“Ora basta!”. I medici del Veneto, appartenenti all’intersindacale medica insieme all’Ordine Provinciale Medici Chirurghi e Odontoiatri Vicenza “ben consapevoli della rilevanza del ruolo professionale della categoria e dell’importanza sociale di tale ruolo”, intendono “superare il tradizionale riserbo dei medici e denunciare le più importanti condizioni di degrado del Ssr”.
E quindi tutti insieme (Aaroi- Emac, Anpo-Ascoti-Fials medici, Anaao Assomed, Cimo-Asmd, Cisl medici, Fimmg; Fimp, Fp Cgil Medici, Simet, Smi, Uil-Fpl medici) hanno sviluppato un manifesto di dieci punti per denunciare quello che definiscono “il lento e progressivo degrado in atto delle condizioni del Servizio Sanitario Regionale”, perché “non si possono più sottacere gli errori programmatori, organizzativi e gestionali perpetrati nel Veneto dal mondo politico e governativo e dalle Direzioni delle Aziende Sanitarie, anche se con gradi di responsabilità diversificati”.
Il manifesto ritiene inaccettabile che siano “sacrificate le necessità di cura e salute dei pazienti e le esigenze organizzative e cliniche dei medici con la scusa di ottemperare al vincolo del rigore finanziario e contabile”. Che sia “scaricato in modo occulto sulla popolazione il costo esorbitante di questi strumenti finanziari usati in sanità mediante la privatizzazione di buona parte dei servizi di supporto ed a volte anche clinici”.
Il manifesto poi ritiene inaccettabile che “sia programmata con Legge regionale una rete gerarchizzata di ospedali e servizi sanitari territoriali, dimenticandosi di definire con lo stesso strumento i requisiti minimi strutturali, organizzativi e tecnologici delle strutture di questa rete”. Ancora denunciano le OoSs come in Veneto “si continui a non voler riconoscere nei fatti il ruolo fondamentale dei medici nella governance delle attività sanitarie e delle decisioni professionali”.
Altro punto ritenuto inaccettabile è che “siano attuate al livello aziendale con il solo obiettivo di risparmio economico condizioni di organizzazione del lavoro in palese contrasto con la normativa italiana ed europea”, e allo stesso modo si ritiene inaccettabile che “siano attuate modalità̀ e condizioni di assicurazione non omogenee fra le aziende ed eccessivamente legate ai bilanci ed alla solvibilità̀ finanziaria delle stesse”.
“Che si continui in una politica di attuazione minimale della strategia di risk management e di sottovalutazione del ruolo fondamentale della specifica competenza medica nella attuazione di tale metodologia”, che sia “attuata in buona parte delle aziende sanitarie, con la complicità̀ o il silenzio del mondo politico regionale, una politica spesso autoritaria ed a volte intimidatoria nei riguardi della professione medica che sta creando disaffezione nei riguardi della professione”. Che si “perduri nel Veneto nell’abitudine nazionale di sottrazione dell’insegnamento pratico del saper fare clinico alla governance delle professionalità̀ mediche dipendenti e convenzionate, presenti nella rete ospedaliera e nei servizi sanitari territoriali ed affidamento sistematico di questo alle istituzioni (Università̀) depositarie del sapere teorico”.
E infine l’intersindacale ritiene inaccettabile che “si continui a permettere al livello di Regione che le aziende perdurino nella politica di ricorrere in modo frequente all’’utilizzo di personale medico con rapporto di lavoro precario o addirittura occasionale per compensare le carenze in organico”.