Veneto. Ecco il nuovo Piano socio-sanitario. Meno ospedale e più territorio

Veneto. Ecco il nuovo Piano socio-sanitario. Meno ospedale e più territorio

Veneto. Ecco il nuovo Piano socio-sanitario. Meno ospedale e più territorio
Varato da Giunta e Commissione consiliare della Sanità con i voti di Pdl e Lega. Astenuti Pd e Udc. Passati 16 anni dall’ultimo piano, questo durerà fino al 2016. Tra le novità il "super manager" regionale di sanità e sociale e la nuova figura di direttore dei sevizi socio sanitari delle Asl. Il testo.

Meno posti letto per i malati acuti in ospedale e più posti letto 'territoriali', un direttore generale unico per la sanità e il sociale della Regione, un direttore dei servizi socio-sanitari del territorio, e la pubblicazione del bilancio, da parte delle strutture che ricevono fondi pubblici, per la parte che riguarda i finanziamenti pubblici: sono alcune delle novità contenute nel nuovo Piano socio-sanitario 2012-2016 della Regione Veneto, approvato prima dalla Giunta e poi dalla Commissione consiliare della Sanità, dopo circa 8 mesi di discussione con i sì di Pdl e Lega e l'astensione di Pd e Udc, e che dovrà essere votato dall'Aula tra il 12 e 14 giugno.
 
Un piano che, come spiega Leonardo Paldrin, presidente della commissione Sanità regionale, “arriva 16 anni dopo il precedente, in una regione che dispone di 8,6 miliardi di budget per la sanità e può contare su un valore occupazionale di 60mila unità”.
Lo stesso documento evidenzia alcuni dei punti cardine del nuovo piano, come l’introduzione della figura del Direttore generale della sanità e del sociale, nominato dal Consiglio regionale, su proposta del Presidente della Giunta regionale. “L'istituzione di questa figura – aggiunge Paldrin – è l'anticipazione di una novità che coinvolgerà tutta la regione. Si è cambiato infatti lo statuto, eliminando la figura del segretario generale per l'urbanistica, l'ambiente o la sanità, che verrà sostituito appunto dal direttore generale”. Dovrà realizzare gli obiettivi socio-sanitari di programmazione, indirizzo e controllo, individuati dagli organi regionali, e coordinare le strutture e i soggetti del settore socio-sanitario. Non sono stabiliti particolari requisiti nel curriculum di questa figura, che potrà essere affidata anche a esperti e professionisti esterni all'amministrazione regionale, ma durerà in carica per 5 anni. Novità anche sui direttori generali, il cui incarico avrà durata triennale, potrà essere rinnovato una sola volta nella stessa azienda, e per cui è stato posto come limite di età 65 anni. Viene poi introdotta la figura del Direttore dei servizi sociali e della funzione territoriale, che sostituisce il direttore dei servizi sociali, viene nominato dal dg della asl, e ha un incarico triennale rinnovabile non oltre i 70 anni.

Altra novità importante, secondo Paldrin, è “la suddivisione netta tra territorio e ospedale – continua – Saranno ospedalieri infatti solo i servizi che non si possono erogare a livello territoriale. Per quanto riguarda i posti letto ospedalieri, rientriamo già nei parametri stabiliti dal Patto della Salute, perchè siamo sotto i 4 posti letto per 1000 abitanti. Ne abbiamo 0,5 per 1000 abitanti per la riabilitazione e 0,7 per il territorio. L'idea è di ridurre a 3 per 1000 abitanti i posti letto per acuti e aumentare quelli territoriali a 1,5 per 1000 abitanti, tra hospice, ospedali di comunità e strutture intermedie, cui saranno destinati i malati acuti che escono dall'ospedale ma non ancora in condizione di tornare a casa e i malati cronici”. Per compiere questo passaggio verranno introdotte le schede di dotazione territoriale, che conteranno la previsione delle strutture residenziali e semiresidenziali sanitarie e socio–sanitarie da garantire in ogni Ulss, e saranno approvate le schede di dotazione ospedaliera, che definiranno la dotazione strutturale ospedaliera delle Ulss, dell'Istituto oncologico Veneto, delle Aziende Ospedaliere e delle strutture private accreditate, indicando l’ammontare dei posti letto per aree omogenee, le unità operative autonome, specificando la tipologia di struttura (unità complessa e semplice a valenza dipartimentale) e il setting assistenziale (ordinario, diurno, ambulatoriale). Si determinerà così quali ospedali rimarranno per acuti e quali si trasformeranno in strutture polimediche.

Infine la norma sulla “trasparenza”, che introduce l’obbligo per tutte le strutture sanitarie, sociali o socio–sanitarie, persone fisiche o giuridiche del Veneto, indipendentemente dalla forma giuridica e destinatarie di finanziamenti pubblici o di convenzioni con la pubblica amministrazione, l’obbligo di rendere pubblici su internet i propri bilanci annuali, nelle parti inerenti il finanziamento pubblico, nei cinque anni successivi all’erogazione del finanziamento. “Non entriamo nel merito degli aspetti aziendali – conclude Paldrin – e del bilancio intero, che richiederebbe una capacità di valutazione da parte del cittadino non alla portata di tutti. E' un segnale che vogliamo dare, mostrando al cittadino che il servizio di cui beneficia è già pagato con le sue tasse”.
 
Tuttavia l'approvazione del piano rischia di slittare. L'assessore alla Sanità, Luca Coletto, ha annunciato un maxi-emendamento con dei correttivi, recependo, secondo le cronache locali, le indicazioni del sindaco di Verona, Flavio Tosi, contrario alla chiusura o declassamento di due ospedali del veronese. Ma il governatore Luca Zaia ha già ribadito che il piano non si tocca.
 
Adele Lapertosa
 

28 Maggio 2012

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