirurgia Toracica Azienda Ospedaliera Papardo di Messina -. La chirurgia radicale è un’opzione praticabile solo negli stadi iniziali (I e II). Nello stadio IIIA, l’intervento chirurgico è possibile in alcuni casi, grazie anche alla chemioterapia neoadiuvante che consente di ridurre le dimensioni del tumore prima dell’operazione. Negli stadi IIIB e IIIC, l’intervento chirurgico radicale è raramente perseguibile e il trattamento di scelta nella maggior parte dei pazienti è rappresentato dalla combinazione di radioterapia e chemioterapia”.
 
“Le nuove tecniche di chirurgia mini-invasiva videoassistita – spiega Casablanca –, adesso praticate routinariamente anche al Papardo, consentono interventi di resezione polmonare maggiore attraverso piccole incisioni della parete toracica; tale approccio, pur rispettando i principi di radicalità oncologica e garantendo l’estesa linfadenectomia, ha un impatto sia sotto il profilo del dolore postoperatorio che sul rapido ripristino dei parametri funzionali cardiorespiratori. Ciò conduce alla riduzione sensibile dei tempi di degenza ed all’allargamento dei criteri di operabilità. Inoltre, il reparto di Chirurgia Toracica dispone, oltre che della ecovideobroncoscopia o EBUS, di uno strumento innovativo, il Navigatore Magnetico Polmonare, che permette la Electromagnetic Navigation Bronchoscopy (ENB), la più avanzata tecnologia nel campo diagnostico del cancro periferico del polmone, con cui è possibile effettuare prelievi anche di lesioni di pochi millimetri”.

Un terzo dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule riceve una diagnosi di malattia in stadio III. “Ad oggi – continua Santacaterina -, le tre grandi categorie di terapie per il tumore al polmone localmente avanzato sono la chemioterapia seguita dalla chirurgia, la radioterapia associata alla chemioterapia (il cosiddetto trattamento di radio-chemioterapia concomitante) e la chemioterapia seguita dalla radioterapia, denominato anche trattamento di chemio-radioterapia sequenziale. Il miglior trattamento è stabilito dal gruppo multidisciplinare”.

“Nello stadio III, oggi l’immunoterapia può aumentare la percentuale di pazienti liberi da malattia – conclude Adamo -. I farmaci immuno-oncologici, utilizzati in aggiunta ai trattamenti disponibili come la chemio-radioterapia standard, permettono infatti di raggiungere un importante controllo della malattia. Il percorso terapeutico di questi pazienti prevede numerose visite al centro specializzato, prima per i cicli di chemio-radioterapia poi per l’immunoterapia di mantenimento. Anche durante la pandemia abbiamo garantito la continuità di cura a tutti i malati afferenti al nostro centro. Nei pazienti già sottoposti a chemioterapia e radioterapia, in passato il trattamento si riteneva concluso ed erano possibili solo un monitoraggio e una valutazione ogni 3-4 mesi, per verificare lo stato della malattia ed eventuali sviluppi o recidive. I trattamenti immuno-oncologici di mantenimento, come durvalumab, si inseriscono proprio in questo arco di tempo, riducendo le recidive e aumentando il numero di pazienti in cui la malattia non ricompare o non avanza”. 

26 Novembre 2020

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