Ampliamento dello screening per l’HCV: benefici sanitari ed economici

Ampliamento dello screening per l’HCV: benefici sanitari ed economici

Ampliamento dello screening per l’HCV: benefici sanitari ed economici
L’epatite C è ancora una sfida per la sanità pubblica italiana. Estendere lo screening ai nati tra il 1945 e il 1968, oltre alla fascia attuale, permetterebbe di individuare più infezioni sommerse, in particolare tra le popolazioni a rischio. Secondo l’Associazione FdS Il Filo della Salute, questa misura migliorerebbe la prevenzione e ridurrebbe i costi sanitari, evitando complicanze gravi e costose per il sistema.

L’epatite C rappresenta ancora oggi una sfida significativa per la salute pubblica in Italia. Un’intesa Stato-Regioni di fine 2024 ha prorogato fino alla fine del 2025 il programma di screening nazionale per l’eliminazione del virus HCV. Tuttavia, la fascia di popolazione attualmente coinvolta nello screening gratuito (nati tra il 1969 e il 1989) potrebbe non essere sufficiente per individuare tutte le infezioni sommerse. Secondo i dati emersi da un progetto condotto dall’Associazione FdS Il Filo della Salute E.T.S, è necessario ampliare la fascia di screening per includere anche i nati tra il 1945 e il 1968, con particolare attenzione a specifiche popolazioni.

Quali sono le popolazioni a rischio

Dopo la pandemia, i ricercatori hanno condotto uno studio sulla popolazione della provincia di Brescia, per identificare le infezioni da epatite C e B nelle fasce di età non coperte dallo screening nazionale. “Durante la pandemia da Covid-19 gli screening per l’emersione delle nuove infezioni di epatite C sono stati interrotti. I nostri progetti sono nati proprio con l’obiettivo di evitare che gli screening e quindi la cura delle infezioni si interrompessero”, commenta la Dr.ssa Paola Nasta, specialista in medicina delle Infezioni e direttore scientifico di FdS. I ricercatori si sono rivolti alle persone residenti nella provincia di Brescia, in parte nate in quel territorio, in parte migranti stanziali. “Abbiamo prestato particolare attenzione alle popolazioni provenienti dall’est Europa, prevalentemente badanti che supportano i nostri anziani. Sono persone che provengono da Paesi in cui la prevalenza di epatite B e C è molto alta e ai nati tra il 1945 e il 1960”.

Anche le persone nate intorno tra gli anni ‘40 e ‘60, come precisa l’esperta, potevano contrarre l’epatite C e B attraverso le siringhe di vetro che venivano bollite e riutilizzate per più persone, o per l’uso di strumenti appuntiti e taglienti non sterilizzati adeguatamente o attraverso interventi e trasfusioni di emocomponeneti. “Oggi tutto questo non avviene più, ma le persone esposte a questi rischi negli anni passati possono essere infette senza saperlo. Essere consapevoli dell’infezione è fondamentale, anche perché esiste una cura che permette di eradicare l’epatite C, con un’efficacia del 90%. Il trattamento non solo porta a un miglioramento della qualità della vita, ma anche a una riduzione del rischio di tumori e di tutte le patologie che caratterizzano la sindrome collegata all’epatite C, come linfomi, tiroiditi, neuropatie. Patologie anche gravi e molto debilitanti”.

Dati a supporto dell’allargamento dello screening

Il report del Filo della Salute conferma che l’attuale strategia di screening della Regione Lombardia, limitata ai nati tra il 1969 e il 1989, non permette di individuare molte delle persone con infezione cronica. I ricercatori hanno testato in tutto 989 persone e il 3,5% della popolazione di studio (nata tra il 1945 e il 1960) è risultata positiva all’infezione.
Gli autori indicano i tre motivi per cui sarebbe auspicabile ampliare la popolazione da testare:

  1. Le persone nate tra il 1940 e il 1969 sono state le più esposte epidemiologicamente ai virus dell’epatite B e C.
  2. Essendo persone con piu’ di 50 anni possono avere più morbidità e le infezioni lantenti di HCV e HBV, se non curate, contribuiscono ad aumentare enormemente la spesa sanitaria già elevata di questa categoria di soggetti.
  3. La popolazione nata tra il ‘45 e il ‘60 rappresenta nella provincia di Brescia ha un ruolo attivo nell’ambito del tessuto sociale di appartenenza pertanto sarebbe auspicabile mantenerla in salute con progetti di emersione, campagne di prevenzione e sensibilizzazione.

Sostenibilità economica dell’estensione dello screening

Come precisa l’esperta, l’allargamento della fascia di screening può ridurre significativamente i costi sanitari, grazie alla prevenzione di complicanze gravi: “è possibile estendere ai più anziani la possibilità di accedere allo screening per l’epatite C a costi ridotti”, commenta Nasta. “Se gli screening vengono effettuati correttamente, anche attraverso l’aiuto degli enti del terzo settore, come il Filo della Salute, in collaborazione con la Regione e le strutture sanitarie, permettono l’emersione delle nuove infezioni con un costo per la sanità ridottissimo. Ci sono cure a costi non più esorbitanti che possono permetterci di curare tutti coloro che ne hanno bisogno. Precisiamo che la guarigione dall’epatite C permette un risparmio di moltissime risorse economiche: una persona malata, con una cirrosi o un epatocarcinoma o una patologia correlata ad HCV come neuropatie, linfomi, tiroiditi ecc. costa molto di più al Sistema Sanitario rispetto ad una terapia per l’epatite C”.

11 Febbraio 2025

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