Arranca la riabilitazione post ictus. Forti divari tra Regioni, il privato fa la parte del leone

Arranca la riabilitazione post ictus. Forti divari tra Regioni, il privato fa la parte del leone

Arranca la riabilitazione post ictus. Forti divari tra Regioni, il privato fa la parte del leone

Nel 2024 registrate 290.711 dimissioni riabilitative, il 7,6% in meno rispetto al 2014, e 7,66 milioni di giornate di degenza, ancora sotto i livelli pre-Covid. Quasi quattro dimissioni su cinque avvengono nel privato accreditato. Il primo Report nazionale fotografa anche forti squilibri territoriali: dai 1,79 ricoveri per mille abitanti della Toscana agli 8,10 della Valle d’Aosta.

Circa 292mila ricoveri riabilitativi ordinari nel 2024, oltre 7,6 milioni di giornate di degenza e quasi 24mila posti letto dedicati. Numeri che fotografano un settore essenziale del Servizio sanitario nazionale, ma che non ha ancora recuperato pienamente i livelli di attività precedenti alla pandemia. Rispetto al periodo pre-Covid, infatti, le dimissioni risultano ancora inferiori di circa l’8% e le giornate di degenza del 6,5%, nonostante la disponibilità di posti letto sia ormai tornata pressoché ai livelli del 2019.

A questo si aggiungono profonde disuguaglianze territoriali: il tasso di ospedalizzazione riabilitativa varia dagli 8,10 ricoveri ogni mille abitanti della Valle d’Aosta agli 1,79 della Toscana, mentre la disponibilità di posti letto presenta differenze fino a quattro volte tra alcune Regioni.

Un quadro che assume particolare rilevanza per le persone colpite da ictus cerebrale, per le quali la riabilitazione ospedaliera rappresenta una fase decisiva del percorso di cura, con effetti sulle possibilità di recupero dell’autonomia e sulla qualità della vita.

È quanto emerge dal primo Report nazionale sulla riabilitazione ospedaliera in Italia, commissionato dalla Fondazione Gianfranco Salvini, condotto da Luca Giorgio, ricercatore in Organizzazione aziendale dell’Università Europea di Roma, e supportato da A.L.I.Ce. Italia Odv, l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale. Il rapporto, realizzato attraverso l’analisi dei dati ufficiali del Ministero della Salute, delle Schede di dimissione ospedaliera (Sdo), dell’Istat e degli Open Data nazionali, ricostruisce l’evoluzione del settore nel periodo 2013-2024, individuando le principali criticità e le priorità per il futuro.

Un sistema in ripresa, ma ancora sotto i livelli pre-pandemici

Prima dell’emergenza Covid-19, il sistema garantiva oltre 310mila ricoveri riabilitativi ordinari ogni anno, con più di 8 milioni di giornate di degenza. Nel 2020 le dimissioni si sono ridotte di circa il 24% rispetto al 2019, mentre le giornate di degenza sono scese a circa 6,5 milioni.

Dopo il drastico calo registrato nel biennio 2020-2021, l’attività è progressivamente aumentata, senza tuttavia tornare ai volumi precedenti alla pandemia. La degenza media si mantiene intorno ai 26 giorni, a conferma della complessità clinica dei pazienti presi in carico.

Il Report evidenzia inoltre il ruolo prevalente del privato accreditato nell’offerta riabilitativa nazionale, richiamando la necessità di rafforzare la collaborazione tra strutture pubbliche e private nell’ambito di reti assistenziali integrate.

Dalla Valle d’Aosta alla Toscana, forti differenze territoriali

Uno degli aspetti più critici riguarda la distribuzione dell’offerta sul territorio nazionale. Il tasso di ospedalizzazione riabilitativa presenta differenze marcate tra le Regioni, così come la disponibilità di posti letto, l’organizzazione dei servizi e la presenza di strutture specializzate.

Il rapporto segnala inoltre importanti flussi di mobilità sanitaria interregionale. Alcune Regioni attraggono pazienti provenienti da altre aree del Paese, mentre altre continuano a registrare elevati livelli di mobilità passiva, con cittadini che devono spostarsi fuori dal proprio territorio per ricevere le cure. Una situazione che evidenzia come l’accesso ai percorsi riabilitativi continui a dipendere, almeno in parte, dalla Regione di residenza.

Per le persone colpite da ictus, queste differenze possono rappresentare un ulteriore ostacolo alla possibilità di intraprendere tempestivamente un percorso di recupero appropriato e continuativo.

Il Report sottolinea inoltre che la disponibilità di posti letto non coincide necessariamente con la qualità dell’assistenza. Per questo richiama l’importanza dell’organizzazione dell’offerta e della costruzione di percorsi assistenziali integrati, capaci di rispondere ai bisogni dei pazienti.

