Antibioticoresistenza. Nuova circolare del Ministero sul rischio di diffusione degli Enterobatteri resistenti ai carbapenemi

Antibioticoresistenza. Nuova circolare del Ministero sul rischio di diffusione degli Enterobatteri resistenti ai carbapenemi

Antibioticoresistenza. Nuova circolare del Ministero sul rischio di diffusione degli Enterobatteri resistenti ai carbapenemi
Nel documento si ricordano le misure di prevenzione da mettere in atto sia in ambito ospedaliero sia nella catena alimentare. Inoltre, evidenziato come recentemente, la presenza di Enterobacteriaceae, già resistenti ai carbapenemi (CRE) è stata documentata anche nell'ambiente - campioni provenienti da un sito di balneazione in Irlanda, un ecosistema fluviale spagnolo e acque reflue nel Regno Unito -, che costituisce una potenziale fonte di infezione e diffusione ulteriore. LA CIRCOLARE

Nuova circolare del Ministero della Salute, dopo quella di ottobre, conalcuni aggiornamenti sul rischio di diffusione degli Enterobatteri resistenti ai carbapenemi, alla luce del Rapid Risk Assessment (RRA) pubblicato, lo scorso 26 settembre, dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC) di Stoccolma.
 
La sintesi
I fattori di rischio per l'acquisizione di Enterobacteriaceae, già resistenti ai carbapenemi (CRE) in contesti sanitari sono simili a quelli segnalati per l'acquisizione di altri batteri multiresistenti. Questi includono l'ammissione e/o la lunga degenza in un'unità di terapia intensiva (UTI), una malattia grave, l'utilizzo di dispositivi invasivi e una precedente terapia antimicrobica, soprattutto se con carbapenemi.
 
È stato documentato il ruolo come serbatoio e fonte di CRE dell'ambiente ospedaliero, inclusi impianti idraulici per acque reflue mal progettati e lavandini, che richiedono un trattamento speciale dell'acqua o misure di disinfezione per un controllo efficaci. Recenti studi hanno rivelato che serbatoi ambientali ospedalieri hanno permesso la diffusione di plasmidi che conferiscono resistenza ai carbapenemi a diverse specie e ceppi clonali di Enterobacteriaceae. Ciò evidenzia il valore della sorveglianza genomica avanzata per rilevare le epidemie, nonché la necessità di progettare in sicurezza l'ambiente del paziente in ospedale e dei dispositivi medici per evitare contaminazioni e/o consentire un'adeguata pulizia e disinfezione.
 
Mentre i ceppi di K pneumoniae resistenti al carbapenemi attualmente sono più frequenti e hanno maggiori probabilità di causare focolai in ambito assistenziale, quelli di E. coli resistente ai carbapenemi presentano un rischio maggiore di diffusione nella comunità.
 
La trasmissione oro-fecale e attraverso la catena alimentare hanno il potenziale di diffondere questa resistenza in comunità, anche tra la popolazione sana e giovane. Recentemente, la presenza di CRE è stata documentata anche nell'ambiente – campioni provenienti da un sito di balneazione in Irlanda, un ecosistema fluviale spagnolo e acque reflue nel Regno Unito -, che costituisce una potenziale fonte di infezione e diffusione ulteriore. Oltre alla elevata morbosità e mortalità, le infezioni da CRE causano un sovraccarico dei sistemi sanitari per le prolungate ospedalizzazioni, le ulteriori ore di lavoro del personale di assistenza e cura, i ripetuti test diagnostici necessari, gli interventi di controllo da attuare, e quindi il costo complessivo molto maggiorato per paziente. In particolare, nel nuovo RRA, l'ECDC raccomanda:
 
Azioni volte alla riduzione dei rischi per i sistemi sanitari
Sono raccomandati: un numero adeguato di personale di assistenza e cura; addetti al controllo delle infezioni; finanziamenti adeguati per gli ospedali al fine di assicurare lo svolgimento delle corrette misure di controllo delle infezioni. Nella maggior parte dei Paesi europei, la prevalenza dei CRE è bassa. Tuttavia, quando i CRE diventano endemici, gli sforzi per il controllo richiedono investimenti economici maggiori e risultano, comunque, meno efficaci. La Direzione della struttura dovrebbe opportunamente valutare la messa a disposizione di materiale informativo e di supporto amministrativo e organizzativo, tramite l'allocazione di fondi dedicati e adeguati, per il piano di prevenzione e controllo delle infezioni.
 
Azioni ulteriori
Le linee guida OMS per il controllo della diffusione dei CRE raccomandano ulteriori interventi per l'implementazione delle strategie di prevenzione e controllo delle infezioni da CRE:
• aderenza alla corretta igiene delle mani
• sorveglianza delle infezioni
• screening per i portatori di CRE
• attuazione delle precauzioni da contatto
• procedure di isolamento del paziente
• pulizia dell'ambiente del paziente, inclusa la definizione delle priorità
• campionamento ambientale per la sorveglianza
• monitoraggio mediante campioni biologici e ambientali
• audit e feedback.

12 Dicembre 2019

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