Vaccini Covid agli over 80. Smi Toscana: “Progetto inadeguato, impossibile firmare l’accordo”

Vaccini Covid agli over 80. Smi Toscana: “Progetto inadeguato, impossibile firmare l’accordo”

Vaccini Covid agli over 80. Smi Toscana: “Progetto inadeguato, impossibile firmare l’accordo”
Il segretario regionale, Nicola Marini, spiega le ragioni del no dello Smi all’accordo regionale: “Vorremmo contribuire per senso etico e deontologico alla somministrazione dei vaccini, ma Regione Toscana ha costruito un sistema organizzativo di vaccinazione farraginoso e burocratico. E le nostre proposte rimaste inascoltate”.

“In Regione Toscana la campagna vaccinale per gli over 80 è già iniziata. La Regione si è rivolta alle organizzazioni sindacali dei medici di Medicina Generale nella sede istituzionale del Comitato Regionale, per un accordo da condividere sulla base del progetto organizzativo presentato. Il Sindacato Medici Italiani, pur dichiarandosi pronto a contribuire per senso etico e deontologico alla somministrazione dei vaccini, non ha firmato l'accordo a causa dell'inadeguatezza del progetto regionale incapace di centrare l'obbiettivo, nei tempi giusti, di una vaccinazione totale dei 327.000 ultraottantenni toscani”. Così Nicola Marini, Segretario Regionale Toscana del Sindacato Medici Italiani (Smi) in una dichiarazione rende pubblica la contrarietà dello SMI all’accordo della Regione Toscana per la vaccinazione over 80.

“La Regione Toscana – spiega Marini – ha costruito un sistema organizzativo di vaccinazione farraginoso e burocratico che costringerà ognuno dei 2657 medici toscani a vaccinare, in tutto, solo sei anziani over 80 a settimana coi vaccini Pfizer e Moderna e le loro ben note problematiche della catena del freddo.  Significa che la vaccinazione di questi pazienti fragili e ad alto rischio terminerà solo verso la metà luglio: cronaca di un flop annunciato, inquietante anteprima del fallimento della prossima campagna vaccinale di massa, pesanti ritardi che vogliono dire più contagi, più malattie, più morti. Con questi criteri e questi decisori senza peraltro aver fatto un vero e articolato confronto con tutti i rappresentanti di chi lavora sul campo. Il virus ci insegna che solo la competenza e la condivisione delle esperienze ci salveranno. Il virus si batte solo sui tempi rapidi con la mentalità e la tecnica della catena di montaggio”.

Lo Smi spiega quindi di avere presentato una propria proposta, ma di essere rimasto “inascoltato”. La proposta dello Smi prevedeva che le Aziende Sanitarie mettessero a disposizione dei medici di famiglia strutture molto ampie che siano hub vaccinali con personale infermieristico, sociosanitario e amministrativo, come avviene nei punti vaccinali ospedalieri, per un consenso informato professionale, per la registrazione ed il monitoraggio di controllo di eventuali eventi avversi ed il conseguente trattamento medico.

“Lo SMI ha proposto di inserire i MMG in questi centri vaccinali per i propri pazienti utilizzandoli come coordinatori del personale impiegato, superando le incompatibilità normative e le differenti appartenenze contrattuali perché la pandemia è evento eccezionale e richiede misure eccezionali e non storiche barriere”, spiega Marini.

Lo SMI propone inoltre di di utilizzare i medici USCA per le vaccinazioni domiciliari dei pazienti non deambulanti o abitanti in zone disagiate e lontane a bassa densità abitativa che caratterizzano ben un terzo del territorio regionale. “Gli impiegati amministrativi possono essere utilizzati per i contatti telefonici di prenotazione e per gli appuntamenti cadenzati negli ampi spazi di tali strutture che, garantendo distanziamento, assicurano una corretta azione di bio-contenimento del contagio, cosa difficilmente realizzabile, come fu detto per i tamponi ,negli studi medici che sono private abitazioni situate nei condomini”.

Per Marini “solo con i tempi rapidi, l'impegno di tutti, la continuità degli atti vaccinali si batte il virus, si salva l'economia, si torna alla vita!”. Ma “queste proposte dello SMI sono state frettolosamente respinte dalla Regione, che ha fatto scelte diverse di lentezza e di burocrazia. La Regione Toscana vuole partire per prima e rischia di arrivare per ultima! Ansia da prestazione per il timore che Esercito e Protezione civile prendano in mano la situazione con decisione e rapidità su indicazione del nuovo Governo. Il premier Draghi, infatti, nella presentazione del suo Governo ha esattamente affermato questi razionali concetti citando queste due istituzioni nazionali per uscire dalla pandemia in sicurezza ,nel minor tempo possibile”.

"Il Sindacato Medici Italiani – prosegue Marini – ribadisce che questa maxi – emergenza non si affronta né si risolve solo dentro gli uffici dei funzionari regionali con qualche consulente di contorno ma, insieme a loro ,con un confronto ampio con tutte le OO.SS. dei medici di Medicina Generale. Non solo, vista la posta in gioco, anche con le istituzioni locali, a partire dai Comuni, con le entità rappresentative della società civile organizzata e dell'universo del Terzo Settore”. E chiede pertanto alla Regione di "non ricadere nell'errore compiuto con la tentata chiusura delle guardie mediche notturne,di contattare ed ascoltare rapidamente tutte queste realtà nell'interesse di tutta la cittadinanza toscana”.

19 Febbraio 2021

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