Dopo la Stroke Unit, la riabilitazione è parte integrante della cura

Negli ultimi trent’anni i progressi della medicina, dalla tempestività dei soccorsi alle Stroke Unit e alle terapie tempo-dipendenti, hanno aumentato le possibilità di sopravvivenza dopo un ictus cerebrale. Ma il superamento della fase acuta non coincide con la conclusione del percorso di cura. Recuperare il movimento, il linguaggio, l’autonomia nelle attività quotidiane e la possibilità di reinserirsi nella vita familiare e lavorativa può richiedere mesi o anni.

La riabilitazione precoce rappresenta quindi una componente essenziale del percorso terapeutico, per favorire il recupero funzionale, ridurre la disabilità e migliorare la qualità della vita. Il suo ruolo non si esaurisce nella fase ospedaliera, ma richiede una presa in carico capace di accompagnare la persona anche dopo la dimissione.

Per A.L.I.Ce. Italia, la priorità è garantire a ogni persona colpita da ictus un percorso riabilitativo appropriato, tempestivo e omogeneo, indipendentemente dal luogo in cui vive. “Da anni raccogliamo le storie delle persone colpite da ictus e dei loro familiari, persone che, una volta superata la fase acuta, si trovano ad affrontare percorsi molto diversi a seconda della Regione in cui vivono. Oggi questo Report dimostra che quelle differenze non sono percezioni, ma una realtà documentata dai dati ufficiali. È una situazione che non possiamo più considerare accettabile. Salvare una vita è fondamentale, ma non basta: occorre offrire a tutti le stesse possibilità di recupero. Per questo la nostra Associazione continuerà a chiedere che la riabilitazione post ictus diventi una vera priorità della programmazione sanitaria nazionale”, afferma Andrea Vianello, presidente di A.L.I.Ce. Italia Odv.

L’82,9% dei pazienti torna a casa, ma il recupero deve continuare

Un altro dato significativo riguarda le dimissioni: l’82,9% dei pazienti ricoverati in riabilitazione ospedaliera torna direttamente al proprio domicilio.

Il ritorno a casa, tuttavia, non significa necessariamente che il percorso di recupero sia terminato. Per le persone colpite da ictus, la riacquisizione delle capacità motorie, cognitive e comunicative può richiedere trattamenti prolungati e un’assistenza adeguata anche dopo la dimissione.

Il Report evidenzia che soltanto una quota limitata di pazienti viene dimessa con l’attivazione contestuale dell’Assistenza domiciliare integrata. Secondo i dati riportati nel comunicato di presentazione, questa modalità riguarda l’1,6% dei pazienti, mentre l’1,7% viene indirizzato verso strutture residenziali territoriali o Rsa, l’1,2% viene trasferito in un altro istituto di riabilitazione e il 3,4% passa a un diverso regime di ricovero o a un’altra attività nello stesso istituto.

Si tratta di percorsi assistenziali differenti, che devono essere definiti sulla base delle condizioni cliniche e dei bisogni della persona, assicurando il raccordo tra ospedale, strutture riabilitative e servizi territoriali.

La continuità delle cure dopo la dimissione, l’integrazione tra ospedale e territorio e il sostegno ai caregiver rappresentano, secondo il Report, alcune delle principali sfide organizzative del sistema.

Reti integrate e continuità assistenziale: le priorità per il futuro

Il rafforzamento della riabilitazione post-ictus non passa soltanto dall’aumento dei posti letto, ma soprattutto dalla capacità di costruire percorsi di cura integrati e appropriati. Il Report individua tra le priorità il potenziamento dei Percorsi diagnostico-terapeutico-assistenziali (Pdta), una maggiore integrazione tra ospedale e territorio, la collaborazione tra pubblico e privato accreditato e lo sviluppo di modelli organizzativi a rete.

Una sfida destinata a diventare ancora più urgente con l’invecchiamento della popolazione. Negli ultimi dieci anni l’età media degli italiani è passata da 44,5 a 46,9 anni, un cambiamento demografico che lascia prevedere una crescita dei bisogni riabilitativi nei prossimi decenni.

Anche il recente aggiornamento delle tariffe nazionali per la riabilitazione, con un incremento stimato di circa 249 milioni di euro, rappresenta un’opportunità per rafforzare il settore, a condizione che le nuove risorse siano accompagnate da una programmazione capace di ridurre le disuguaglianze territoriali.

Per A.L.I.Ce. Italia, l’obiettivo è fare della riabilitazione post-ictus una priorità della programmazione sanitaria nazionale, garantendo a ogni paziente un percorso di cura continuo e di qualità, dalla fase ospedaliera fino al massimo recupero possibile dell’autonomia personale.

Executive Summery

14 Ottobre 2026

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