Violenza sulle donne. In Emilia Romagna rafforzata l’accoglienza nei Pronto soccorso

Violenza sulle donne. In Emilia Romagna rafforzata l’accoglienza nei Pronto soccorso

Violenza sulle donne. In Emilia Romagna rafforzata l’accoglienza nei Pronto soccorso
Dalla Regione nuove  raccomandazioni rivolte alle Aziende e ai professionisti dei servizi di emergenza-urgenza. L’obiettivo è creare una modalità di accoglienza omogenea tra le Aziende sanitarie. Lori e Donini: “E’ importante mettere in primo piano la cura e la tutela della donna”. Si sollecita la creazione di spazi dedicati e protetti, e la presenza di un medico legale con competenze specifiche nei PS. Nel 2020 sono state 450 donne che si sono rivolte ai PS della regione per le quali è accertato un evento di maltrattamento o abuso.

Percorsi operativi per l’accoglienza e l’assistenza, spazi protetti e dedicati nei servizi di Pronto soccorso alle donne che hanno subito violenza, presenza di un medico legale con competenze specifiche nei principali PS in determinate fasce orarie. Sono alcune delle Raccomandazioni per l’accoglienza e la presa in carico in Pronto soccorso delle donne che subiscono violenza di genere, approvate dalla Giunta regionale per offrire un’accoglienza e un’assistenza che garantisca protezione, sicurezza e sostegno alle donne che, a seguito della violenza subita, accedono ai servizi dell’emergenza-urgenza.  I Pronto soccorso, ricorda infatti la Regione in una nota, “sono una delle principali porte di accesso attraverso cui le donne chiedono protezione e cura.

Il documento, rivolto alle Asl e ai professionisti dei servizi di emergenza-urgenza coinvolti nell’accoglienza delle donne che subiscono violenza di genere come previsto dalla normativa nazionale (Dpcm 24 novembre 2017), propone un modello organizzativo per le Aziende sanitarie, frutto di un lavoro multiprofessionale con medici, psicologi e operatrici dei centri antiviolenza. L’obiettivo, si spiega nella nota, è “creare una modalità di accoglienza e presa in carico omogenea tra le Aziende sanitarie, con particolare attenzione al racconto della donna, ad eventuali segnali di violenza pregressa, anche non dichiarata, alla presenza di figli e garantire la continuità del percorso dalla dimissione dal Pronto soccorso, in relazione con le strutture territoriali che operano nel contrasto della violenza, nel rispetto dell’autodeterminazione della donna”.

Ulteriore punto di forza del documento è la raccolta dei dati: “L’area sanitaria – evidenzia la nota –  rappresenta infatti un punto nevralgico per il monitoraggio sulla violenza di genere perché consente di intercettare anche le donne con difficoltà a dichiarare la violenza subita e di attivare il percorso di cura dopo la violenza; registrare e codificare gli accessi delle donne al Pronto soccorso per violenza è dunque una procedura fondamentale per poi attivare la rete dei servizi”.

Nel corso del 2020 in Emilia-Romagna le donne che si sono rivolte in Pronto soccorso, con successiva diagnosi di violenza, sono state 450 rispetto ad una media di circa 735 per anno nel biennio 2018-2019 (-37,8%) in parte giustificabile dal lockdown conseguente alla pandemia Covid.

“Per il contrasto alla violenza di genere – sottolineano gli assessori alle Politiche per la Salute, Raffaele Donini, e alle Pari Opportunità, Barbara Lori– occorre, come indicato dall’OMS, un approccio di salute pubblica basato su un impianto multidisciplinare. Il protocollo operativo del percorso che proponiamo alle Aziende non è solo una presa in carico sanitaria, ma tiene conto di tanti fattori che richiedono un intervento complesso e sfaccettato. Questo documento rappresenta dunque un tassello prezioso per migliorare il percorso di assistenza alle donne, già avviato da diversi anni dalla regione, perché agevola tutte le realtà impegnate in prima linea per la loro tutela: è il proseguimento dell’impegno della Regione per migliorare la rete di supporto e accompagnamento della donna che ha subito violenza”.

I PUNTI PRINCIPALI DEL NUOVO MODELLO
Il modello organizzativo proposto alle Aziende sanitarie dalle Raccomandazioni regionali prevede l’applicazione nella rete delle strutture di Pronto soccorso di percorsi operativi per l’accoglienza e l’assistenza delle donne maltrattate; l’identificazione di una o più strutture di Pronto Soccorso di riferimento alle quali trasferire la donna, nei casi più complessi, nei casi di violenza sessuale e nei casi in cui sia necessario attuare la repertazione.

Inoltre, è necessario creare nei servizi di Pronto soccorso, dove ancora non presenti, siano essi di ordine generale e/o ostetrico-ginecologico, spazi protetti e dedicati alle donne che hanno subito violenza. Ciascuna Azienda sanitaria dovrà poi identificare, per ciascun punto della rete dell’emergenza, le figure professionali coinvolte nell’accoglienza in emergenza urgenza e prevederne le modalità di attivazione, in particolare se non presenti i turni di guardia/reperibilità. Le Aziende inoltre dovranno definire le modalità di consulenza specialistica privilegiando, laddove sia possibile, la permanenza della donna presso lo spazio protetto individuato all’interno del Pronto soccorso.

Almeno presso i Pronto soccorso principali, si rende indispensabile la presenza di un medico legale con competenze specifiche, in presenza nella fascia diurna (ore 08.00 – 20.00), mentre, nelle fasce notturne (ore 20.00 – 08.00) deve esserne prevista almeno la chiamata in reperibilità.

Le Aziende sanitarie e ospedaliere dovranno, tra l’altro, impegnarsi ad applicare percorsi e procedure, come illustrato dalle Raccomandazioni, che prevedano e garantiscano, tra l’altro, il raccordo operativo e la comunicazione con tutti gli attori della rete territoriale a supporto delle donne che hanno subito violenza; garantire una regolare e continua attività di formazione e aggiornamento del personale. E ancora assicurare il monitoraggio costante del fenomeno della violenza di genere, attraverso la rilevazione e il controllo degli strumenti in uso (scheda del triage, codice di patologia in dimissione); individuare un referente ospedaliero e/o territoriale del Percorso per le donne che subiscono violenza, che dovrà interfacciarsi con gli altri operatori della rete antiviolenza territoriale e collaborare con loro.

20 Ottobre 2022

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