Belantamab mafodotin: una nuova molecola specifica ed efficace nel trattamento del mieloma multiplo

Belantamab mafodotin: una nuova molecola specifica ed efficace nel trattamento del mieloma multiplo

Belantamab mafodotin: una nuova molecola specifica ed efficace nel trattamento del mieloma multiplo
L’approvazione dell’anticorpo monoclonale belantamab mafodotin in Europa offrirà ai pazienti affetti da mieloma multiplo una ulteriore arma per combattere questa malattia caratterizzata da recidive ricorrenti e, con il tempo, dallo sviluppo di una resistenza ai farmaci attualmente disponibili, come ci spiegano Maria Teresa Petrucci, Dirigente Medico presso l'Ematologia dell'Azienda Policlinico Umberto I di Roma e Vittorio Montefusco, ematologo presso l’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano

Il mieloma multiplo è la seconda neoplasia del sangue per incidenza, dopo il linfoma: solo in Europa, ogni anno, vengono diagnosticati 50.000 nuovi casi. “Si tratta di una patologia ad andamento cronico, caratterizzata da diverse fasi che richiedono trattamenti specifici”, come spiega a Quotidiano Sanità la dottoressa Maria Teresa Petrucci, Dirigente Medico presso l'Ematologia dell'Azienda Policlinico Umberto I di Roma. Le molecole attualmente disponibili per trattare il mieloma multiplo permettono di controllare la malattia, ma ad un certo punto si verificano delle ricadute e man mano che il numero delle ricadute aumenta il tumore diventa sempre più resistente alle molecole usate, quindi occorrono nuove terapie.

All’armamentario di farmaci per combattere il mieloma multiplo, si è aggiunto di recente l’anticorpo monoclonale belantamab mafodotin, il primo trattamento anti-BCMA (antigene di maturazione delle cellule B) approvato nell'Unione Europea come monoterapia nei pazienti adulti che hanno ricevuto almeno quattro terapie precedenti e la cui malattia è refrattaria ad almeno un inibitore del proteasoma, un agente immunomodulatore e un anticorpo monoclonale anti-CD38.

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L'approvazione dell’anticorpo si basa sui dati dello studio DREAMM-2 (DRiving Excellence in Approaches to Multiple Myeloma), inclusi i dati di follow-up a 13 mesi. Il trattamento con belantamab mafodotin in monoterapia, somministrato nella dose di 2,5 mg/kg ogni tre settimane ha portato ad un tasso di risposta globale del 32%. La durata mediana della risposta è stata di 11 mesi e la mediana della sopravvivenza globale è stata di 13,7 mesi. Gli eventi avversi più comunemente riportati sono stati cheratopatia/alterazioni epiteliali simili a microcisti (71%), trombocitopenia (38%), anemia (27%), visione offuscata (25%), nausea (25%), piressia (23%), aumento dell'aspartato aminotransferasi (21%), reazioni correlate all'infusione (21%) e linfopenia (20%).

Il meccanismo d’azione di questo farmaco è diverso rispetto a quello degli anticorpi disponibili: “è una specie di missile intelligente diretto contro il BCMA che funziona stimolando il sistema immunitario e veicolando un potente chemioterapico all’interno delle cellule ammalate”, precisa il dottor Vittorio Montefusco, ematologo presso l’Ospedale San Carlo Borromeo di Milano.

Farmaci innovativi a confronto

Le terapie messe a punto negli ultimi anni per il mieloma multiplo – i coniugati anticorpo-farmaco (come il belantamab mafodotin), gli anticorpi bispecifici o la terapia con cellule Car-T – hanno tutte un aspetto in comune: il loro bersaglio è l’antigene di maturazione delle cellule B.

Le Car-T sono dei linfociti T geneticamente modificati per esprimere sulla loro superficie un recettore che riconosce degli antigeni specifici delle cellule tumorali. La terapia è approvata, per il momento, per altre neoplasie del sangue, ma diversi studi mostrano la sua possibile efficacia anche nel trattamento dei pazienti affetti da mieloma multiplo.
 

Il trattamento con belantamab comunque è “sicuramente meno tossico rispetto alle cellule Car-T”, spiega Montefusco, “ha un’elevata efficacia e può essere somministrato in cicli ripetuti”. Le Car-T uccidono in modo molto efficace le cellule ammalate, ma “questo si traduce in un’attivazione del sistema immunitario massiva che comporta un rischio per il paziente”. Inoltre questi linfociti hanno una vita media piuttosto breve, di alcuni mesi.

Un’altra importante differenza tra le due terapie riguarda l’indicazione: “le Car-T sono indicate per pazienti più giovani, senza problematiche cliniche concomitanti, mentre belantamab può essere amministrati ai pazienti con co-morbidità e di età superiore ai 70 anni”. E questo è un aspetto particolarmente significativo, visto che il mieloma multiplo è una malattia di cui sono affetti sopratutto gli anziani.

“L'approvazione europea di belantamab mafodotin è una buona notizia per i pazienti con mieloma multiplo refrattario il cui cancro continua a progredire e hanno un disperato bisogno di nuove opzioni di trattamento”. ha commentato il dottor Brian G.M. Durie, presidente del consiglio di amministrazione della International Myeloma Foundation, al momento dell’approvazione della terapia.
Il paziente con mieloma multiplo recidivato/refrattario, rappresenta comunque solo il primo step di tutta una serie successiva di indicazioni in cui il farmaco è attualmente in studio.

 

11 Novembre 2020

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