Veneto “giallo”. Zaia:  “Ripartire significa passare da una fase di responsabilità collettiva con regole imposte dall’alto, a una di responsabilità soggettiva”

Veneto “giallo”. Zaia:  “Ripartire significa passare da una fase di responsabilità collettiva con regole imposte dall’alto, a una di responsabilità soggettiva”

Veneto “giallo”. Zaia:  “Ripartire significa passare da una fase di responsabilità collettiva con regole imposte dall’alto, a una di responsabilità soggettiva”
Il Covid non è scomparso, ricorda Zaia in una lettera aperta ai veneti, citando i numeri sui ricoveri per Covid negli ospedali della Regione. Ripartire significa, quindi, convivere con il virus. Con due soli gli scenari di fronte, secondo Zaia: "Accompagnare la società fino alla totale remissione del contagio, grazie al rispetto di poche semplici regole e alle vaccinazioni che porteranno a una graduale immunizzazione di gregge. O un ritorno nell’abisso dell’epidemia, nella fase buia della reinfezione”. LA LETTERA

“Tutti noi dobbiamo porre attenzione e scrupolo: non sottovalutare il rischio, non abbassare la guardia, stare attenti ai nostri comportamenti. Lo dobbiamo a chi ci sta accanto, a tutti coloro che non possono permettersi il lusso di contagiarsi e ammalarsi, per patologia, per età, per fragilità, condizione sociale, insomma per qualsiasi motivo. Lo dobbiamo a tutta la comunità. Lo dobbiamo a chi sta in ospedale 24 ore al giorno per prendersi cura di noi e delle nostre famiglie, quelle donne e quegli uomini della nostra sanità che anche in queste ore combattono per salvare la vita a tanti”. Questo il richiamo che il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha rivolto nel fine settimana ai suoi cittadini inviata della ripartenza di alcune attività.

“Comincia un percorso – lo speriamo tutti – di graduale ritorno alla normalità”, spiega infatti Zaia. Ma che il virus è ancora fra noi “lo testimoniano 214 ricoverati in terapia intensiva con 1.345 ricoverati positivi nelle aree non critiche dei nostri ospedali”. Il governatore sollecita quindi i veneti a riflettere sul fatto che “il coronavirus  non può essere soltanto un problema di chi è in ospedale. Il coronavirus è un problema che riguarda tutti. Le belle giornate, il clima dolce e la primavera non possono farci dimenticare quanti malati ancora sono nelle stanze degli ospedali”. Da qui la necessità di continuare a rispettare le regole di prevenzione contro il contagio.

Per Zaia “siamo su uno spartiacque”, perché da oggi “si passa da un periodo di responsabilità collettiva con regole imposte dall’alto, a una responsabilità soggettiva, dove ciascuno di noi è chiamato a fare la propria parte con un forte appello alla propria coscienza”. E “a ben guardare, sono soltanto due gli scenari che abbiamo di fronte. Il primo è di accompagnare la società fino alla totale remissione del contagio, grazie al rispetto di poche semplici regole e alle vaccinazioni che porteranno a una graduale immunizzazione di gregge. Il secondo ha i contorni di un ritorno nell’abisso dell’epidemia, nella fase buia della reinfezione".

“Nessuno ha in mano la sfera di cristallo”, osserva il presidente. “Nessuno può dirci con esattezza quale sarà il futuro che attende l’Italia” perché “si tratta di un virus che presenta tanti, troppi aspetti misteriosi che la scienza sta, ancora e affannosamente, studiando. Basti pensare alle varianti, che potrebbero (e sottolineo il condizionale) rappresentare il pericolo nuovo delle prossime settimane”. Da qui la necessità di non appassire la guardia.
 
Infine un appello speciale ai ragazzi: “Chiedo loro di tenere sempre la mascherina correttamente indossata, perché se – a oggi – pare che questo virus non abbia esiti sanitari particolarmente pesanti per la fascia più giovane della popolazione, è pur vero che i ragazzi costituiscono comunque una catena di trasmissione importante nei confronti dei coetanei e conseguentemente dei familiari e degli adulti, con esiti spesso assai pericolosi”.

26 Aprile 2021

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